Torino: Olimpiadi, uso civico di beni comuni e metamorfosi

postato il 20 Set 2018
Torino: Olimpiadi, uso civico di beni comuni e metamorfosi

Giovanni De Luna, ex-compagno di Lotta Continua, firma ieri un bell’articolo su La Stampa in cui racconta le metamorfosi che la mia cittá ha subito dal dopoguerra, cioè da quando io sono nata, dal suo punto di vista sessantottino e maschile, di docente universitario che si chiede melanconicamente dove oggi Torino stia andando. Oggi quando sta sotto i riflettori per la sua esclusione dalla candidatura olimpica.

Sono passati solo due anni dalla sorprendente vittoria di una giovane donna, Chiara Appendino, che accettó coraggiosamente di candidarsi a sindaca mentre stava per partorire una bella bimba, contro una potentissima classe politica che governava da decenni la cittá, alternandosi, con un accordo savoiardo di spartizione di affari, in regione, con una destra “ragionevole”, che nemmeno il leghista Cota, famoso per aver speso i soldi del finanziamento pubblico in “mutande verdi”, era riuscito a rendere piú aggressiva.

I voti li prese tutti e tanti in quelle periferie operaie, ormai senza operai dopo le scelte di Marchionne, ma  stanche del potere del Pd che nulla investiva per renderle piú vivibili e che, come tutti i padroni, si era annidato in centro e sulla collina, in palazzi nobiliari e lussuose ville. Per un anno i riflettori furono puntati su Chiara, che alcune vecchie femministe avevano sostenuto convintamente e votata insieme a me e a tante e tanti giovani, anche quelli che gravitano intorno a centri sociali, occupati come Cavallerizza, che cominció presto a trattare una delibera per l’uso civico dei beni comuni, approvata dopo molte e frequentatissime assemblee di confronto con consiglieri (in prima battuta erano state elette 10 consigliere trentenni come la sindaca) e amministratori.  La giunta era a maggioranza femminile.

Una rapida metamorfosi che pareva avere portato un vento giovane di cambiamento radicale. Quel gruppetto di femministe presentó subito un progetto/laboratorio per fare di Torino, con Barcellona, Madrid e Parigi, un nuovo modello di governo femminile capace di cambiamento sociale ed eco femminista, indispensabile per rispondere alle sfide di povertà nella globalizzazione che la finanza stava portando vanti in tutto il mondo senza pietá, favorendo una nuova destra razzista che, avrebbe appoggiato totalmente i suoi interessi. Lo facemmo, memori dei tempi in cui il movimento aveva occupato il manicomio femminile di via Giulio per farne una casa delle donne, e la clinica S.Anna e i consultori, per rivendicare attenzione alla salute e all’autodeterminazione delle donne, portata avanti anche con piú di mille donne senza licenza media che la ottennero con i corsi di 150 ore gestiti dall’intercategoriale donne.

Anche De Luna purtroppo cancella totalmente il grande protagonismo del movimento delle donne di Torino che, a partire dal sessantotto, come raccontiamo in un libro curato dall’amica Franca Balsamo che sta per essere pubblicato, cambiò il volto della cittá favorendo l’integrazione di immigrate e immigrati che arrivavano dal Sud nei servizi (famoso il consultorio autogestito della Falchera), nella scuola e nella cultura. Torino fu la prima cittá italiana e una delle prime europee a dotarsi di un prestigioso Women Studies, il Cirsde, in cui si alternarono, Luisa Passerini, Chiara Saraceno, Elisabetta Donini, Franca Balsamo e tante altre docenti eco femministe che partecipavano al movimento variegato e combattivo, capace di fare di Torino un laboratorio interessatissimo anche durante gli anni bui della lotta armata, come veniva definita allora da intellettuali extraparlamentari come De Luna.

Fu con la totalitá delle donne di Lotta Continua che le torinesi (insieme a me c’erano Vicky Franzinetti, Daniela Gararavini, Anna Bravo, Daniela Del Boca), insieme agli operai della Fiat che avevamo coinvolto intervenendo davanti alle porte ogni giorno, che a Rimini si vinse quella lotta contro Sofri  ed Erri De Luca, apertasi a Roma durante il corteo di sole donne per la libertà di aborto, la cui autonomia Lotta Continua aveva inutilmente tentato di sottomettere, cercando di impadronirsi della testa del corteo. Sofri tentó, tornando a Torino e intervenendo ai cancelli della Fiat, di mantenere in vita un movimento che troppi compromessi aveva fatto con le frange contigue al terrorismo, finendo per legittimare una violenza che le Br, insieme ai servizi segreti deviati, avevano giocato forse inconsapevoli di distruggere il vento di novità e cambiamento che il ’68 con la fantasia al potere, e gli anni ’70 con l’esplodere del femminismo avevano iniziato a radicare nella società, partendo proprio da Torino.

Certo che analizzare con piú punti di vista, senza dimenticare le radici di una lotta sociale che ha sempre visto Torino in prima fila,  il rischio che stiamo correndo di chiuderci “in tanti compartimenti stagni, ermeticamente chiusi” ci aiuterebbe a superare la frammentazione in cui siamo costrette/i e l’amarezza di questi ultimi giorni, dove una vivace realtà come quella di Cavallerizza, capace di confrontarsi con le altre in Italia, a partire dai 21 centri ottenuti in uso civico a Napoli da Massa Critica, come Bagnoli, asilo Filangeri, ex-Opg (che ora si impegna dando vita a Potere al Popolo, a ricostruire una sinistra che pratica mutualismo e non accetta compromessi), capace di mettere pubblicamente a confronto due politiche neo municipaliste come Torino e Napoli attraverso i due sindaci, rischia di morire.

In questa analisi non si puó tacere quanto male abbia portato con sé, e continui oggi, una sessualità maschile violenta e arrogante, disposta a tutto pur di non cedere dalla complicità che su questo piano unisce tutti e contamina anche luoghi e comportamenti femminili, come abbiamo avuto modo di costatare purtroppo nell’ultima affollatissima assemblea di Cavallerizza, a cui hanno partecipato in massa le femministe torinesi di Nudm e che è stata moderata da due esponenti del Cerchio degli uomini. Non c’erano consiglieri amministratori e sindaca, intellettuali come Giovanni De Luna, altri spezzoni di movimenti come Assemblea 21 e Michelotti, CoNo, Forum dell’acqua e tanti altri.

Peccato, perché è proprio su questa contraddizione che si giocano il razzismo e la violenza crescente e vincente, anche a Cavallerizza dove si deve affossare una leadership femminista che disturba e, con essa l’esperienza interessante che ha rappresentato in quattro anni di occupazione. Il decreto del Ministero degli Interni, i porti chiusi, l’arroganza al potere, si contrastano ormai con chiamate alla solidarietà e alla testimonianza, come quella manifestazione “io sto con le/i migranti”, promossa da ecofemministe davanti alla Prefettura una decina di giorni fa, che ha raccolto una settantina di persone con un rapido tam-tam, per accogliere chi arrivava in Piemonte attraverso la Diocesi e denunciare le violenze ripetute subite dalle donne, tutte stuprate ripetutamente, e dai bambini morti neonati in Libia.

C’è urgenza di reagire. Anche l’opposizione a Torino olimpica, che ha prodotto una spaccatura nella maggioranza, é iniziata con la testimonianza in Consiglio di tre o quattro, coscienti che il debito accumulato non poteva crescere oltre perché giá cosí, aveva impedito in due bilanci partecipazione e spesa sociale indispensabili al cambiamento. Speriamo che a partire dal No di Torino si apra anche una contraddizione evidente in questo governo. Succederá se le donne saranno in prima fila contro Pillon e Fontana, contro gli interessi dei cosiddetti poter forti incapaci di governare, come Fiat e Juve, a cui la sindaca si è affidata e che l’hanno lasciata a rispondere da sola al dramma di piazza S.Carlo dove una donna è morta, un’altra è oggi tetraplegica e piú di millecinquecento tifosi portano ancora ferite e spavento.

vedi anche il mio post di ottobre scorso porte-e-finestre-chiuse-torino

 

Pubblicato in: Diritti umani, Donne, politica, sport

Commenti:

  • Anna Cabianca 20 settembre 2018

    Sarebbe comunque importante – soprattutto in questo momento politico – organizzare ugualmente quel “progetto/laboratorio femminista per fare di Torino, con Barcellona, Madrid e Parigi, un nuovo modello di governo femminile capace di cambiamento sociale ed eco femminista, indispensabile per rispondere alle sfide di povertà nella globalizzazione” presentato in occasione dell’elezione di Chiara Appendino.

  • Anna Cabianca 20 settembre 2018

    Noi del Progetto Athena ci potremmo proporre eventualmente come partner insieme a donnaresiliente.it e a chi volesse esserci. Questa potrebbe essere una buona pratica da attuare dopo i fatti della Cavallerizza che, riportata al macro, potrebbe essere una risposta valida anche per le politiche oscurantiste di questo governo sul corpo e sui diritti della donna.

Commenta

Lascia un commento