Berlusconi minaccia, studenti e rettori occupano

postato il 23 Ott 2008
Berlusconi minaccia, studenti e rettori occupano

Una giovane donna di destra alla Pubblica Istruzione ha dato una pessima prova nei contenuti e nel metodo della riforma proposta con decreto e voto di fiducia sulla scuola, sostanzialmente funzionale al taglio di 8 miliardi di euro. Peggio della precedente Moratti che almeno aveva anni ed esperienza.
Berlusconi di anni ne ha tanti ma pare avere vuoti di memoria e di esperienza quando minaccia, sull’onda dei suggerimenti dei suoi giornali, di mandare la polizia contro studenti, insegnanti, presidi e rettori.
Maroni, ministro dell’interno da lui invocato per provvedimenti repressivi, il sessantotto l’ha fatto e va molto cauto. Anche AN frena il premier e le sue incaute dichiarazioni. Grembiulini, voto in condotta e in decimi. Questo il folklore. Ma cosa possiamo prevedere succederà nella scuola italiana, sempre sballottata tra le idee di un ministro e dell’altro e sempre considerata la cenerentola da governi di destra e di sinistra da più di venti anni?
Di una drastica riforma per portarla ai livelli europei ce n’è una assoluta necessita in ogni ordine e grado della scuola.
Lo smantellamento della scuola pubblica, del diritto allo studio e della libertà di insegnamento, già iniziato dalla Moratti con il potenziamento della scuola privata, essenzialmente cattolica, rischia ora di scivolare verso una cultura aziendale che vorrebbe invaderla, trasformandola in un’azienda, come si è fatto con i trasporti, le poste e tutti i fondamentali servizi pubblici, con pessimi risultati rispetto ai costi e al servizio.

Una deriva che non tiene conto dell’inversione drastica che in tutto il mondo si è resa necessaria dopo la grave crisi finanziaria aperta dall’agire allegro di banche e assicurazioni sul libero mercato. Oggi si sta statalizzando parte del sistema finanziario ed assicurativo per tentare di rallentarne il crollo. Probabilmente sarà necessario fare altrettanto per i servizi fondamentali perchè non possiamo permetterci più di dover pagare di tasca nostra i debiti che Alitalia, Ferrovie, etc stanno accumulando.
Il sistema dell’istruzione pubblica in Italia e della ricerca va riformato ma non privatizzato. Le aziende devono misurasi con le università. Incubatori universitari e spin-off vanno favoriti e va potenziato anche l’investimento privato.
Ma la scelta di uno Stato che non voglia scivolare al di fuori della concorrenza globale e della civiltà deve essere quella di investire grandi risorse pubbliche nella scuola, come proprio ieri Angela Merkel sollecitava a fare nella scuola tedesca, che da tempo non è più centralizzata ma federale, gestita dei Lander.
Il movimento degli studenti, dei professori, dei genitori e dei dirigenti scolatici è molto variegato e non esprime ancora contenuti positivi chiari per la riforma. Certo è che dopo le dichiarazioni di Berlusconi è più che mai compatto contro il governo e si presume che sia destinato a durare. Sarebbe importante anche che l’opposizione smettesse di scandalizzarsi e gridare ma incominciasse a dare parole chiare di riforma in cui tutti gli attori della scuola possano riconoscersi. Riesca, almeno in questo settore a diventare egemone. Staremo a vedere

** La fotografia in testa al post è di Elena Canta.

Pubblicato in: Istituzioni, Lavoro, politica,

Commenti:

  • Elvia Franco 23 ottobre 2008

    Cara Laura,

    questo scritto che ti mando non è tanto un commento al tuo testo, ma gli si pone accanto.
    Tratta delle classi ponte, volute dal leghista Cota e appoggiate da Berlusconi e…da quella giovane donna di destra alla pubblica Istruzione.
    Ti invio un caro saluto

    Elvia

    LE CLASSI DI INSERIMENTO

    Che ne sa il leghista Cota dell’inserimento dei bambini stranieri nelle classi delle nostre scuole?
    Ha mai visto una classe all’opera?
    Ha mai visto come le bambine e i bambini stranieri e italiani interagiscono tra di loro?
    Ha mai visto i bambini e le bambine italiani applaudire i loro compagni cinesi o marocchini, albanesi o ghanesi in quei momenti magici in cui iniziano ad impossessarsi della nostra lingua e dicono in italiano le prime parole e leggono sul libro di lettura comune e scrivono testi che si fanno capire?
    Ha mai visto il bambino cinese che alla lavagna scrive i misteriosi segni della sua lingua e tutti i bambini gli corrono attorno e vogliono che gli scriva il loro nome o solo ciao in quell’affascinante alfabeto?
    Il leghista Cota ha qualche cognizione di come si apprende una lingua?
    Nelle classi di transizione, come lui le chiama, l’apprendimento non può che essere tagliato in modo esclusivo sulla verticalità. L’insegnante e i bambini. Kosovari, rumeni, albanesi, del Bangladesh, del Congo. Bambini che stanno lì in classe, stranieri in mezzo a stranieri.
    Il leghista Cota ha mai visto la più vivace delle orizzontalità, costituite da parlanti in interazione fra loro, bambini stranieri e i loro compagni italiani, dentro una classe comune? Li ha mai visti giocare a nascondino e capirsi, e, ancora prima, fare la conta e impararla velocemente, li ha mai visti trafficare con le figurine o fare per terra le piste per le macchinette o giocare insieme al lupo mangia-frutta o dare un calcio a un pallone?
    Forse il leghista Cota pensa sul serio che l’inserimento delle bambine e dei bambini stranieri sia una sottrazione di tempo all’apprendimento dei bambini italiani.
    Come se l’impoverimento della mente fosse il frutto della diversità in relazione!
    Al contrario.
    Accade, invece, in luoghi omogenei, in situazioni anche elitarie, non ravvivate da stimoli vivi, prive di parole che si rinnovano e di simpatia.
    La mente impoverisce sempre dove non circola il senso umano della vita.
    E, nella dicotomia, nel concetto del “noi” e “loro”, diventa anche cattiva.
    Il “noi”.
    Si coniuga naturalmente al “con loro”.
    “Con loro” in classi di non più di venti bambini.
    “Con loro” nella scuola e nella lingua italiana.
    Nella nostra lingua bellissima che si arricchisce anche quando impariamo a dirci ciao in tante altre lingua; nella nostra lingua bellissima che i piccoli stranieri si impegnano ad apprendere anche in corsi extrascolastici, come fanno davvero, ma sapendo che appartengono ad una classe di riferimento certa e anche loro.
    L’empatia è naturale fra bambini e bambine di lingue e religioni diverse.
    L’empatia, non la tolleranza offensiva
    L’empatia, il sale di una società sana, di un mondo adulto e maturo.
    L’empatia, come fatto spontaneo dei bambini, in primis, che solo la cattiva coscienza o meglio l’ incoscienza vergognosa reprime, fra vanto ed ipocrisia.
    L’empatia, che distrugge alla radice bullismo ed intolleranza, come non potrebbero mai i cinque in condotta.
    Infine l’empatia, pietra angolare che i disinvolti costruttori scartano, ma che è là e resta là, capace di sorreggere solide case.

    Cordialmente
    Elvia Franco

    Udine, 15-10.-08

  • Laura cima 24 ottobre 2008

    cara elvia, i tuoi commenti sono sempre preziosiquesto lo trasformo in articolo xche abbia più visibilità dubito che gli incontri di oggi possano iniziare un vero dialogo come sarebbe necessario e non mi sono sembrati molto interessanti neppure i commenti di finocchiato a porta porta e di Veltroni da santoro
    sulla scuola si è persa la capacità di elaborazione politica della sinistra. diotima cosa dice? un abbraccio Laura

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