Aperta la contrattazione con il governo e l’UE

postato il 29 Mag 2020
Aperta la contrattazione con il governo e l’UE

La seconda fase per molte di noi si è caratterizzata con un gran numero di call e webinar a cui siamo state chiamate a dire la nostra o che abbiamo seguito perchè ci davano info importanti. Più che uscire e andare in giro per la nostra regione siamo tornate al lavoro, fisicamente e non più a distanza, molte di noi, con molte difficoltà, regole da rispettare, costi lievitati e paura di contagio. Nel tempo libero abbiamo incontrato qualche parente, fidanzato o amico, tenuti a debita distanza, e magari bardati, a seconda dell’interpretazione dei dpcm, decreti legge, ordinanze ministeriali, regionali e comunali. Una selva di obblighi in cui non è facile districarsi, di litigi tra governo e regioni, tra maggioranze e opposizioni, che causano indicazioni confuse e contrastanti da chi ci governa, e anche multe discrezionali e ridicole, come quella data a chi fumava senza mascherina! Per fortuna la privacy almeno a casa nostra ci è ancora garantita e le forze dell’ordine o gli eventuali assistenti civici che l’Anci e Boccia vogliono mettere per controllarci, oltre a droni e App, non possono entrare.

E’ per me una sorpresa molto gradita vedere la rapida organizzazione che ne è seguita e il moltiplicarsi di appelli e documenti vari che sono stati diffusi, segno di una vitalità che riemerge e di relazioni politiche, culturali e sociali riprese, una capacità di critica, manifestazione e iniziativa crescente e una gran voglia di riprendersi in mano diritti e libertà costituzionali sospese. Purtroppo anche in modo irresponsabile a volte come nel caso delle movide e degli assembramenti improvvisati, causati anche da iniziative pubbliche che non hanno considerato gli effetti che causavano. Ad esempio le Frecce Tricolori. Vedremo che succederà quando ci diranno che iniziamo la terza fase dei liberi tutti tra regioni e tra stati, Ma soprattutto capiremo in che direzione si sta andando, noi dal basso, e la catena di comando dall’alto. Capiremo che cosa ci ha insegnato questa esperienza terribile della pandemia.

Visto che il Parlamento è stato praticamente esautorato, che la magistratura sta perdendo ulteriore credibilità dopo le dimissioni conseguenti alle intercettazioni Palamara, che rivelano le compromissioni con il potere politico, che i governi nazionale e locali sono in gran confusione, e si moltiplicano contestazioni a volte violente e intromissioni della criminalità organizzata lo Stato e il suo ordinamento costutuzionale, disegnato da solo costituenti maschi perchè le segreterie dei partiti così vollero, sta attraversando una pesante crisi di credibilità. Per fortuna tengono i principi, in gran parte elaborati dalle nostre madri costituenti mentre, come ci disse la Spanu, gli uomini stavano rispettosamente ad ascoltarle. Certo la preoccupante eugenetica emersa in protocolli e regolamenti su chi ha diritto di priorità di cura, li hanno fatti traballare e occorrerà riparare subito.

Credo che stia prepotentemente emergendo una aspirazione a una nuova democrazia diffusa, a una economia circolare, ad una ecologia indispensabile che non è facile affermare visto che business e interessi, più o meno leciti, premono con gran forza in senso contrario. In questi mesi dovremo seguire tutto con grande attenzione, sentirci protagonisti e responsabili, socializzare esperienze, testimonianze, riflessioni, informazioni e iniziative, buttare giù muri e creare ponti, muoverci lentamente, profondamente e soavemente come ci ha insegnato Alex Langer. Non è facile ma è entusiasmente quello che ci aspetta. In questi giorni si è concretizzata una richiesta collettiva al governo per pretendere che tutte le regioni uniformino la loro legge elettorale con la doppia preferenza uomo/donna, si sta preparando la richiesta di eliminare gli allevamenti intensivi visto il rischio che rappresentano, si avanzano proposte concrete su una riforma seria della sanità che la ripubblicizzi e la doti dei finanziamenti necessari, e in Ue, dopo la discussione sul Recovery Fund la richiesta di garantirne il 50% alle donne ottiene un grande successo. Non a caso su molte questioni emergono proposte femministe e qui vi riassumo quella europea collegandola alla situazione del nostro paese:

In Italia è emersa una situazione imbarazzante nella catena di comando, il Comitato Tecnico Scientifico e le task force che hanno coinvolto quasi 500 esperti: alcune senatrici hanno denunciato che si trattava di soli uomini, il N.Y.Times ha ripreso la notizia e il presidente Conte ha dovuto riconoscere che la denuncia era giusta ed aggiungere qualche esperta.

In Unione europea, durante la lunga discussione che ha concretizzato il Recovery Fund alcune europarlamentari hanno scritto alla Presidente della Commissione che avrebbe dovuto garantire che il 50% delle risorse arrivassero alle donne come previsto dall’art.23 della Carta Europea dei diritti fondamentali-

Un pacchetto di  proposte accompagna la richiesta: innanzitutto si chiede la valutazione dell’impatto di genere e il bilancio di genere per tutti i fondi spesi. Quindi si chiede di investire nel lavoro di cura, nello sviluppo dei servizi di assistenza all’infanzia e di scuole che consentano a tutti i genitori di mantenere un lavoro retribuito e un sano equilibrio di vita.

Poi si chiede di sviluppare i servizi di assistenza dal punto di vista del ciclo di vita: un Care Deal for Europe e un progetto europeo sulle statistiche disaggregate per genere sul lavoro, non retribuito e retribuito, come base del calcolo del Pil. Inoltre si chiede di prevedere obblighi per le aziende che ricevono aiuti o sovvenzioni statali nell’ambito del Recovery and Burden Sharing Scheme di documentare che questi fondi vanno a beneficio dei dipendenti di tutti i generi in egual misura. Le aziende, in particolare quelle con una bassa percentuale di dipendenti e dirigenti di sesso femminile, si devono impegnare ad assumere e promuovere donne a livello dirigenziale rispettando le quote minime. Infine va creato un fondo speciale per le imprese di proprietà delle donne.

Il Governo italiano deve tenere conto di tutto ciò. Noi abbiamo iniziato ieri depositando questa petizione su cui vi chiediamo la firma. Siamo tante situazioni diverse che hanno aperto la contrattazione con chi ci governa e dispone dei soldi pubblici. Diffondete e firmate ma soprattutto contattateci perchè sta emergendo il Governodilei.

Firma qui la petizione pubblicata su Change.org

Pubblicato in: Donne, Europa, Istituzioni, salute,

Commenti:

  • Monica Lanfranco 29 Maggio 2020

    Il testo dimostra come con parole semplici ma non semplificatorie si può denunciare le disuguaglianze ma anche indicare soluzioni, non limitandosi alla critica. Questo mi pare il senso più importante e profondo che spinge la campagna @governodilei : dimostrare che le soluzioni ci sono, nel local come nel global, e quindi che è possibile il cambiamento. Si tratta di considerare il ‘partire da sé’ e ‘il personale è politico’ finalmente incipit dell’unico programma politico possibile: l’ecofemminismo come visione e guida planetaria per scongiurare la fine dell’umanità.

  • Giovanni Tomei 29 Maggio 2020

    Buongiorno Laura, convincente e condivisibile, come se il male, raggiunto il suo acme, assumesse consapevolezza di sé, fino a comprendere che per farne ancora ci sia bisogno di una pausa. Sul tema GovernodiLei, invece, sollevo una obiezione affermativa: i concittadini del tipo che auspichiamo, come compagni di viaggio per risolvere i problemi che abbiamo, in attesa che lo Stato impari di nuovo a fare la sua parte, non avrebbero mai necessità di essere convinti della esigenza che rappresenti. Ed è probabile che lo fai commettendo una distrazione logica: ti rivolgi ai colpevoli e non ai compagni di strada.

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