Covid-19, cosa ho capito in queste ultime settimane

postato il 24 Mar 2020
Covid-19, cosa ho capito in queste ultime settimane

E’ passato più di un mese da quando  sono chiusa in casa e il virus ha cominciato a diffondersi in Lombardia. Da due giorni un lieve calo dei contagiati e dei morti sembra segnare una curva che smette di impennarsi anche perché la temuta diffusione nel Sud, importata da chi è scappato dai primi focolai pericolosi, è stata abbastanza contenuta finora. La velocità di diffusione dall’inizio di marzo ad oggi ci ha come storditi. Qualche amico ammalato ci ha spaventato, ed ultimamente anche qualche morto che conoscevamo e ci siamo immedesimati nei tanti che hanno agonizzato e sono morti da soli, senza neppure poter avere conforto dai loro parenti e un funerale. Tra le vittime 24 medici, di cui 11 di famiglia.

Secondo l’Iss sono il 9% dei contagiati, probabilmente costretti a lavorare troppe ore e senza la sicurezza necessaria, come i tanti, paramedici e volontari che si sono infettati .

Molti contagi non sono riconosciuti immediatamente perché asintomatici, ma anche, purtroppo, perché nonostante si fossero rivolti ai medici o ai numeri telefonici diffusi, non gli è stato diagnosticata l’infezione perché il protocollo non prevedeva i tamponi. I malati vengono tenuti a casa finché non si liberano i posti, anche se si aggravano, e sono seguiti dal medico di famiglia. I morti sono soli nell’agonia ma sedati e ormai aumentano i morti a casa. Per un po’ ci hanno raccontato che le persone erano tutte molto anziane e si aggravavano per i malanni pregressi, tanto che si era differenziato chi moriva per coronavirus e chi con, ma per altre cause. Ora alcuni sono giovani che si aggravano in tempi brevissimi. E pare che sia proprio il loro sistema immunitario più forte a produrre l’infiammazione ai polmoni che produce una atrofizzazione degli alveoli. In questo modo non si respira e occorre l’ossigeno o, nei casi più gravi, l’intubazione. Gli uomini sono i più aggrediti per motivi fisici non chiarissimi da spiegare.

Altra tesi è che il virus, anche se asintomatico, produca una immunodepressione gravissima che facilita l’attacco di batteri o il ravvivarsi di malattie croniche. Comunque è noto che lo stress, a cui siamo sottoposti in tanti, in particolare chi lavora negli ospedali e nella sanità, a contatto ora per ora con sofferenza e lutti, inadeguatezza e direttive contradditorie tra catena di comando nazionale e ordinanze regionali, abbassa le difese immunitarie. Ma non si riesce ad avere molte certezze, neppure per quanto riguarda possibili cure e farmaci utili a contrastare il processo distruttivo del virus sulle cellule, far tornare il respiro senza l’aiuto di respiratori, ossigeno e intubazione. La sperimentazione del Cardarelli  su due pazienti del farmaco  antireumatico della Roche (tocilizumab)  ha subito ottenuto l’approvazione dell’Aifa. Altri principi simili, usati per HIV, che contrastano la grave infiammazione polmonare, una tempesta citochinica che provoca crisi respiratorie e fibrosi come reazione al virus, si stanno sperimentando sui malati senza protocolli, e quindi senza conoscerne gli effetti e tossicità. ” Uso compassionevole” si dice. Alcuni farmaci come il cortisone non hanno dato gli effetti sperati e altri si sono rivelati controproducenti, come l’aspirina e altri antinfiammatori e antidolorifici della stessa specie, comunemente usati anche senza ricetta medica nelle case. E su questo rischio non sono state diffuse informazioni chiare. Perché? Paura di essere denunciati dalle case farmaceutiche? Silenzio e notizie contradditorie sull’Avigan, il farmaco giapponese che permetterebbe di proteggere dal virus ed evitare il rigido isolamento imposto qua. Il governatore Zaia si impunta e pretende di sperimentarlo. Ieri Borrelli dichiara che l’Aifa autorizza. Il braccio di ferro con la catena di comando nazionale si era giocato già sull’uso a tappeto dei tamponi che ha permesso al Veneto di contenere la mortalità al 3,4% contro 9,1% nazionale e il  13,1% della Lombardia. La Corea, con tamponi a tappeto e la geolocalizzazione dei contagiati riesce a stabilizzare la curva dei contagi e dei decessi. Mentre da noi sale vertiginosamente e supera anche la Cina. Ma anche queste percentuali, come quelle dei contagi, sono assolutamente incerte, perché troppi non sono monitorati.

Notizie, comportamenti politici e teorie,  come quella spaventosa sull’immunità di gregge di Johnson e dei suoi esperti, accompagnata dall’avvertenza cinica di prepararsi a perdere propri cari, di fronte alla diffusione velocissima, cadono rapidamente e si moltiplicano isolamenti e quarantene, chiusure di fabbriche, attività commerciali e servizi pubblici, in particolare i trasporti, con conseguenti crolli delle borse e aumento dello spread. Si sfondano i limiti europei al debito e, nonostante le iniziali dichiarazioni della Lagarde che avevano creato panico e perdita di miliardi in poche ore, crolla il patto di stabilità e si chiudono le frontiere alle merci, sospendendo Schengen. Si modificano rapidamente i bilanci. Il nostro governo stanzia 25 miliardi per far fronte alle prime necessità medico sanitarie e economico-sociali. La linea è pochi tamponi, solo i ricoveri indispensabili, isolamento in casa e quarantene per i contagiati che vengono affidati ai medici di famiglia e alle cure telefoniche. Si partorisce in casa seguendo le istruzioni da remoto dell’ostetrica. Si ripetono ossessivamente le istruzioni sul non uscire di casa se non per necessità di approvvigionamento alimentare, salute e lavoro, lavarsi sovente le mani, distanziarsi di almeno un metro ed evitare qualsiasi contatto fisico. Le mascherine continuano a mancare come i tamponi e la sicurezza per chi lavora. Si apre un tavolo continuo di trattativa tra governo, sindacati e Confindustria, Confcommercio e Confartìgianato, si moltiplicano appelli e si minacciano scioperi. Si decidono geolocalizzazioni e droni, si puniscono penalmente i trasgressori, si mobilita l’esercito. Salute, economia e democrazia non sono garantite ed entrano in conflitto.

Non si era assolutamente preparati a fronteggiare una pandemia così pericolosa e trasmessa velocemente, nonostante da decenni si continuasse a sapere che il rischio era continuo e si era già manifestato concretamente più volte, dai tempi della spagnola in poi, passando per la sars, l’aviaria e altri coronavirus che sono passati dagli animali agli umani. Lo studio dei virus e delle sue varianti ( H1N1,H5N1, H3N2, H9N2) è circoscritto a virologi, i cui studi restano confinati nell’ambiente scientifico e non interessano minimamente i politici, distratti dalla preoccupazione di crisi finanziarie e di debiti crescenti, dai loro conflitti di potere, dalla paura da diffondere e indirizzare verso le migrazioni epocali, conseguenti a guerre e ai veloce cambiamenti climatici, che anch’essi vengono ignorati. Con la scusa del debito insostenibile si taglia la sanità e la si privatizza in modo del tutto irresponsabile e ora si fanno i conti con tutto ciò che manca dagli ospedali, alle attrezzature, ai letti, ai medici e paramedici, infermieri. Si usa e si consiglia Tachipirina, clorochina, già usata per la malaria, e interferone, proseguono le sperimentazioni  autorizzate dall’Aifa  su antinfiammatori, antivirali, antinfluenzali, farmaci per artrite reumatoide, HIV e così via. Si procede a tentoni. Anche le cifre su contagi e morti non sono realistiche a detta dello stesso responsabile dell’unità di crisi, Borrelli della protezione civile, dei 63mila contagi denunciati ad oggi si deve realisticamente contarne 10 volte in più, quindi 630mila! Qualcuno paventa la possibilità di essere ricontagiati perché neppure l’uso del plasma dei malati garantisce l’immunità e qualcun altro che in autunno riesploderà l’epidemia con varianti sempre più pericolose.

Questo è quello che ho messo insieme e che ho capito di questa situazione. Vorrei almeno uscire dall’isolamento mentale, se non posso uscire da quello fisico, e valutare collettivamente quello che in queste settimane abbiamo imparato, sperimentato e ci hanno raccontato. Stiamo cominciando a collegarci, a difenderci dalle fakenews, dagli ordini contradditori della catena di comando e a far rifunzionale cervello e cuore. Mi aiutate? Mi segnalate info utili e testimonianze, urgenze? Ripeto, io trovo scandaloso che non si facciano i tamponi neppure a chi segnala i malesseri tipici dell’infezione e al personale sanitario, mentre politici, divi, calciatori e le loro famiglie possano disporne immediatamente. Trovo scandaloso che non si avverta del rischio di assunzione di antinfiammatori che abbiamo in casa e possiamo procurarci senza ricetta medica visto che nelle avvertenze di molti medicinali FANS si parla di effetti che possono mascherare i sintomi di un peggioramento dell’infezione. Al riguardo consiglio di leggere le precisazioni AIFA e la comunicazione EMA. Grazie a tutte e tutti.

Pubblicato in: Ambiente, Donne, Europa, Istituzioni, Lavoro, politica,

Commenti:

  • Caterina della torre 24 Marzo 2020

    E’ difficile commentare, ma ti seguo su tutto. Prima che arrivi un vaccino c’è da aspettare e quindi perchè non usare quello che già abbiamo?

  • Claudio Ardizio 24 Marzo 2020

    Laura consiglio di ri editare le tue ultime frasi
    Non sono corrette le ultime frasi su farmaci tipo antinfiammatori come l’aspirina, l’ibuprofene, il naprossene, il voltaren , ecc

    vedi articoli

    https://www.aifa.gov.it/-/precisazioni-aifa-su-malattia-da-coronavirus-covid-19-ed-utilizzo-di-ace-inibitori-e-sartani

    https://www.ilpost.it/2020/03/18/ibuprofene-coronavirus/

  • Salvatore 24 Marzo 2020

    Saro’ matto, cinico e barbaro, ma quello che stai descrivendo e che sta succedendo, mi ricorda qualcosa che m’era venuto in mente già qualche tempo fa. In poche parole, affinché l’umanità possa darsi un barlume di possibilità di riuscire a garantire la propria sopravvivenza ha due alternative, inconciliabili tra loro:
    1- cambiare radicalmente lo stile di vita attuale. Vale a dire smettere di produrre e consumare in modo esponenziale, perché le risorse in acqua, cibo, aria, terra stanno scarseggiando, cosi come le materie prime (non solo combustibili fossili, ma anche le terre rare per fare le batterie). Questa scelta implica la fine del turismo di massa, delle fabbriche di armi e dei relativi arsenali, della produzione infinita d’elettrodomestici, di auto, moto, motorini, biciclette; pacchetti di plastica pieni di patatine, gomme da masticare, smartphone, PC… L’1% che ha il potere oggi lo perderebbe, a vantaggio del 99% che subisce gli effetti nefasti dell’abuso di potere e di ricchezza di quell’1%. Senza per forza tornare all’epoca della pietra, si viaggerebbe meno, ma si apprezzerebbe di più cio che si ha, chi ci sta vicino, anche se viene da lontano.
    2- Affinché il sistema capitalistico finanziario attuale possa perdurare, senza troppo intaccare le infrastrutture necessarie alla circolazione delle merci e dei capitali che si fa? Si riduce il peso della popolazione umana sul pianeta, specie in quelle zone dove la consumazione pro-capite è la più elevata, attaccandosi da prima alle persone che non servono più al sistema capitalistico.
    Ho paura che l’1% stia scegliendo la seconda opzione. Spero di sbagliarmi

  • Lorella 25 Marzo 2020

    Grazie per la tua lucidissima analisi, Laura. Il dopo, quando ci arriveremo, sarà difficilissimo. A voler essere ottimisti, sarà un’occasione per rivedere le nostre priorità, a voler essere pessimisti trionferà questo sistema disumanizzato e disumanizzante, e peggiorerà.

  • Daniella Ambrosino 25 Marzo 2020

    Non direi che si procede del tutto a tentoni, perché molte informazioni sui virus in generale e su questo in particolare, e sulle ricerche da fare, le abbiamo; semmai che si procede caoticamente, in ordine sparso. D’altronde non esiste un coordinamento sanitario internazionale vero e proprio e la WHO non viene riconosciuta che formalmente, mentre ogni Stato cerca di salvarsi come crede meglio: cfr. https://www.nytimes.com/2020/03/12/world/coronavirus-world-health-organization.html?auth=login-facebook
    Per quanto riguarda l’Italia, sui farmaci antiinfiammatori presi nelle prime fasi di malattia (qualunque malattia infettiva e non solo COVID 19) si è scelta la strada di rinviare al consiglio dei medici di base (cosa che viene ripetuta continuamente, di non cercare di curarsi da soli, particolarmente necessaria in un momento come questo). I medici di base conoscono benissimo la cosa e difatti prescrivono normalmente tachipirina e non FANS (vedi comunicazione EMA). Posso capire che in questo momento di ansia generale, un avvertimento ulteriore – oltre a quello già scritto sui fogli illustrativi dei medicinali stessi – sulla potenziale controindicazione di farmaci di uso comune avrebbe creato un eccesso di allarme generalizzato, equivoci, panico presso chi prende questi farmaci per malattie croniche, intasamento dei centralini, mentre sicuramente i medici di base sono in grado, meglio di ciascuno di noi, di valutare pro e contro in uno stato febbrile, e di regola prescrivono tachipirina.
    Trovo molto grave invece il fatto che non si pratichi precocemente il test per COVID 19 a tutti i sintomatici anche lievi – come pubblicamente raccomandato da Ricciardi, consulente OMS del governo, e da tanti clinici – e che non ci sia né un monitoraggio accurato e sistematico delle cerchie dei positivi, né adeguate strutture (negli alberghi vuoti) dove persone in quarantena e operatori sanitari a rischio possano scegliere di stare per non infettare i propri conviventi.
    Trovo altrettanto grave che non si siano limitate in modo molto più stringente le categorie di persone autorizzate a lavorare, e che non si prevedano sanzioni gravissime per chi non mette i propri dipendenti in condizioni di sicurezza durante il lavoro indispensabile.
    In particolare per quanto riguarda i test, ogni giorno che passa fa danni incalcolabili, eppure non si praticano tutti i test che sarebbe possibile fare (a parte in Lombardia dove le strutture sono sovraccariche) Per esempio nel Lazio, che pure è una delle regioni che fa più test, e dove le strutture ospedaliere e i laboratori non sono (per ora) intasati, la regola quotidiana è di NON praticare il test sui sintomatici lievi, ma solo sui gravi e gravissimi- quando ormai sono praticamente da ricovero. Questo impedisce sia le cure precoci, sia la ricerca e il monitoraggio di altri potenziali infetti. Questo non vuol dire che qui non si pratichino molti test: nel Lazio circa 4000 solo il 23 marzo, per un totale
    di 17845, di cui il 20% a operatori sanitari.
    Ogni giorno in Italia si praticano dai 17.000 ai 25.000 test, che non sono pochi, più o meno quanti in Germania e quanto avveniva nei giorni di picco in Corea del Sud. Tuttavia non basta ancora, è evidente.
    E, ripeto, il monitoraggio dei casi positivi – che sono molto meno (si stima 4 volte meno) dei contagiati effettivi – è assolutamente insufficiente.
    Qui scontiamo un’impreparazione generale e una disgraziata competenza regionale in materia di sanità, che pure non può servire al governo da alibi e scaricabarile sulle Regioni in situazione di emergenza. Eppure il tempo per predisporci un po’ meglio, dal 31 gennaio, c’è stato.

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