C’é sempre qualcos’altro di piú urgente

postato il 30 Mar 2021
C’é sempre qualcos’altro di piú urgente

Se si devono realizzare diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione alle donne italiane il nostro Parlamento e il governo di qualunque colore hanno sempre qualcosa di piú urgente da approvare. E cosí passano i decenni con l’accettazione silenziosa anche delle donne elette.

Il diritto delle madri di dare il proprio cognome ai figli é tuttora impedito nonostante le numerose condanne di corti non solo italiane. Dalla notte dei tempi della patria potestá, vige la prassi che le anagrafi del nostro paese assegnino a ogni neonato il cognome del padre d’ufficio, nonostante la riforma del diritto di famiglia che risale al 1975 abbia eliminato il potere anticostituzionale del solo padre sui figli.

A nulla sono valse proposte di legge per imporre allo Stato di assegnare anche il cognome della madre ai figli. Dopo la mia insegnante di diritto Maria Magnani Noja, a cui devo le radici della mia passione politica, che é stata la prima a depositare una legge in merito, anche io alla mia prima legislatura alla fine degli anni ottanta ho presentato una Pdl e, all’inizio di questo secolo l’ho ripresentata. Nel frattempo ho raccolto piú di cinquantamila firme a sostegno e le ho consegnate alla presidenza della Camera, Laura Boldrini, e a quella del Senato, Valeria Fedeli, che hanno comunicato a tutti i parlamentari e dato l’avvio all’iter, concluso in un solo ramo del parlamento.

In Senato (da sempre a stragrande maggioranza maschile, con un presidente come Grasso, che piú di sinistra non ne esistono nella storia) c’era sempre qualcosa di piú urgente vedi caso. E cosí la legislatura é caduta e la legge non si é fatta, con gran sollievo di tutti i patriarchi che alloggiano nei luoghi di potere e decisionali. In quelle che sono seguite, a presidenza Conte, neppure si é iniziato l’iter, perché l’impronta molto maschile é rimasta sia nella prima con Salvini che nella seconda con Zingaretti e Leu dove ho amiche che non si sono neppure sognate di proporla.

Da sempre considero di alto valore simbolico il cognome che viene assegnato dal nostro Stato ai figli e non é un caso che la condizione delle donne nel nostro paese sia peggiorata in modo intollerabile nel frattempo provocando un grande malessere tanto piú con l’esplodere della pandemia che ci ha viste in prima fila a curare, nella maggior parte dei casi senza essere pagate o da precarie sottopagate. Perché lo stato sociale come la sanitá erano stati nel frattempo costantemente tagliati a vantaggio di investimenti che interessavano i poteri maschili contando sulla nostra disponibilitá a sopperire senza aggravi di bilancio. In compenso ci siamo riempiti di task force e comitati tutti maschili che ci spiegavano che fare e come limitare le nostre libertá costituzionali.

Nel frattempo sono continuati i ricorsi e nell’attuale legislatura la stessa Corte Costituzionale ha dovuto ammettere a sé stessa che dare il cognome dei padri ai figli é un retaggio patriarcale. Piuttosto vergognoso tant’é che aspettiamo ansiosamente una pronuncia definitiva che costringa governi e Parlamento a riparare finalmente questa grave violazione costituzionale nei nostri confronti. Con le esperte e le attiviste che in questi decenni si sono spese per ottenere finalmente questo risultato abbiamo ricostruito la storia grazie a Iole Natoli che é stata una delle piú attive e l’ha giá mandata in PEC a tutte le Ministre.

Draghi ci ha fatto un discorso di insediamento che voleva rabbonirci o che voleva impegnare il suo governo e la maggioranza parlamentare a soddisfare le nostre giuste richieste quando stigmatizzava le quote rosa? Le Ministre e le parlamentari hanno l’autonomia politica e personale per impegnarsi in questo annetto che rimane. O la pandemia e il recovery fund toglieranno ogni possibilitá a noi di vedere finalmente affermarsi i nostri diritti? Al di lá di tutte le grandi elucubrazioni su una corrente femminista nel Pd o un partito diretto da donne, Letta stará sereno a dirigere nel solito modo e noi ad aspettare?

Adesso basta. Non c’é piú tempo vero Greta? Anche se vogliamo una transizione ecologica vera e non di ritorno al nucleare o di droni e armi di IA, vero Cingolani? Quindi subito il nostro cognome ai figli, tanto per cominciare a invertire la tendenza.

Commenti:

  • Daniella Ambrosino 31 Marzo 2021

    Si tratta oltretutto di una legge che NON COSTA NULLA e su cui non si può opporre la solita scusa che “non ci sono i soldi”. E’ ora di finirla con questa discriminazione che viene subìta anche da tante donne come una cosa ovvia, che fa parte dell’ordine naturale delle cose. Dobbiamo mettere sotto pressione tutte le donne parlamentari dal PD a SI.

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