25 anni dopo Pechino qual’è la vita delle donne?

postato il 6 Set 2020
25 anni dopo Pechino qual’è la vita delle donne?

Stamani appena sveglia, dopo aver letto la posta, ho scorso velocemente le notifiche fb e  su un gruppo femminista ho trovato una domanda posta da una giovane donna alle altre che suonava pressapoco cosi: quando esco in auto con un ragazzo nuovo avverto qualcuno perche non mi sento sicura, lo fate anche voi? Avevo anche letto di Luana, 31 anni, accoltellata e buttata in una vasca tra Salerno e Napoli da un 34enne con 7 figli da donne diverse, alcuni dei quali lasciati in comunità, reo confesso. Il 3 settembre invece è riportata ovunque la testimonianza della diciassettenne indotta a rapporti sessuali a Bologna in cambio di coca, in festini con altre minorenni in casa di un industriale, reclutata da un allenatore di pallavolo, giá candidato della lega, ora in carcere grazie alla denuncia di sua madre che ha scoperto sul suo cellulare le foto. Ogni giorno il suo orrore che giustifica la preoccupazione di avvertire per sicurezza quando si esce con un ragazzo nuovo. Penso a quando ero ragazza e alla scoperta del mondo e dei rapporti senza paure, alla coscienza raggiunta qualche anno dopo nei mitici anni settanta e mi chiedo come sia possibile che siamo precipitate in questo baratro nonostante tutte le nostre lotte.

Proprio l’altroieri La Repubblica aveva dedicato alcune pagine della rubrica Cultura ai 25 anni da Pechino, quando nel forum parallelo alla conferenza Onu dei governi sulle donne, a Huairou si incontrarono con le ong piú di 40mila donne da tutto il mondo.

Il docufilm di Aidos, realizzato da Tilde Capomazza, e il discorso di HIllary Clinton (qui il passaggio clou con sottotitoli in italiano) sono assolutamente da vedere perché la forza di quell’incontro vi emerge con tutta evidenza e commozione e nostalgia inevitabilmente sommergono.  Daniela Colombo, promotrice di un recente webinar e di un documento nell’anniversario di Pechino, ricorda nel suo contributo che l’inizio di questa forza si radica proprio negli anni ’70, quelli del nuovo femminismo che esplode in tutto il mondo e costringe l’Onu alla conferenza di Cittá del Messico su eguaglianza, sviluppo e pace. Lo sviluppo è richiesto allora da quelli che sono definiti paesi del Terzo Mondo e che ora ci ha portai a un punto di non ritorno per la depredazione intollerabile causa di una crisi irreversibile e per la violenza e l’impoverimento crescente di tutte le nostre sorelle in ogni angolo del mondo. Ma stragi di stato e anni di piombo ci ricacciarono nel silenzio fino a quel decennio d’oro del femminismo internazionale iniziato nel 1992 con Rio de Janeiro su ambiente e ancora sviluppo, nel 94 al Cairo con l’approvazione del piano di azione su salute sessuale e riproduttiva e poi, l’anno dopo l’esplosione della sorellanza e dell’elaborazione a Pechino che Linda Laura Sabbadini ricorda con le parole della segretaria generale della Conferenza Gertrude Monzella: “una rivoluzione è iniziata, non si torna piú indietro”. Le opportunità sono oggi il recovery fund e il Mes come sostiene Daniela ed é vero, come dice Linda Laura che abbiamo fatto tropi pochi passi avanti in 25 anni?

Sicuramente l’Italia è il fanalino di coda e le donne continuano a fornire lavoro di cura non retribuito sopperendo all’inesistenza dei servizi, mentre proprio a Pechino Antonella Picchio aveva ottenuto l’impegno dei governi a contabilizzarlo nel PILper rendere evidente il suo valore economico. “Le donne sono stanche delle parole, del paternalismo dilagante che copre la miopia, l’incapacitá  e la non volontá di sciogliere nodi cruciali”come denuncia Linda Laura e documenta. Io vorrei che insieme definissimo meglio i nodi cruciali e se ha senso oggi, continuare a usare alcune parole come sviluppo e non avanzare proposte molto concrete della conversione ecologica di economia, cultura,societá e politica Questa politica maschile sbrindellata e arrogante, insopportabile nella situazione complessa e difficile in cui noi siamo le piu penalizzate e inascoltate. Accettare come inevitabile la violenza quotidiana e le discriminazioni sempre piú pesanti, votare uomini e non candidare le donne che vorremmo accettando riforme, leggi elettorali e sistema politico sempre piú estranei al nostro desiderio di guidare processi di cambiamento radicali che la situazione odierna necessita urgentemente. Altri 25 anni sono improponibili per vedere realizzate le nostre aspirazioni che potrebbero salvare noi, il genere definito umano e le altre speci.

Non c’e piú tempo e non abbiamo piú spazio da lasciare a tutti i dittatori e i loro seguaci che hanno impedito di applicare la convenzione di Istanbul perché avviare oggi un negoziato sui diritti delle donne è piú difficile di quanto lo fosse dopo la guerra fredda” dice Anna Marie Goetz che a Pechino ha iniziato la sua carriera di esperta riconosciuta a livello mondiale “C’è u numero crescente di regimi autoritari che promuovono la misoginia e il patriarcato e combattono contro l’eguaglianza..” C’e l’irreversibilitá della crisi climatica e l’inarrestabilità della pandemia e il rischio che altri patogeni si diffondano con lo scioglimento del permafrost, C’è la povertà crescente, soprattutto di noi donne, nel nostro paese e in tutto il mondo.

Facciamo l’elenco delle poche conquiste ottenute e dei passi indietro che abbiamo fatto noi con le nostre speranze. E quelli della nostra comunità. Tanto per ripartire con la concretezza e la responsabilità indispensabili.

Pubblicato in: Ambiente, Diritti umani, Donne, politica, salute,
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