Costituzione, comunità, diritti – seconda parte

postato il 22 nov 2017

Dalla costituzione e comunità e dalla salvaguardia del bene primario, il corpo, che trovate nel post “una giornata emozionante e coinvolgente a Torino, prima parte “riassumo le relazioni che, nell’ultima parte dell’incontro,  ci danno suggerimenti per riconquistare i diritti che riguardano la sfera dei beni comuni.
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Guido Viale spiega il rapporto tra vaccini, integrità e diritti ricordando la vicenda dei motori diesel della Volkswagen, truccati con un software che ne riduceva drasticamente le emissioni inquinanti nei test di prova, per poi spararle “a tutto gas” inquinando l’aria e i nostri polmoni, il nostro sangue e i nostri tessuti sempre più spesso aggrediti da tumori di ogni tipo. L’attualità dell’erbicida più diffuso, il glifosato altamente cancerogeno che per altri 5 anni ci avvelenerà nonostante tutti i dati di ricerche ne dimostrino la pericolosità, perchè Big Pharma, e Monsanto, il produttore, hanno costretto a cambiare i rapporti dell’Oms al momento di rendere pubblico il draft, rendendolo innocuo. I casi di occultamento o travisamento della ricerca o di ricerche fasulle sono centinaia per corruzione o conformismo nei confronti delle posizioni scientifiche dominanti, per il finanziamento dei privati della ricerca (La fondazione di Bill Gates finanzia insieme a Big Pharma e altri privati per l’80% l’Oms). La ricerca farmacologica è di fatto finanziata dallo Stato: non in maniera diretta, ma caricandone il costo sul prezzo dei farmaci coperto dal servizio nazionale (che così finanzia anche il costo non dichiarato del marketing, che spesso è pura e semplice corruzione: regali, crociere e finti convegni in cambio di prescrizioni).  L’Agenzia del farmaco per cui Milano concorreva (e per fortuna ha perso) è balzata all’onore delle cronache per innumerevoli esempi di corruzione (solo una piccola parte dei tanti che verosimilmente non sono stati scoperti) e, attualmente, per lo stretto intreccio tra dirigenti del Ministero, che è l’organo di controllo, l’Agenzia e le  aziende farmaceutiche o le loro fondazioni private.

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Questi meccanismi perversi vanno tenuti particolarmente d’occhio quando si parla di vaccini: l’unico “atto medico” al mondo praticato senza alcuna forma di diagnosi. E per di più, un atto particolarmente invasivo, più del particolato nei nostri polmoni e nel nostro sangue e più del glifosato in quello che mangiamo e beviamo. La legge Lorenzin ne ha resi obbligatori dieci (all’inizio erano 12 + 4 “fortemente consigliati”, da quattro che lo erano prima) per tutti i minori di 16 anni: si tratta di un esperimento in cui ai minori italiani è stato assegnato il ruolo di cavie, in vista dell’estensione di misure analoghe a tutti i paesi del mondo. I vaccini sono pericolosi, sia per gli effetti collaterali che possono avere – spesso assai più pesanti di quelli di una malattia esantematica contratta all’età giusta – sia perché un numero consistente di pediatri e di medici sostiene, sulla base della propria pratica professionale, che dura anche da 30-40 anni, che le persone vaccinate sono più fragili ed esposte alle malattie di quelle non vaccinate. Per costringere l’Aifa a pubblicare i dati sulle reazioni avverse ai vaccini negli ultimi anni in Italia è dovuto intervenire il tribunale di Torino. La IV commissione di inchiesta sull’uranio impoverito, nata per indagare sulle connessione tra lo sviluppo di carcinomi, per lo più mortali riconducibile all’esposizione a questa sostanza dei militari coinvolti nelle missioni in Bosnia durante la guerra nell’ex Jugoslavia, è arrivata alla conclusione che la somministrazione di un numero di vaccini superiore a cinque (ben al di sotto dei dieci prescritti dalla legge Lorenzin) è stata indubbiamente una delle cause del diffondersi di quelle patologie, ben più dell’esposizione alle radiazioni dell’uranio impoverito, che sicuramente hanno giocato la loro parte.

I media hanno taciuto su decine e decine di manifestazioni e mobilitazioni, di cui tre a carattere nazionale, a favore della libera scelta che si sono svolte in Italia a cavallo della legge Lorenzin; anch’esse ovviamente animate da posizioni diverse, che vanno dal rifiuto totale dei vaccini alla richiesta di abbinarne la somministrazione dei vaccini al rilascio di un consenso informato, o alla rivendicazione di poter scegliere quali e quanti vaccini accettare sulla base di una esaustiva diagnosi del soggetto e della situazione epidemiologica nella regione interessata
Invece il Ministero della Salute ci propina il prof Roberto Burioni, per assicurarci che lui le cose le sa, che non stanno come dicono coloro che contestano la legge Lorenzin, che lui non ne può discutere con chi non ha studiato, perché “la scienza non è democratica”, e che chi lo contraddice è un “asino ragliante”. Dice che i vaccini costano poco e che le case farmaceutiche guadagnerebbero molto di più con i farmaci che venderebbero per curare le malattie contratte per non essersi vaccinati. Intanto è da dimostrare che senza vaccini ci si ammalerebbe comunque, mentre con i vaccini si resta sani; il che è contestato. Ma va ricordato che in Italia si sta sperimentando un sistema destinato a venir esteso a tutto il mondo, cosa che moltiplica tendenzialmente i relativi guadagni di dieci volte. Ma soprattutto che si sta introducendo un meccanismo irreversibile, grazie al quale si avrà sempre più bisogno di vaccini e sempre più di nuovi vaccini. E l’economia insegna che quando si innesta un meccanismo irreversibile poi chi controlla il mercato può fare il bello e il cattivo tempo anche e soprattutto sui prezzi. A riprova di tutto ciò basti dire che contestualmente al varo della legge Lorenzin sono stati introdotti nel mercato dei vax-bond: prodotti finanziari “sicuri” perché legati alla diffusione e alla moltiplicazione dei vaccini resi obbligatori, che costituiscono il loro cosiddetto “sottostante”. Così, senza neanche accorgercene, contraiamo, con i nostri corpi, un debito verso le case farmaceutiche che già hanno venduto sul mercato finanziario i proventi che si attendono dalla nostra soggezione.

Tutto questo per mostrare che la questione dei vaccini non è un aspetto secondario dell’assetto politico e sociale in cui viviamo, ma una manifestazione, non la sola, ma in prospettiva una delle principali, di una spinta a sottomettere gli esseri umani a una medicalizzazione e ad una “chimicizzazione” sistematiche attraverso cui si possono aprire le vie a molte altre forme di intrusione nelle nostre vite, nei nostri corpi e nella nostra psiche; come lo sono già oggi la gestione dei dati relativi a tutti gli aspetti delle nostre vite raccolti senza che ce ne accorgiamo e venduti senza che lo consentiamo dai grandi gestori mondiali della rete; e come lo è l’inquinamento che viene imposto all’ambiente in cui viviamo e al cibo di cui ci nutriamo da parte delle società che controllano, insieme alla tecnologia e alla ricerca che lo producono e lo consentono, anche le istituzioni pubbliche dello Stato che dovrebbero controllarle e difenderci.
La democrazia intesa come autogoverno, fondato contestualmente sulla partecipazione informata dei cittadini e delle cittadine e sul conflitto contro chi vorrebbe imporci le sue scelte e i suoi interessi grazie al suo potere, che oggi è soprattutto potere finanziario, quella unica vera forma di vera democrazia non è realizzabile, ma nemmeno perseguibile, senza schierarsi su questa frontiera, che è quella del controllo sui nostri corpi e sulle nostre vite.

Ugo Mattei, riprende e sviluppa il modo in cui la biopolitica neoliberista perfeziona il controllo totale attraverso i sensori SMART che sono ormai ovunque, anche in questa sale e che dovremo fare attenzione che in futuro non ci vengano iniettati a nostra insaputa nel corpo magari con i vaccini. Il “master swich” che raccoglie tutte le informazioni anche dai nostri cellulari, dai quali proprio per permettere questo non possiamo più togliere la batteria,  pare si trovi in un sottomarino davanti a Seattle e il MIT è un altro centro a totale servizio del potere che ci spia e che saccheggia chi è off line. Non abbiamo più neppure le difese giuridiche che ci offre la legge perche quando attiviamo il nostro cellulare sottoscriviamo un contratto che libera il provider da ogni responsabilità. Aaron Swarz promotore del manifesto “creative commons” per una cultura accessibile a tutti, rese pubblici parte degli archivi del MIT e fu talmente perseguitato che a 26 anni si suicidò.

Gorbaciov e Obama furono gli ultimi presidenti che cercarono di modificare il sistema dall’interno per recuperare democrazia ma oggi nell’era di Putin e Trump  si stanno definendo costituzioni tecnofasciste che colonizzano le persone. Solidarietà ed amore per ritrovare la forza di opporsi, capire i processi che si affermano con una velocità impressionante.

Infine Antonio DeLellis, attivista di Attac, Pax Christi e Cadtm, definisce il suo percorso   come la memoria del corpo violato che genera movimento. La storia che racconta parte dai fatti di Genova 2001. Essa è una storia di alleanze anche tra movimenti sociali e cristiani stroncata con la violenza. Una storia di corpi violati, di sangue innocente versato: da quei giorni, come un fiume carsico, si sono ricostituite alleanze inedite, di nuovo, tra movimenti sociali e movimenti ecclesiali che hanno condotto al cammino in difesa dei beni comuni e dell’acqua pubblica che ebbe il suo vertice nella vittoria referendaria del 2011. Questa vittoria ci ha reso consapevoli che per ri-pubblicizzare i servizi essenziali, come quello idrico, occorrono risorse economiche e finanziarie. Ci dicono che i soldi non ci sono, ma è proprio così? E nel caso dove sarebbero queste risorse? Da questa ricerca è nato il Forum per una nuova finanza pubblica e sociale che aveva due campi di intervento: la ripubblicizzazione della Cassa Depositi e Prestiti e il debito.

Proprio quest’ultimo tema è stato l’oggetto dell’incontro internazionale svoltosi a Genova in occasione del 15° anniversario dei tragici fatti, dal titolo: “dal G8 alla Laudato sì”. Nel corso di questo incontro abbiamo condiviso la comune lettura della società ed abbiamo sottoscritto la carta di Genova, un impegno comune tra i movimenti sociali e realtà cristiane proprio sul sovra-indebitamento dei popoli, cercando di costruire un percorso rinnovato per la ridefinizione di modelli sociali alternativi e contro il debito illegittimo. Nasce così nel 2017 il Cadtm Italia (comitato per l’abolizione dei debiti illegittimi) con l’obiettivo di studiare e mettere in movimento il popolo italiano. Da allora si sta costruendo una matrice comune che consenta ai movimenti e comitati di fare un salto di qualità assumendo il tema del debito come centro della ragnatela neoliberista nella quale siamo immersi.Costruire percorsi di audit o mettere insieme i comitati di audit sul debito degli enti locali (vedi l’assemblea del 25 novembre a Parma 2017) è uno degli obiettivi che ci siamo prefissi. Gli enti locali e le comunità territoriali sono da tempo diventati uno dei luoghi fondamentali di precipitazione della crisi. Negli ultimi tempi in diverse città e realtà territoriali sono nate esperienze di indagine indipendente (audit) sul debito degli enti locali; sono realtà in divenire che, nella riappropriazione collettiva dei beni comuni e della ricchezza sociale prodotta, provano a immaginare un nuovo modello di comunità territoriale e di democrazia partecipativa. E’ venuto il momento di costruire una comune piattaforma di rivendicazioni territoriali che mettano al centro il ripudio del debito illegittimo, il contrasto al patto di stabilità e al pareggio di bilancio, la necessità di una nuova finanza locale pubblica e sociale, finalizzata alla riappropriazione collettiva dei beni comuni e della democrazia.

Si è attivato un percorso internazionale che conduca ad una Conferenza globale sul debito (Pescara 27 gennaio 2018). In quella occasione nascerà una commissione popolare indipendente e autonoma sul debito pubblico italiano (Audit sul debito): prendere parte a questa ribellione dal basso  genera nuove pratiche sociali che integrano la filiera di quel vastissimo panorama mondiale di pratiche comunitarie sociali di gestione dei beni comuni.
E’ in atto a livello internazionale l’elaborazione di una proposta di risoluzione da presentare all’Assemblea Generale dell’ONU per il parere consultivo della Corte Internazionale dei diritti dell’Uomo dell’Aja per riaffermare il principio etico fondamentale che la vita viene prima del debito.

E’necessaria una contro-narrazione del debito italiano. Le fluttuazioni internazionali verso un nuovo disordine mondiale, la corsa agli armamenti, il divorzio della Banca d’Italia con il Ministero del Tesoro e la libera circolazione dei patrimoni finanziari hanno generato un aumento del debito pubblico da 114 miliardi nel 1981 a 2283 nel settembre del 2017. Tutto questo nonostante, come popolo e nazione, il risparmio di circa 750 miliardi ed ogni anno dai 20 miliardi in su. Risparmio vanificato e assorbito dal peso insopportabile degli interessi passivi, circa 2200 di cui 1550 a debito, vera causa di un anatocismo internazionale, circolo vizioso e mortale per le economie fragili come l’Italia. Le brutture istituzionali come quelle europee ed i vincoli di bilancio con annesso Fiscal Compact hanno completato il quadro e rendono impossibile una soluzione anti-austerity che promuova gli investimenti diffusi socio-ambientali.
Il debito però è anche un paradigma ambientale: le devastazioni, l’inquinamento, l’eccessivo sfruttamento per l’estrazione delle risorse naturali sono causate dal pagamento del servizio al debito (interessi) perché obbliga i paesi fragili a subire politiche basate da “aggiustamenti «strutturali»” tra cui lo sfruttamento intensivo del territorio da parte di imprese irresponsabili, il land grabbing e l’urbanizzazione selvaggia come merce di scambio per rimpinguare le ridottissime casse trafugate dal debito pubblico, in gran parte di matrice governativa, e dal conseguente taglio sproporzionato e tragico dei trasferimenti statali. E’ anche un paradigma sociale: il pagamento del servizio al debito (interessi) obbliga i paesi fragili ad effettuare aggiustamenti «strutturali» tra cui le privatizzazioni dei beni comuni come istruzione, sanità, servizi sociali, tagli al Welfare State, scarso sostegno a forme di vita comunitarie (famiglia, convivenze ecc) alla base del debito sociale.

Ringrazio relatrici e relatori, sindache e sindaci, chi è intervenuto dal pubblico e chi ha organizzato e, soprattutto , ringrazio la mia amica Rossana Becarelli che ha avuto l’idea di promuovere questo confronto e si è spesa fino all’inverosimile perché riuscisse. Prego amiche e amici di farci pervenire loro considerazioni commentando il post o inviandoci una riflessione in merito che potrà anche far parte degli atti che stiamo pubblicando.

 

 

 

 

Pubblicato in: Ambiente, Diritti umani, Europa, politica,

Commenti:

  • Chiara 23 novembre 2017

    Era il giorno Del mio compleanno e ho scelto di trascorrerlo li con voi, sapevo che sarei tornata a casa
    colma di ricchezza Grazie di cuore a te e a Voi TUTTI. Chiara

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