Dalai Lama torinese tra ragion di stato e ideali

postato il 18 Dic 2007
Dalai Lama torinese tra ragion di stato e ideali

La Cronaca di Torino de La Stampa di martedì 11 dicembre, ha pubblicato un articolo sulla venuta a Torino del Dalai Lama a firma Beppe Minello dal titolo Onore al Dalai Lama “Ma solo come Nobel” e dal sottotitolo “La scappatoia di Bresso e Chiamparino

L’articolo riporta virgolettate le dichiarazioni del Sindaco che conferirà la cittadinanza onoraria al Dalai Lama non come riconoscimento alla sua attività politica ma come premio Nobel. Gli fa eco la Presidente Bresso sottolineando anche che la Regione non ha “competenze in politica estera” nè volontà di intromissione “nelle decisioni politiche di un altro governo”.

Il console cinese non è soddisfatto ma almeno riconosce che il Dalai Lama non è solo un leader spirituale ma anche politico cancellando l’ipocrisia e la scappatoia. Dice però una grossa falsità addebitando al Dalai Lama una volontà di indipendenza “di un’area ben più vasta “per giustificare la politica repressiva del suo paese che ha occupato il Tibet uccidendo migliaia di tibetani, distruggendo i monasteri e costringendo i monaci a lunghi anni di prigionia e di torture. In questi anni poi l’esilio è stato l’unica possibilità di un intero popolo di conservare religione, civiltà e storia, lingua e tradizioni perché i tibetani rimasti nel loro paese sono stati repressi, cancellati e costretti a “cinesizzarsi”.

Il Dalai Lama non ha mai cessato di tentare un dialogo con la Cina, inviandovi i suoi ambasciatori, e per salvare il suo popolo in Tibet, ha da anni affermato di cercare l’autonomia e non l’indipendenza, naturalmente solo con la pratica e la politica della non violenza

Domenica il Dalai Lama ha incontrato i cittadini torinesi che affollavano l’Auditorium e piazza Castello.

Rivolgendosi in piedi ai politici che lo hanno invitato ha ricordato perchè il Tibet è centrale rispetto alla geopolitica e agli ecosistemi, ma anche alla spriritualità non solo delle regioni circostanti ma del mondo intero come risposta alle giustificazioni di realpolitik di tutti quelli che hanno dimostrato paura di fronte all’irritazione cinese, a cominciare dal nostro Presidente del Consiglio

La sera infatti, a Fazio che gli chiedeva perchè non ha incontrato il Dalai Lama Prodi ha risposto: “Ci vuole prudenza. E c’è una ragion di stato da salvaguardare. Io ne sono il custode”.

Qual’è la ragion di stato di cui Prodi si sente custode? Le ragioni del business contro i diritti umani, civili e religiosi calpestati da quel grande popolo Cinese i cui governanti in nome della supremazia economica mondiale sacrificano tutto, non solo i diritti delle minoranze ma libertà, ambiente e salute dei suoi stessi cittadini.

Cancellare tutta questa drammatica realtà e non riconoscere che è il Dalai Lama è il capo politico e spirituale di un popolo che da decenni non vede riconosciuto nessun tipo di diritto alla sua identità nella sua terra occupata dai cinesi che vogliono cancellarlo è vergognoso.

Farsi spaventare dai ricatti cinesi e non rivendicare il rispetto dei diritti politici e umani nel Tibet trovando ridicoli escamotages che non accontentano di certo i cinesi è ipocrita e sciocco.

Ho incontrato il Dalai Lama più volte a Roma, a Dharamsala, a Edimburgo e sempre sono rimasta affascinata dalla sua lucidità politica e dal suo carisma e ho incontrato i cinesi in delegazioni ufficiali in Cina e a Roma durante il mio mandato e ho dovuto sempre costatare un’arroganza e una chiusura totale nei confronto del Dalai Lama e del suo popolo.

Purtroppo i politici italiani di destra e di sinistra, che presiedevano e presiedono governi nazionali e locali, le Camere e i Consigli regionali si sono sempre abbassati al volere del governo cinese.

Ringrazio il presidente Gariglio e la segretaria dell’ufficio di presidenza del Consiglio Regionale Cristina Spinosa per aver invitato il Dalai Lama che ha accettato di venire a Torino allungando la visita già precedentemente programmata in Italia che non l’includeva. Avrei voluto che Prodi, D’Alema, Bresso e Chiamparino mostrassero un po più di coraggio.

Pubblicato in: Esteri, Europa, Istituzioni, politica,

Commenti:

  • sebastian 19 Dicembre 2007

    Sul Dalai Lama mi trovo in imbarazzo come cristiano di origini indiane..il Papa ha fatto finta di nulla come se non esistesse per non inimicarsi la parte cinese..La questione delle nomine dei vescovi lo ha tarpato ed ha scalfito la sua anima idealista in maniera corrosiva..Si è dimostrato un politicante di bassa lega,nel preferire tacere..Lui che dovrebbe essere il capo spirituale viene soggiogato dal giogo cinese…lui che è rappresentante di Pietro sulla terra..Ammiro il Dalai Lama per la sua perseveranza e la sua pazienza indomita..lottare con lui significa aderire a comuni valori professati..

  • Laura Cima 10 Gennaio 2008

    sono d’accordo. Ben diversamente dal papa Wojtyla che aveva stabilito con il Dalai Lama, e anche con le altre autorità religiose, un rapporto di stima, affetto e collaborazione. Per altro, al pari dei tibetani, anche la chiesa cattolica, non quella cattolica di regime, è fortenente perseguitata in Cina. Lo è anche in Vietnam e in paesi musulmani, compresa la vicina Turchia. Stranamente il Vaticano si sta comportando come chi non vede non sente e non parla.

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