Clima, fame e libertà

postato il 18 Nov 2009
Clima, fame e libertà

Obama e Hu Jintao, USA e CINA, si sono incontrate e l’Europa ha avuto un sussulto.

Tutti i giornali europei hanno espresso la preoccupazione di uno svuotamento del prossimo vertice di Copenaghen sul clima.

Durante questi incontro si è svolto a Roma il vertice FAO che chiuderà oggi, con la sola partecipazione di Berlusconi e del suo amico Gheddafi che non ha perso l’occasione di fare una delle sue pagliacciate, pagando centinaia di giovani donne, alte almeno 1,70 e preferibilmente bionde. Sembra che questo sia il piano su cui si è sviluppata l’amicizia tra i due.

Totale fallimento, nessun cambiamento ratificato quindi sulle politiche di sviluppo insostenibile che minacciano la terra per i cambiamenti indotti al clima e l’umanità per la desertificazione e l’impoverimento della stragrande maggioranza.

mendicante
Un giornale prestigioso come The Guardian ha pubblicato ieri la notizia che negli USA, il paese più ricco, 50 milioni di persone soffrono la fame. Figuriamoci cosa succede in Africa, in Asia e in Sud America.

L’aumento di temperatura entro la fine del secolo potrebbe essere di 6° con gli effetti devastanti che abbiamo incominciato a conoscere direttamente moltiplicati all’infinito.

La conferenza stampa finale di Obama e Hu Jintao ci ha mostrato i due leaders mondiali guardarsi in cagnesco. Gli USA hanno debiti verso la Cina che ammontano a mille miliardi di dollari. Qualcuno di noi immagina cosa significa questa somma?

Ciò nonostante Obama non ha rinunciato a rivendicare la libertà come aveva fatto incontrando gli studenti, il rispetto delle minoranze nominando il Dalai Lama e internet che in Cina è sottoposto a forti censure. Entrambi hanno promesso di occuparsi del clima.

Internet ha permesso una vertiginosa presa di coscenza in tutto il mondo della drammaticità della situazione e nessuno può più sottrarsi alla responsabilità individuale e collettiva che ciò comporta.
G2, G8, G20, vertci mondiali di tutti i tipi, Europa e governi nazionali non concluderanno nulla se l’insostenibilità degli attuali modelli economici non verrà contestata da ogni cittadino del pianeta a partire dalla sua realtà di vita.

Noi, quelle e quelli della costituente ecologista abbiamo l’ambizione di essere punto di riferimento in Italia per chi non si arrende

Pubblicato in: Ambiente, Diritti umani, Donne, Esteri, Europa,
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