Accoglienza e olimpiadi: due temi su cui prendere posizione

postato il 2 Lug 2019
Accoglienza e olimpiadi: due temi su cui prendere posizione

Stamani mi sono arrivati due bellissimi contributi su questi due temi. Una donna Floriana Lipperini e un uomo Guido Viale che conoscete in tante e tanti.

Li metto insieme, non a caso, su questo post che vi prego di diffondere come quello precedente, sempre in ricordo di Alex Langer di cui domani ricorre l’anniversario della tragica morte e a cui sono legata a vita.

Buona lettura e grazie per i commenti che vorrete fare.

da La Repubblica Palermo

Floriana Lipparini – Arrestate quei fuorilegge!

“Arrestate quei fuorilegge!”, tuonò Mangiafuoco. Ma la gentile fanciulla, esile rispetto all’imponente macigno, non si lasciò spaventare. Fuorilegge? Quale legge? Lei vedeva soltanto corpi stremati, corpi in pericolo, persone inermi e bisognose di soccorso. La legge universale che conosceva lei era quella che salva le vite.

Forse stiamo davvero attraversando un momento storico cruciale. Progredire verso più elevati livelli di democrazia sostanziale, capace di considerare tutti gli esseri viventi come persone dotate di uguali diritti, oppure regredire verso società ispirate alla repressione e al controllo occhiuto di uno stato chiuso e poliziesco?

Quei quarantadue corpi stremati, ammassati notte e giorno sul ponte della Sea-Watch, vittime  di una cinica prova di forza che mai si era vista in questo  Paese, sembrano lo specchio di un impazzimento generale, che non è però generato dal terribile caldo di cui soffriamo in questi giorni.

Anche se il clima in qualche modo in questa vicenda surreale ha il suo peso. Molti fra quei quarantadue potrebbero rientrare fra i cosiddetti migranti climatici, categoria non prevista da chi governa questo Paese. Eppure è noto che sempre più nel futuro saranno proprio i disastri climatici a produrre enormi spostamenti di masse ridotte alla fame.

Incapaci di vista sul domani, i nostri governanti vogliono imprigionare negli angusti schemi dello loro feroce realpolitik quello che mai si potrà imprigionare. L’istinto vitale, la spinta umana a muoversi quando la sopravvivenza è in pericolo, la fuga dalle violenze, il bisogno di libertà.

Forse non è proprio chiaro quel che sta accadendo qui e ora, quel che anno dopo anno in Italia è cambiato fino all’odierna deriva. Negli anni Novanta un semplice gruppo di donne, un’associazione senza fini di lucro, riuscì a far approvare in Regione Lombardia una legge per accogliere i disertori di guerra dall’ex Jugoslavia e a far finanziare un progetto di aiuto alle profughe bosniache. Lo so perché di quell’associazione ero responsabile.

Portammo anche a Ginevra un documento firmato da cinquanta associazioni di donne di tutta Europa per chiedere all’Onu di riconoscere gli stupri come crimini di guerra. E durante un viaggio di ritorno dalla Croazia, dove avevamo inaugurato un centro di aiuto per le donne, riuscimmo a nascondere un profugo bosniaco sul fondo del nostro autobus, superando il confine con un notevole batticuore.

Oggi tutto questo sarebbe impensabile, sembra fantascienza. Quale limite si sta dunque superando in questo Paese? Molti se ne stanno superando, se pensiamo ai diritti sociali perduti in ogni campo, ma in questo caso è in gioco qualcosa di primario: la tutela dei corpi e quindi il rispetto della vita. Una scelta consapevole raggiunta dopo millenni di storia e di guerre. Una scelta che fa la differenza fra l’umanità o la disumanità, fra la civiltà o la bestialità. Solo una lunga notte di inganni e barbarie può averlo fatto dimenticare persino a livello di opinione popolare.

Ecco perché le parole insultanti e irridenti di un uomo di potere, al sicuro in terraferma, contro la sofferenza di esseri umani disperati in balia delle onde, ci fanno inorridire. Sembra spalancarsi di nuovo quell’abisso che Hannah Arendt chiamò con inesorabile efficacia “la banalità del male”, sempre pronto a riaprirsi tra le masse di seguaci ciechi del capo, incapaci di vedere che prima o poi precipiteranno anche loro nelle fauci dei mostri generati dall’indifferenza verso le sciagure altrui.

Ma ecco che un gesto salvifico ci fa rinascere alla speranza e alla fiducia nell’altro mondo possibile. Il gesto di una donna, Carola Rackete, che molto semplicemente conosce la differenza fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, fra la verità e la menzogna, e agisce di conseguenza, costi quel che costi.

Non è casuale che quel gesto venga compiuto da una giovane donna. Siamo ancora lontane dal cambiamento profondo della società nel suo intimo nucleo patriarcale, ma le lotte femministe hanno smosso le acque abbastanza a fondo per consentire a una donna di esprimere con forza la propria originale visione del mondo. Sempre più spesso donne divergenti dalle scelte di un potere regressivo e ottuso sono capaci di gesti potenti, gesti di libertà e di salvezza per sé e per il resto del mondo. Come il gesto di Carola.

Naturalmente questo non nasce dal nulla. Da decenni esistono gruppi di donne che dal nord al sud e dal sud al nord non hanno mai accettato le comode verità ufficiali, o le politiche dei signori della guerra, o lo sfruttamento brutale del sud del mondo. Parliamo della Palestina, di Iraq, della Bosnia, del Kosovo, delle dighe in India, dell’Amazzonia… Un lavoro che non si è mai interrotto, ma che è stato spesso ignorato.

Quel che oggi simbolicamnte possiamo leggere nella vicenda della Sea-Watch, ridotto all’essenza, è il conflitto ormai maturo tra una visione del mondo improntata al più stupido e feroce maschilismo, e una visione del mondo improntata al senso della vita e dell’umanità, impersonata da una donna.

Seminare porta frutti, anche se i tecnocrati delle multinazionali brevettano orrendi semi sterili che causano la morte di tante microimprese agricole spesso gestite da donne, come ci ha sempre detto Vandana Shiva. Un gesto come quello di Carola è invece un seme prezioso e fruttifero. Dimostra che si può fare, si può scegliere la nobile strada della disobbedienza civile quando le leggi sbagliano e i potenti minacciano. Antigone insegna.

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da Milano in Movimento

Guido Viale – Olimpiadi ed emergenza climatica

Dire la verità, agire subito, coinvolgere la cittadinanza. Un contributo di Guido Viale sulla contraddizione di dichiarare l’emergenza climatica e ospitare le Olimpiadi.

C’era da rimaner basiti di fronte alle fotografie di una troupe scompostamente in festa per l’assegnazione delle prossime Olimpiadi invernali (2026) alla città di Milano. Ad esse il sindaco Beppe Sala ha voluto aggiungere il suo ritratto tra due sci in una Milano da 40 gradi all’ombra. Ma queste sono le stesse persone che meno di un mese fa hanno dichiarato l’emergenza climatica perché tra 11 anni (per l’Ipcc) o meno di 5 (per il glaciologo Anderson) la Terra, Milano compresa, raggiungerà un punto di non ritorno, oltre il quale la temperatura del pianeta è destinata a crescere irreversibilmente fino a rendere impossibile la vita della specie umana? E ci sarà ancora la neve allora? O sarà l’ultima delle Olimpiadi invernali? C’è da chiedersi: che cosa sono allora, per “loro”, le Olimpiadi? E che cos’è mai, per “loro”, l’emergenza climatica?

Per loro le Olimpiadi sono un Grande evento, il bis dell’Expo: la conferma di un progetto di “sviluppo” fondato sulla ripetizione dell’effimero; che dà “prestigio” alla città; richiama turismo (da tempo l’industria mondiale che produce più impatto, più viaggi aerei, più fatturato e più precarietà) e “grandi affari”: soprattutto immobiliari: cioè costruzione di strade, raccordi ed edifici inutili; con grande consumo di suolo, di materiali e di energia che, a evento finito, impongono di trovare una destinazione qualsiasi per non trasformarsi in discariche, come sta avvenendo per la famigerata “piastra” dell’Expo. Non a caso tutte le maggiori società immobiliari del mondo si stanno precipitando sulla nostra città. Da divorare ci sono non solo le Olimpiadi, ma caserme, ippodromi e scali dismessi. Il “modello Milano” è questo. E in nessun posto al mondo viene concessa a quegli operatori mano libera a spese della collettività come in Italia. Per questo vengono tutti qui. Così, accanto a Milano, che montagne non ne ha, si è pensato di devastare anche Cortina e le Dolomiti (patrimonio dell’umanità) contando sul fatto che là, se non la neve, per lo meno i dislivelli da ricoprire con il cannone termico ci saranno ancora. Inutile dire che in questa abbuffata destra e “sinistra”, Lega e PD, Governo e opposizione si trovano tutti d’accordo: come anche sul Tav, sul Tap, sulle nuove autostrade, sulle navi da crociera a Venezia (dove sbarcheranno molti turisti per andare ad assistere alle Olimpiadi), ecc.

Invece l’emergenza climatica per “loro” non è altro che un pezzo di carta: per mettersi “in regola”. Che il pianeta è “in fiamme”, come sta spiegando in giro per il mondo Greta Thunberg, o non lo sanno o non ci credono; o entrambe le cose. L’importante è che queste fosche previsioni – corroborate da tutti gli studiosi con qualche competenza in materia e confutate da alcuni altri “scienziati” che della materia non sanno niente – non turbino i loro progetti. Il loro è un eterno presente, dove il passato (modi diversi di vivere e di pensare, che ritroviamo anche oggi tra popolazioni che la cultura dell’Occidente non ha ancora distrutto) e il futuro non esistono. In termini aziendali si chiama BAU: non è la voce di un cane, vuol dire Business As Usual. L’importante è che tutto continui come prima e “meglio” di prima: magari con un po’ più di energia rinnovabile a disposizione (ma non troppa! Altrimenti si rendono inutili i vecchi e i nuovi gasdotti) e qualche milione di alberi qua e là (magari sulle terrazze di altri “boschi verticali”, come quello dell’archistar Stefano Boeri: forse il più energivoro edificio del mondo). Il grande realismo di chi ci governa si rivela così, alla luce dell’evoluzione prossima ventura del clima, la più irresponsabile delle utopie. Questa contraddizione plateale tra emergenza climatica e Olimpiadi (e tante altre cose simili) deve esplodere. Subito. Per farlo basta far applicare le tre regole fondamentali messe a punto da Extinction Rebellion: dire la verità, agire subito, coinvolgere la cittadinanza.

Dire la verità: in 24 ore il Comune ha piazzato un cartello luminoso di almeno 50 metri quadrati per far sapere che Milano ha “vinto” la gara per l’assegnazione delle Olimpiadi (lo sapevano già tutti: TV e giornali non parlavano d’altro). Adesso ne metta subito almeno altri 30 di pari grandezza (minimo tre per Municipio) per far sapere a cittadine e cittadini che la Terra – Milano compresa – è sull’orlo di una catastrofe. Poi invii una lettera a ogni famiglia per spiegare bene i termini della questione (nessun giornale o canale TV ne parla in modo chiaro). Se serve, gli studenti di Fridays for Future possono aiutarlo a scriverla bene. Poi prenoti uno spazio fisso su giornali e TV locali per ricordare ogni giorno, con esempi diversi, che cosa può comportare per tutti noi continuare a far finta di niente. E imponga l’apertura di tutte le scuole al pomeriggio e alla sera per tenervi riunioni e incontri con la cittadinanza su questi temi. Infine, si adoperi perché la Regione Lombardia e il Governo dichiarino anch’essi l’emergenza climatica: se non lo fanno, ne denunci tutti i giorni le scelte.

Agire subito: se le Olimpiadi non si possono disdire, il Comune le ridimensioni usando e adattando solo impianti ed edifici già esistenti; blocchi l’edificazione negli spazi “vuoti” destinandoli solo a parchi e orti urbani; vari, con la consulenza di un team di esperti, la gratuità del trasporto pubblico e la graduale espulsione di tutte le auto non di servizio dall’area cittadina, come stanno facendo diverse città del Nordeuropa. Metta in piedi e retribuisca team misti di giovani tecnici – ingegneri, architetti, sociologi, economisti – per svolgere check-up gratuiti, comprensivi di valutazione finanziaria, per la conversione energetica – alimentazione ed efficienza – di tutti gli edifici della città. Sembra troppo? Tra non molto apparirà il minimo indispensabile.

Coinvolgere la cittadinanza, che deve essere messa in grado di far sentire la sua voce in ogni zona e in ogni quartiere. Cittadine e cittadini devono prendere atto che è necessario cambiare radicalmente dieta e stili di vita. Le misure proposte, più altre, possono creare molti nuovi posti di lavoro, ma sono destinate a distruggerne molti altri. A tutti bisogna far sapere che il Comune si occuperà, insieme ai sindacati e alle associazioni civiche e territoriali, della loro ricollocazione, mentre il Governo dovrà provvedere a coprirne gli oneri (un vero reddito di cittadinanza) e i necessari investimenti. Ma è il Comune che deve esigere dal Governo un impegno in tal senso, mobilitando a tal fine i suoi cittadini e le sue cittadine, ma anche cercando di coinvolgere altri Comuni sullo stesso obiettivo. E se non lo fa, che “comune” è?

Pubblicato in: Ambiente, Diritti umani, Donne, sport,
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