Da Cosa nostra a cose nostre

postato il 18 Dic 2008

La recente operazione che ha sbaragliato la rinascente cupola di Cosa Nostra a Palermo ci ha ridato un pò di fiducia nei poteri dello Stato e nella volontà anche di questo governo di combattere seriamente la criminalità organizzata, anche se, come emerso anche nel corso dell’operazione in Sicilia i voti orientati dai mafiosi sono andati, insieme all’UDC, ai partiti dell’attuale maggioranza.
Le intercettazioni che hanno tolto il coperchio alla corruzione del potentissimo Alfredo Romeo, patron di Global Service e Assoimmobiliare insieme a Gabetti, nei confronti degli assessori di Napoli per appalti il cui capitolato scriveva direttamente lui insieme al bando in modo da non correre rischi, sono zeppe di riferimenti a “cose nostre”.
Tra i presunti corrotti di Napoli, anche il suicida Nugnes, che pare attraverso il deputato Lusetti fosse arrivato anche a Rutelli, che protesta la sua etraneità. Rutelli nel ’97 aveva affidato a Romeo, nonostante la sua precedente condanna per corruzione di tangentopoli, 44mila proprietà comunali.
Claudio Velardi, assessore di Bassolino ed ex consigliere di D’Alema avrebbe invece favorito gli appalti di 22 milioni di euro per i 14 palazzi del Senato. Anche la manutenzione degli impianti del Quirinale è affidata a Romeo che ai tempi di Tangentopoli 1 pagava equamente DC e PSI e oggi il PD che è al governo della città, ma anche del PDL se si confermasse il coinvolgimento del vicepresidente della Camera Bocchino.
I presunti corrotti dell’Abruzzo, Del Turco e i suoi, il sindaco di Pescara, sono del PD, anzi quest’ultimo è segretario regionale

Come i presenti corrotti della Basilicata che nella valle dell’Agri hanno concesso lo sfruttamento del petrolio a Ferrara della Total, pare ovviamente dietro laute ricompense.
Carlo Toto, patron dell’Airone e ora socio della nuova Alitalia è anch’esso coinvolto. Per un giusto equilibrio tra le due compagnie, tra il vecchio e il nuovo, anche i dirigenti della vecchia Alitalia sono indagati per bancarotta.
Tutte queste vicende ormai passano nelle orecchie e davanti agli occhi di elettori ed elettrici che non sanno più a che santo votarsi, soprattutto chi credeva che la sinistra e il centro fossero più puliti e con qualche velleità di onestà, visto che di lì sono sempre venuti gli appelli alla questione morale. Sempre più nauseati non vanno più a votare come è successo nelle recenti regionali in Abruzzo, e cominciano a considerare il nostro “bel paese” un immondezzaio vero, per la gestione dei rifiuti, e metaforico per la gestione politica di tutti i partiti.
Di Pietro, che sull’onda di Tangentopoli 1 è entrato in politica oggi, con Tangentopoli 2 rischia di diventare l’unico a raccogliere voti disperati più che convinti. E la Lega di diventare semprè più forte al Nord.
Si fa un gran parlare ovviamente delle differenze e delle uguaglianze con Tangentopoli 1, tra vecchio PSI e nuovo PD, di riforma della giustizia e di magistratura anch’essa non molto credibile in questa fase , dopo lo scontro tra le procure di Catanzaro e Salerno.
Ormai dopo le caste dei politici e dei giornali si parla anche di casta dei giudici.
Nel sessantennio della nostra bella Costituzione vediamo lo sfascio di un sistema politico e istituzionale che si sfarina nel momento che dovrebbe essere più forte per frontaggiare una terribile crisi finanziaria ed economica, con la percentuale di disoccupati già aumentata, come il rapporto Istat odierno del terzo trimestre denuncia.
Ma tutti quelli e quelle che hanno sempre fatto il loro dovere, che hanno cresciuto i loro figli insegnando loro a costruire un futuro migliore si devono rassegnare a questo squallore?
Come possiamo spazzare via tutte le caste, corruttori e corrotti, tanto più vergognosi in momenti drammatici come questi in cui insicurezza per il lavoro e povertà crescono ogni giorno?

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