8 marzo 2018- Città metropolitana di Torino – Laura Cima – Donne e potere. Le radici della libertà

postato il 9 Mar 2018
8 marzo 2018- Città metropolitana di Torino – Laura Cima – Donne e potere. Le radici della libertà

Vorrei condividere la mia relazione introduttiva all’interessante dibattito che si è svolto ieri in quella che considero un po’ la mia ultima casa istituzionale: l’area metropolitana torinese dove ho svolto il ruolo di consigliera di parità appena istituito e per dieci anni l’ufficio della provincia è stato un luogo importante di vertenze, nodo di reti, elaborazione e libertà femminile. Quella stessa che affonda le sue radici nel 68 e anche prima (suffragette, anonima cisalpina, risorgimento, madri costituenti, i valori la prima parte della costituzione). Nel mio libro “Il complesso di Penelope – Donne e potere in Italia”, scritto per le giovani, ribadivo la necessità di ricominciare a tessere la tela dopo gli strappi continuamente portati nelle nostre vite e nella nostre storie da quel potere. Le nostre singole vite, ogni nostra esperienza di liberazione, sono la rete che tessiamo insieme e di cui non siamo abbastanza coscienti e orgogliose. Un po’ della cura che portiamo nel mondo usiamola per noi, per la nostra storia, la nostra politica, la nostra organizzazione.

In una fase di transizione come questa dobbiamo essere capaci di rispondere alla domanda “come sono cambiate le politiche di pari opportunità e di genere”tanto più dopo una tornata elettorale che ha visto il protagonismo maschile giocare a braccio di ferro nelle piazze e nelle istituzioni. Le donne decidono il voto in modo invisibile, commentava un autorevole quotidiano inglese. “ E’ disperante l’assenza totale delle donne da queste elezioni dov’è il loro corpo pensante” si è chiesta Edda Billy, femminista storica: programmi, collegi uninominali, elette: dobbiamo chiedere dati disaggregati Istat  per capire i flussi e i posizionamenti femminili, l’uso strumentale nelle pluricandidature del proporzionale che ha favorito candidati maschi e penalizzato donne che infatte hanno diminuito la percentuale di elette.

Nello stesso giorno delle nostre elezioni a Hollywood il discorso di Frances McDormand, proponeva il #metoo verso progetti di inclusione. Feminist iniziative è un partito che si sta diffondendo nei paesi scandinavi, ai primi posti nel gender gap, che ha ottenuto recentemente le 6 ore lavorative a parità salario per favorire la condivisione del lavoro di cura non pagato  e ha rafforzato il welfare. Oggi si parla di terza repubblica e noi ci stiamo giocando visibilità e capacità di guidare i processi di cambiamento a questo livello della politica: dobbiamo esserne coscienti, non possiamo perdere il treno. Troviamo il modo di tenere insieme tutte iniziative e pensieri e idee che hanno contrastato la violenza dell’ordinamento patriarcale. Oggi è un bel giorno, il tema di stamane “50 anni dopo il ’68” ci aiuta, il livello metropolitano è un livello territoriale fondamentale per misurare  cambiamenti e organizzare neomunicipalismo. Tanto più quando è stato lasciato un vuoto legislativo e organizzativo dal livello centrale,  pagato con il disagio di tante donne che qui lavorano:Barcellona e Madrid sperimentano una piattaforma decisionale per governare) in collegamento con Torino: speriamo possa rimediare. Oggi  si intrecciano globalizzazione  e protezionismo. Guerra fredda e rischio nucleare, tragedia delle migrazioni, svuotamento ed egoismo degli stati nazionali e spesso la democrazia è in crisi: rischiamo violenze e peggioramento condizioni di vita e lavoro. Ci dice l’Istat che l’occupazione femminile con il 49,3%(gli uomini al 66,8: ci segue solo la Grecia), qualcuna avrà i dati metropolitani verifichiamo: il lavoro è il primo step verso la libertà.

Non ho più ruoli istituzionali e mi sento libera di ripercorrere il 68 ricercando le mie radici, rintracciando il filo del mio impegno politico e istituzionale sempre giocato collettivamente con le donne. Come ho imparato dai gruppi di presa di coscienza non teorizzo né storicizzo ma parto da me (vedi mia testimonianza a Il manifesto per il  68 donne). Sarò alla prima fiera femminista alla casa di Roma minacciata di sfratto a presentare l’ultimo che ho curato e che rappresenta un’esperienza di governo delle donne  (Gioconda Belli” la città delle donne”, F. Marcomin, L.Cima “L’ecofemminismo in Italia”), il primo gruppo con un direttivo di sole donne alla Camera, dopo Cernobyl,( uscita dal nucleare e cambiamenti climatici) alla fine del secolo scorso come top del mio percorso politico iniziato nel ‘68. Da allora in Italia non ne ho più visti. Il mio sogno è che tutte rintracciamo il filo delle nostre esperienze, ne scriviamo e a discutiamo insieme alle giovani perché i tempi sono maturi, ognuna è dirigente in questo processo di cambiamento. Altrimenti ci troveremo sempre più in basso nella classifica gender gap(- 30 p.) finché lasceremo la scena pubblica agli uomini e la gestione dei nostri soldi nelle loro mani. No taxation witout representation, riprendiamo lo slogan femminista e anticoloniale (Boston 16/12/ 1773). Simbolicamente non possiamo permettere a quel potere distorto di rafforzarsi, continuare ad ucciderci per rifare ordine. Latina non è che la più grave tragedia recente ma il comportamento ossessivo del potere patriarcale che contrasta la nostra liberazione è sempre stato il cancellarci dalla storia e dalla scena politica.  Di conseguenza dalla faccia della terra quando lo minacciamo.

Il mondo del potere patriarcale era ed è fatto di regole e leggi formali, abbondantemente riformate dalle nostre lotte (anche se ci vollero decenni per attuare la nostra costituzione con leggi che  rispondessero all’art.3, 29/31/37/48/51) Dal 48 al 58 ci sono voluti dieci anni per eliminare le case di tolleranza,solo nel 61 l’ingresso donne in magistratura,  68/69 adulterio femminile con prigione diventa incostituzionale, 75 diritto di famiglia, 81 fine matrimonio riparatore  e delitto d’onore, 96 violenza sessualediventa delitto contro la persona e non la morale.  Come ciascuna di noi ha sperimentato, questo potere è fatto anche e soprattutto di regole non scritte che contano molto e sono ben conosciute e tramandate dagli uomini e a cui le donne a volte si sono adeguate per convenienza ma molto spesso sono state obbligate ad adeguarsi (pensate il diritto di famiglia della sharia, le mutilazioni genitali, le vedove bruciate vive sulle pire, le spose bambine, gli stupri di guerra, la tratta e tutti gli orrori che per conservare il loro potere gli uomini si sono inventati nei secoli).Finché una nostra sorella subirà atrocità non saremo libere.Il potere patriarcale si mantiene con la violenza delle guerre e degli stupri  Congo coltan 50mila donne stuprate e dei femminicidi. La capacità individuale e collettiva di resistenza delle donne si è trasformata in un processo di liberazione e autodeterminazione grazie alla  sorellanza, che va oltre la solidarietà, che ha messo in crisi questo potere soprattutto sul piano sessuale. #metoo  e wetoogheter ripreso dal movimento Nudm, che oggi sciopera in molti paesi del mondo contro la violenza e in Italia si è dotata di un piano, sono un salto evidente nelle relazioni di potere imposte con ricatti anche nei posti di lavoro. Molestie e stupri sono più difficili.

Io dovrei individuare i nodi politici di una cronologia di 50 anni che segna questo processo. Quel ’68 antiautoritario, di cui commemoriamo il cinquantesimo anniversario, è stato l’esplodere di un sogno che mirava alla liberazione da quell’ordinamento rigido, gerarchico e ormai anacronistico a vent’anni dalla costituzione repubblicana a cui le donne parteciparono da protagoniste mettendo al centro il corpo, e quindi la sessualità e la maternità, voluta o non, le relazioni, la vita quotidiana di ognuna: l’autocoscienza nei piccoli gruppi sviluppò solidarietà e sorellanza, protagonismo collettivo e gioia ( i girotondi). Film e musiche( Joan Baez, Patti Pravo tu mi fai girar.)  . il ’68 (liberazione repressione) ha rappresentato una svolta di cui noi donne non abbiamo ancora misurato tutte le potenzialità: ho visto recentemente in un telegiornale la battaglia di valle Giulia del 1 marzo 68 (Roma architettura sgombrata) oggi a Torino ( 21/2 maestra e matrioska negli scontri), e poi la Sorbona(maggio l’immaginazione al potere) In quel telegiornale un Pietro Angela giovanissimo informava della decisione del presidente Usa di allora, Johnson, succeduto a John Kennedy (nov 63) ucciso a Dallas, di non ricandidarsi, di fermare i bombardamenti sul Nord Vietnam e chiedere l’avvio di una conferenza di pace.  Il 4 aprile fu ucciso Martin Luther King. (il 6/6 BobKennedy) A Sacramento, in California una marcia di neri, messicani e altre minoranze poco dopo richiese la fine della segregazione. Rosa Parks si era rifiutata di alzarsi nel 55 e molte cose erano formalmente cambiate ma il potere era tenuto saldamente nelle mani di uomini bianchi. L’orgoglio dei neri, delle donne esplose ma non fu una passeggiata. Alle liberazione si contrappose una repressione durissima e scontri conseguenti: In Italia gli anni di piombo a partire da  Piazza fontana fine 69. Spinelli e Valpreda. Il mio femminismo attraversò Lotta continua che noi donne con gli operai facemmo sciogliere a Rimini prima che si collegasse alla lotta armata di Prima linea. In Italia non si potevano usare gli anticoncezionali (legge consultori 75 anticoncezionali 76) né abortire (194 78, divorzio dic 70).

Judith Butler  in “Questione di genere Il femminismo e la sovversione dell’identità “1990, rompe con il binarismo di genere e diffonde la teoria queer. Transizione, transgenerazionale,transessuale, trasgender, transnazionale, transumanesimo, transliberismo.” “ una società liquida (zigmut Baumann) ma molto stabile nei poteri che stanno concentrando ricchezze e risorse nelle mani di pochissimi, usa e abusa del prefisso trans” Nel mio blog www.lauracima.it trovate fatti di cronaca e report che hanno creato  dibattito come quello sul  partito femminista “questioni del femminismo di oggi” o su Marie-jo Bonnet, ospite di Laadan. Gayatri Spivak, femminista post-coloniale, indiana statunitense, come sottolinea judith Butler,  ci invita a decostruire  e a  imparare la relazione con chi è diverso, propone un contesto etico che parte dalla divisione int.le del lavoro e  la globalizzazione sulle donne, marginalizzate dall’economia e dal genere subordinato. C’è un unico soggetto universale perfetto il maschio bianco: se ti avvicini a lui puoi diventare soggetto e quindi umano. Gli oggetti non lo sono la donna subalterna non può parlare perché c’è sempre qualcuno che parla per lei. La chiesa, l’intellettuale, il politico,: il patriarcato locale asseriva che la vedova era felice di salire al rogo. Punto di vista: la scienza della complessità. No alle grandi narrazioni ma individuiamo ciò che serve a noi e non a liberare il mondo sennò cadiamo nel pensiero maschile. Mai parlare a nome delle altre.  Disimparare il proprio privilegio: il razzismo si impara. L’abbraccio con l’altra è imparare. Emancipazione e Pari opportunità(sindacalismo) e libertà(politica) sono due prospettive di lotta nel femminismo. Non stiamo a lato della politica ma non stiamo dentro attraverso subordinazione  e cooptazione. Trasversalismo tra movimenti, ripensare alle quote che oggi sono funzionali alla politica maschile, entrare nel merito delle forme della democrazia, del metodo  nei processi decisionali, e dei contenuti. Primum vivere (Paestum) con giustizia attente a chi ha e chi non ha. Con le donne che oggi scioperano e sfilano per Torino cerchiamo di unire  due mondi: quello pubblico ancora saldamente in mani maschili nel nostro paese e quello privato dove si giocano relazioni amorose e affettuose e dove noi rischiamo ancora la vita (Latina). Dobbiamo ridisegnare il patto sociale: per noi la costituzione repubblicana non è attuata  completamente. Un esempio su tutti: il cognome materno che, nonostante tre condanne, non ha ancora una legge, e poi il lavoro su cui la nostra repubblica e fondata e che oggi è un privilegio di pochi.

 

 

Pubblicato in: Donne, Istituzioni, Lavoro, politica,

Commenti:

  • Maria Grazia Campari 9 marzo 2018

    Molti concetti per me condivisibili. Vorrei precisare un mio pensiero assai ripetitivo, ma repetita iuvant nel panorama desolato del post voto. La presenza nelle istituzioni delle donne è modesta in ogni senso perchè segnata dalla adesione ai concetti guida del patriarcato. La relazione politica del femminismo non vi è entrata neppure dalla finestra. Un radicale cambiamento non è prevedibile oggi, essendo l’aspetto istituzionale sotto valutato da sempre. Necessita un radicale cambiamento di postura e ignoro come possa avvenire. Questa mancanza andrebbe fortemente evidenziata.

  • Adriana Perrotta Rabissi 11 marzo 2018

    Fa sempre bene un ripasso degli avvenimenti intrecciati con le lotte di liberazione del femminismo, secondo me ogni reale cambiamento non è possibile se non si affronta la divisione sessuale del lavoro fondata dal patriarcato e percepita da tutte e tutti come naturale. In questo senso il cambiamento delle condizioni materiali di vita poggia anche sulle modificazioni della autorappresentazione di sé di donne e uomini oltre che sulla trasformazione dei processi di produzione e consumo di merci, beni e servizi.

  • Daniella AMBROSINO 18 marzo 2018

    L’enorme lavoro fatto sulla legislazione non è stato invano e rappresenta comunque un progresso indispensabile. Il lavoro da fare sulle regole non scritte e interiorizzate (compresa una specie di “patriarcalismo di ritorno”), sarà molto più lungo e lento. Andiamo avanti intanto con la legislazione – ad esempio quella sul cognome materno, ma anche per promuovere il lavoro femminile e sulla protezione EFFETTIVA delle donne dagli stalker -: serve oltretutto anche a suscitare dibattito e consapevolezza.

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