Di chi é il mio corpo? Salute, medicina, benessere, cura tra autodeterminazione, diritti e doveri.

postato il 4 Giu 2018
Di chi é il mio corpo? Salute, medicina, benessere, cura tra autodeterminazione, diritti e doveri.

Vi aspettiamo in tante a questa tre giorni che segna anche la nascita dell’associazione Altra Dimora. Sono contenta che ci siano nuove giovani amiche come Valentina che presenterá il suo Petra Kelly e Anna il suo progetto di accompagnamento all’imprenditoria di donne che hanno subito maltrattamenti e violenze saranno presenti insieme a Rossana Becarelli, reduce dall’esperienza delle liste Síamo.  Sará un momento importante in questa fase per un confronto che parta dal disagio e dai desideri espressi dal nostro corpo e ci liberi dai rumori e dall’aggressivitá che ci rimanda continuamente la sfera politica maschile, invasiva di ogni spazio massmediologico.  Non c’é spazio nella scena pubblica per le nostre esperienze e le nostre idee, per i nostri linguaggi che partono dal corpo e dalle emozioni ma solo per ricette prescrittive, e spesso violente, che uomini di governo, eletti, esperti e professori a vario titolo ci propinano ad ogni ora del giorno. Le giornaliste che guidano i talk show lasciano poco spazio a voci diverse da quelle di donne che portano avanti un pensiero del tutto maschile. Ritrovarci in un luogo accogliente, a convivere per tre giorni con quella generosa ed attenta ospite che é la nostra Monica, a parlare di benessere e autodeterminazione ci dará un pó di respiro per affrontare questa fase difficile di un governo bifronte che si preannuncia come nemico delle donne e dei migranti. I drammatici femminicidi e infanticidi che si susseguono e i recenti fatti di violenza contro migranti le nuove morti in mare, molte donne e bambini, le minacce del neoministro dell’interno e di quello della famiglia non possono passare sotto il nostro silenzio e il confronto spero che si orienti anche verso proposte politiche chiare che dobbiamo trovare i modi di rendere esplicite e diffuse. Vi copio di seguito il mio articolo per il numero di Marea che é appena uscito

Laura Cima per Marea

Inizio a scrivere durante una Pasqua insanguinata in Siria e a Gaza, ripetuti massacri e violenze contro donne, bambini ed anziani, tenuti lí fino all’ultimo a presidiare un territorio diventato teatro di guerra di tutte le potenze che vogliono spartirsi uno stato, la Siria, o in Israele, dove si vogliono difendere confini invalicabili di un altro stato in cui ebrei perseguitati in Europa, si sono rifugiati cacciando gli abitanti, i palestinesi, e ghettizzandoli  a Gaza e in Cisgiordania. Le donne sono in prima fila, le vittime di una guerra che non ha fine, e di una violenza individuale che non conosce limiti. Confini che diventano muri, terre saccheggiate e inaridite da cui scappare con fughe nel deserto, prigionie nei campi libici, nei campi profughi, nei ghetti per richiedenti asilo. E sempre i nostri corpi violati, le nostre speranze cancellate, le nostre acquisizioni minacciate, vite a rischio e benessere dimenticato insieme ai diritti.

E’ un quadro fosco quello che fa da sfondo in questi anni alla nostra storia individuale, alle nostre aspirazioni all’autodeterminazione e ad una società piú giusta. Cosí fosco da non lasciarci prevedere un futuro migliore, sospese tra globalizzazione e protezionismo, tra cambiamenti climatici, riarmo e impoverimento crescente, tra Stati che invadono sempre piú il nostro privato e le nostre scelte e, contemporaneamente non ci garantiscono né servizi decenti e né sicurezza. In particolare rispetto ai femminicidi che continuano a far morire in modi terribili donne giovani e giovanissime, non di rado di fonte a figli piccoli, che anche loro finiscono uccisi o segnati per tutta la vita da questa violenza perpetrata dalle mani del padre, di chi dice di amarli e dovrebbe difenderli. Donne che avevano denunciato i rischi a cui erano sottoposte e chi le minacciava, ma nessuno le ha difese e aiutate, nessuno ha impedito le violenze che hanno subito fino alla morte.

Nel nostro paese poi, la politica a cui spetterebbe il compito di cambiare le cose, continua ad essere tenuta in mani rigorosamente maschili e con vecchie logiche accentratrici anche da chi si presenta come “il nuovo” che cambierà, ma non ci crediamo visto che non ci rappresenta e non c’è nulla delle nostre esperienze e delle nostre speranze in quei poveri contenuti che ripetono ossessivamente onestà o fuori i migranti, che promettono meraviglie rispetto tagli tasse o sussidi universali. I corpi femminili coinvolti esprimono lo stesso vuoto ed è impossibili sentirci rappresentate o credere nel cambiamento. Il movimento Nudm resiste ma il piano elaborato non individua controparti nazionali e/o locali e non apre vertenze concrete ed è anch’esso percorso da parole d’ordine e comportamenti maschili: vale per tutto ricordare l’episodio di invasione violenta da parte del collettivo Ombre rosse della presentazione alla Casa internazionale di Roma del libro di Rachel Moran, ex prostituta che ha descritto la sua precedente vita e le violenze subite a cui si é ribellata (Rachel Moran, Stupro a pagamento, Round Robin Editrice). Anche l’immaginario femminile è difficile da rintracciare in corpi mascherati con passamontagna, se pur rosa, nel video torinese che invitava a manifestare l’8 marzo.

Per questo continuiamo a diffondere il messaggio ecofemminista e non violento lanciato lo scorso anno a Altradimora, portato in giro per l’Italia dalle testimoni e che Valentina Cavanna, giovane avvocata e autrice del libo su Petra Kelly, riprenderá nel prossimo seminario ricordandoci la intensa e breve vita di una donna scomoda, uccisa giovane in un femminicidio o in un assassinio politico da o con quell’ex-generale diventato antimilitarista e verde con cui aveva formato una coppia inossidabile. Una dirigente transnazionale e nonviolenta, eco femminista ante litteram che parlava delle vicende personali che l’avevano segnata nei comizi e nelle relazioni internazionali, con un linguaggio politico nuovo che coinvolgeva direttamente l’esperienza del suo corpo.

Non possiamo rinchiuderci nei nostri nidi che diventano ghetti, nelle nostre solitudini che ci angosciano e segnano il nostro corpo che somatizza delusioni, dolori e violenze. Insieme possiamo riaprire una prospettiva di lotta transgenerazionale che mette al centro il nostro corpo, non piú prostituito al potere maschile, il nostro linguaggio non piú mutuato da quello patriarcale, i nostri soldi non piu usati per fabbricare e commerciare armi di distruzione e di inquinamento del nostro pianeta e delle specie che lo abitano. Noi apparteniamo a quella piú pericolosa. Questo spiega l’infertilitá crescente maschile e femminile e il rifiuto delle donne o la loro impossibilità a diventare madri che metterà sempre piú a rischio la specie umana.

Giá nel 1985 la scrittrice di fantascienza canadese Margareth Atwood con “I racconti dell’ancella”, riproposto da una recente serie televisiva, e la giallista inglese Phillips Dorothy James con “i figli degli uomini” nel 1992, avevano posto il problema di maternità forzate con la violenza in un mondo distopico, dove gli immigrati si spostano illegalmente e muore l’ultimo baby Diego, l’ultima ragazza incinta fugge su una nave tra morti e aggressioni anche da parte di immigrati ribelli (Clive Owen protagonista del film nel 2006). Louise Erdrich le cita entrambe come ispiratrici del suo recente ”La casa futura del dio vivente” pubblicato da Feltrinelli dove si racconta ancora di un’umanitá a rischio di estinzione e volontarie dell’utero sono sottoposti a un biopotere coercitivo che non lascia spazio all’autodeterminazione.

Salute, benessere e cura dei nostri corpi sono possibili solo se viviamo in piena libertá, dal potere e dal pensiero patriarcale, e smettiamo di riprodurli ed essere complici della distruzione che incombe sul nostro futuro. Se ci assumiamo la responsabilità di guidare i processi di cambiamento in atto in tanti luoghi separati dove donne solidali, donne e uomini insieme sotto la loro guida, uomini alleati spendono la loro vita in questa ricerca. La maggioranza di cittadine e cittadini hanno mandato a casa un vecchio ceto incapace e pericoloso ma nessuno sa capire che cosa rappresenta quello emergente senza nessun protagonismo femminista. Propongo che teniamo conto della complessità che ci circonda senza chiuderci in luoghi per rassicurarci, ma per aprirci piuttosto ed aiutarci facendo sistema.

Qui il programma completo del seminario

Pubblicato in: Donne, politica

Commenti:

  • Daniella AMBROSINO 4 giugno 2018

    buon lavoro e fateci sapere se e dove pubblicate gli interventi. Un augurio: non considerare automaticamente portavoci del pensiero maschile le donne che hanno una visione diversa da quella proposta nel convegno. Anche questo aiuta a non chiudersi in un ghetto confortevole, cosa di cui, sono d’accordo con Laura, come donne abbiamo estremamente bisogno.

  • Anna Cabianca 5 giugno 2018

    Cara Laura, grazie davvero.
    Vedo una guerra in atto contro la donna, in cui il corpo, i diritti, gli spazi, gli strumenti e la possibilità di autodeterminarsi del femminile subiscono attacchi quotidiani – alcuni frontali e altri più sottili – che riproducono la guerra del sistema contro tutto ciò che esula dalla visione androcentrica e patriarcale. Il risultato di questo lavoro quotidiano è sotto gli occhi di tutte, tanto che la questione di genere è diventata una questione politica.
    La coalizione del nuovo governo ha sicuramente un approccio oppressivo, securitario e discriminante. Le donne in politica sono quasi scomparse e quelle che ci sono sembrano essere immuni alla questione di genere. Si dicono “troppo avanti” per questioni obsolete come il femminismo, apparendo in realtà ancora pienamente immerse nella quieta accettazione dell’oppressione misogina.
    Nel microcosmo del basso si avverte invece molto malessere e si percepisce del movimento, anche se a tratti confuso e un po’ scomposto. In effetti Piano di Nudm sembra non andare oltre la dichiarazione di intenti. A ciascuna di noi forse il compito di raccogliere le intenzioni e tradurle in azioni organizzate e concrete? E come?…
    La sensazione che mi accompagna è che ci siano voci sparse, ma che manchi un corpo, il corpo delle donne, con una voce e un linguaggio di genere che non siano come dici, prescrittivi e patriarcali. Mi chiedo però quanto il linguaggio che vediamo sia solo frutto del maschile introiettato e quanto invece sia consapevolmente utilizzato dalle donne per arrivare alla coscienza collettiva, altrimenti sorda… Personalmente non sono ancora riuscita a cogliere il significato e forse la matrice di movimenti come Ombre Rosse, ci sono espressioni e percorsi femminili di cui mi sfuggono passaggi e tasselli importanti. Ci sono però sensazioni che mi accompagnano e che nel tempo ho imparato ad ascoltare. Una di queste è la dissonanza emotiva. Vedo il linguaggio maschile anche nella scarsa empatia dei movimenti, nel strutturalismo che li abita e che in parte allontana. Mancano, è vero, i linguaggi del cuore, del com-prendere e del diventare corpo. Il tempo ci chiama forse a ridefinirci come donne, a noi il compito di pensare a un disegno nuovo o forse antico. In questo forse sta l’atto poetico e rivoluzionario. Non so… mi vengono in mente le comunità paleocristiane e matrilienari della Vecchia Europa – pacifiste, inclusive, non violente, dedite all’artigianato e agli scambi commerciali, dove arte, spiritualità e medicina non violenta erano parte integrante della condivisione comunitaria.

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