covid-19 fase 2?

postato il 20 Apr 2020
covid-19 fase 2?

Ormai sono da due mesi esatti chiusa in casa a Torino senza praticamente uscire visto che mi consegnano la spesa a casa o Piero scende a prendere pane, frutta e verdura nel nuovo negozietto all’angolo, mentre ritira la posta. Guardo il parco sotto casa mia dall’alto, chiuso e frequentato lungo il marciapiede solo da chi ha un cane. Chiacchiero con la mia vicina mentre prendo il sole sul balcone lato cortile. Lei è rimasta vedova da poco, per l’altra malattia che miete vittime in silenzio, il cancro. Da quello che ho capito, chi ne è affetto, riceve cure con difficoltà e si è visto posticipare a non si sa quando l’operazione necessaria correndo evidenti rischi. Da quando Laura Marchetti ha denunciato a inizio pandemia la tendenza capitalistica all’eugenetica ho preso nota delle tante e troppe raccomandazioni maschili di esperti e politici che, più o meno velatamente, riprendevano considerazioni che violano diritti costituzionali. Di come Dpcm, direttive e ordinanze, nazionali e locali, attuassero pericolose situazioni che mettevano a rischio quelli che non potevano difendersi, fossero sanitari in prima fila o anziani delle Rsa.

In compenso si sono moltiplicate le call dove sono stata coinvolta a discutere di tanti temi specifici e generali e ho potuto risentire amiche e amici e le loro idee ed esperienze. Nella confusione che si diffondeva in rete ho preferito ascoltare considerazioni che trovavo corrispondenti al mio sentire, leggere articoli scientifici e informarmi sulle sperimentazioni in corso e quelle future, prestare attenzione a come si formulavano decisioni, e quali interessi le sostenevano. Ad esempio la nomina di Colao, ex amministratore delegato Vodafone e sostenitore acceso del 5G, le nomine di enti di secondo livello, di comitati tecnico/scientifici, di catene di comando e task force nazionali e locali, di esperti. In genere tutti rigorosamente maschi. E seguire attentamente quello che facevano le poche donne che nel mondo guidano Stati. Parecchi giornalisti cominciavano a denunciare che mentre i capi come Johnson o Trump, ma anche Zingaretti, Sala, Gori, Fontana e tanti altri si dovevano rimangiare le loro decisioni rischiose che avevano diffuso contagi, le cape di governi erano riuscite a contenere il contagio.

Il Corriere di oggi, a pag 6, riporta una interessante, precisa e imbarazzante ricostruzione di cosa è successo in Lombardia e al governo, a partire dal 7 gennaio, quando i medici di base al ritorno dalle vacanze, si sono trovati un numero crescente di pazienti, che avevano vaccinato contro l’influenza, con polmoniti gravi. Denunciano all’azienda bergamasca provinciale di tutela della salute richiedendo un controllo sulle radiografie dal 25 dicembre in poi senza ottenere nè risposte nè attenzione a predisporre attrezzature e dispositivi di protezione. Solo il 22 gennaio Speranza fa una circolare che prescrive tamponi in polmoniti insolite “senza tener conto del luogo di residenza e di informazioni di viaggio”. Nella seconda circolare è costretto a cancellare la frase e il 30 gennaio siamo avvisati che è arrivata dalla Cina l’epidemia ma non ci sono istruzioni su cosa devono fare Regioni e ospedali. Solo il primo marzo il governo, su indicazioni del Comitato scientifico, chiede di incrementare i posti di terapia intensiva. Nel frattempo Burioni e altri soloni avevano dichiarato che si trattava di semplice influenza con “rischio pari a zero” e Conte frena le sollecitazioni di Speranza a chiudere tutto e procede con la sua gradualità di Dcpm in conferenze a reti unificate mentre ogni Regione procede in ordine sparso. Solo il 9 marzo, due mesi dopo Conte dichiara tutta l’Italia zona rossa. Nel frattempo i malati sono tanti e gravi, non ci sono materiali di protezione e reparti a terapia intensiva sufficienti, si decide che quelli anziani e compromessi si lasciano morire, anzi le RSA diventano luoghi dove portare i contagiati che non si sa dove mettere, si continua a fare tamponi solo a chi torna dalla Cina o è passato per Codogno, e medici e paramedici si contagiano e contagiano.

Nelle ultime settimane assistiamo all’indecoroso e aggressivo scaricabarile tra Regioni e governo, ma anche alle polemiche tra i vari soloni che distribuiscono ricette nei media, al moltiplicarsi di comitati e task force di esperti, tutti maschi, a livello centrale e locale. Le donne sono quelle che curano, le badanti gratuite o pagate. Che si infettano e infettano senza nessuna protezione, come molti medici, infermieri e volontari in prima linea. La Confindustria, che aveva impedito di chiudere all’inizio, si rimette a chiedere a gran voce la riapertura delle attività e così, mentre i contagi si diffondono e i morti sono ogni giorno centinaia, ci si prepara ad una fase due e ci raccontano che una App (volontaria) sul nostro cellulare ci salverà.

La conferenza stampa di Borrelli si fa solo più due volte a settimana e ci si risparmia l’alto esperto, che cambia ogni volta, che lo accompagna con le sue considerazioni. Di tutte le sperimentazioni di farmaci, tecniche e decisioni, che i medici portano avanti sui malati (tachipirina, eparina, clorochina, cortisone, antireumatici e antivirali e altro) non si dice, l’AIfa autorizza tutto per non scontentare con la formula di sperimentazione compassionevole che non prevede protocolli, nessuno fa un bilancio prima di parlare di fase due. Poichè non si è capito come si è diffuso il virus, nè qual’è la sua origine, nè come si cura, si cercano affannosamente vaccini e si dice che saranno obbligatori, pur sapendo che non ci sono i tempi per validarli perchè tra prova in vitro, su animali e su umani passerebbero tre anni, e il virus muta velocemente, e poi non si sa neppure se chi si è ammalato resta immune o se lo può riprendere, dopo due mesi di rigida clausura di tutti meno di chi ha cani e chi cura o serve nella catena di servizi essenziali, si chiacchiera e si litiga su come riaprire.

Quale affidamento amiche mie ci dà questa catena di comando? Mentre ci confrontiamo e speriamo di poter avere un dopo che preveda una società ecofemminista, senza deforestazione, animali negli allevamenti intensivi, guerre e violenze, cambiamenti climatici e predazioni, possiamo almeno condividere le nostre esperienze sulla prima fase e prepararci ad una fase due che speriamo meno pericolosa e imbarazzante della prima, ma di certo non mi costringeranno più a non avere informazioni documentate, a subire ricette contrastanti e a rischiare come nella prima. Ho bisogno però del vostro aiuto. Confontiamoci sull’essenziale, Grazie.

Pubblicato in: Ambiente, Diritti umani, Donne, Europa, Istituzioni, politica,

Commenti:

  • Lorella 20 Aprile 2020

    Grazie, Laura, per il tuo intervento che mette in evidenza, se ancora ce ne fosse bisogno, tre aspetti del problema, fra loro interrelati:
    1. Questa società rapace in cui viviamo, questa società che depreda le risorse e sfrutta gli esseri umani sta andando verso il collasso.
    2. La gestione della pandemia è stata lenta, inefficace, spesso ottusa e corrotta da interessi vari, in molti paesi del mondo, Italia inclusa. Gestione tutta al maschile, c’è bisogno di dirlo?
    3. Mai come ora ci sarebbe bisogno di una gestione ecofemminista delle risorse, di un’inversione di tendenza nei contenuti e nella leadership che favorisca il contributo ecofemminista.
    Aggiungo e chiudo, che quando si citano isole felici di gestione dell’emergenza da Covid-19, paesi la cui la leadership è femminile, si sentono sempre le stesse obiezioni. Della serie: ma loro sono un’isola, ma sono pochi, e poi queste donne al potere raccolgono i frutti della gestione precedente, che era maschile…
    Questo per dire che, come sempre, quando si parla di donne al potere si vede solo ‘il bicchiere mezzo vuoto’, si sminuisce, si ridicolizza talora. L’unico modo per invertire la tendenza, tanto più in un paese retrogrado come il nostro, è avere tante, tantissime donne nei posti di comando. Altrimenti, niente cambierà.

  • Daniela 20 Aprile 2020

    Suppongo che il paese a gestione femminile dove l’epidemia ha fatto un decimo dei nostri morti, sia la germania. Per quanto riguarda la politica al femminile, non farei lo struzzo e riconoscerei che l’europa, l’EU, è adesso in mani femminili, da Lagarde, che tiene i “cordoni della borsa”, a von der Leyen, che decide le politiche comunitarie. Eppure siamo alle solite, vecchie discussioni di sempre: “ma la susanna agnelli si può includere nel femminismo?”. Nessuna di queste donne, a partire dalla Merkel, è “ecofemminista”. Sono TUTTE conservatrici, sinonimo di confindustria. E perchè non parlare di Meloni, prima assoluta leader di partito in italia, che arrivi al 10%? Le donne arrivano al comando in politica da destra, mi sembra appurato (vedi thatcher). Perchè non ne parliamo?
    E non per essere pessimista, ma concludo dicendo che la fase due che STA ARRIVANDO è il riscaldamento globale. Inevitabile (e con dati osservabili da chi segue il progresso ecologico della malattia planetaria). Invece di sognare improbabili rivoluzioni, è il tempo di Demetra, Cerere. Questo è il nostro ruolo. Antico, terrestre, spirituale. Lasciamo alle donne di destra la gestione eco-nomica (le regole della casa). Pensiamo allo spirito, al cuore della terra. L’umanità se ne andrà, se ne sta andando, ed ha bisogno di riflettere questo trapasso.

  • Laura de Donato 20 Aprile 2020

    Cara Laura,
    Dopo mesi di lavoro fitto, quasi ossessivo, nell’informazione scientifica per il Tg Leonardo la pensò esattamente come te, condivido ogni passaggio e affermazione è oggi, per la prima volta, mi sono rifiutata di intervistare l’ennesimo solo e che non voleva rispondere alla mia domanda, cioè di spiegare con chiarezza alle persone cosa fosse, come funzionasse, e come si scaricasse la famosa app, che lui avrebbe contribuito a creare, ma voleva invece andare in Tv a dispensare l’ennesima ricetta di test, trace and treat per la quale in italia mancano totalmente i presupposti. Continuiamo così, a non ingoiare le verità false e premasticate, che ci vogliono propinare. Pensiamo con la nostra testa, coltiviamo lo spirito critico e l’arte della responsabilità.
    Ciao
    Laura

  • Giovanna Falcone 23 Aprile 2020

    Invece io penso che noi donne siamo Cassandre cioè finché ci lamentiamo e non agiamo,siamo praticamente inascoltate e ignorate…

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