Dpcm,ordinanze, protocolli

postato il 15 Nov 2020
Dpcm,ordinanze, protocolli

Ci stiamo fermando a poco a poco nei nostri ghetti rossi, arancio o gialli, nelle nostre case, davanti a schermi dove lavorare, scambiare info, incontrare chi vorremmo abbracciare, bersagliate da numeri a pioggia, da ordini minuziosi che cambiano da un giorno all’altro, da presunti esperti, scienziati e tecnici che ci dipensano ricette contradditorie, da politici che litigano tra di loro, si giustificano e ci colpevolizzano (tutti uomini), da algoritmi che modificano già il nostro modo di percepire la realtà ed orientarci, raccolgono tutti i dati che involontariamente gli forniamo e che poi vengono rivenduti da chi e a chi si arricchisce a dismisura.

In questa situazione difficile in cui la pandemia galoppa e ormai ciascuno di noi ha amici e parenti contagiati, se non è stata contagiata o lavora nella sanità, e quindi sa cosa significa un sistema socioassistenziale che non è più in grado di garantire cure a tutti in tempi certi. Noi invece curiamo da secoli, tessiamo la tela delle relazioni e disfiamo i disastri dei Proci dei nostri tempi ma non aspettiamo più nessun Ulisse che ci salvi. Abbiamo capito che o ci salviamo insieme, #dallastessaparte, cambiando questo paradigma patriarcale che ci ha portato in questa terribile situazione perchè nessuna nostra azione, suggerimento e cambiamento lo ha intaccato alle radici violente e predatorie su cui si è affermato. E allora paradigma della cura di noi stesse, di chi amiamo, di chi ha bisogno di aiuto ma in realtà di ogni vivente di ogni specie e della stessa madre terra.

Questa assunzione di responsabilità ci obbliga a fare i conti quotidiani con l’organizzazione attuale ovunque e a denunciarne le storture e le incapacità proponendo immediatamente l’alternativa, il modo di concretizzarla, la forza collettiva per renderla stabile, trovando le risorse necessarie e prestandoci a dirigere il processo mantenendo il nostro ruolo senza cedere a tutte le forme, più o meno violente che conosciamo benissimo, per screditare noi e il nostro lavoro, scipparci quello che serve per ritornare alla situazione precedente mascherandola e potenziandola. Ma la pandemia ha denudato il re. E oggi non ci possiamo più cascare, neppure quelle che sperano ancora in qualche guadagno personale che gli verrà concesso se tornano gregarie. Non è affatto facile ma non possiamo fare altro che costruire il nuovo paradigma, disvelando chiaramente la situazione quando è ambigua, come ha fatto su La Stampa dell’8 novembre Donatella Di Cesare “le donne senza spazio pubblico” e portando il supporto di dati chiari come la Sottosegretaria Guerra ha fatto in Parlamento presentando lo scandaloso bilancio di genere del nostro paese e come Linda Laura Sabbadini fa instancabilmente (ieri in CGIL Futura con la Camusso oggi sul Sole 24 ore).

Preparando il confronto nel laboratorio ecofem e sostenibilità ho passato in rassegna il primo elenco di 500 idee progettuali per il recovery fund, che qualcuno al governo ha reso pubblico senza averne l’autorizzazione, poi le linee guida ufficiali e in ultimo i goals dell’agenda Onu 2030, sconfortanti nella loro inutile ripetitività neutra e mi manca un bilancio di cosa si è raggiunto nel 2015 dei precedenti obiettivi e una qualche proposta per aggiornarli ora in era pandemia. Ho naturamente seguito le evoluzioni contradditorie dell’OMS e dell’ISS e le decisioni governative ad ogni livello. Molti di questi documenti li trovate nel google drive di sostenibilita@dalla stessa parte a cui per accedere dovete iscrivervi. Qui riassumo solo alcuni titoli: sconfiggere la povertà, la fame e garantire benessere e salute a tutti di ogni età, istruzione di qualità e PO, parità di genere e empowerment, fine discriminazioni, matrimoni bambine e forzati, violenza tratta e prostituzione, riconoscimento e valorizzazione lavoro di cura, condivisione e servizi di supporto, PO nei processi decisionali, nella vita politica, economica e pubblica, nell’accesso alle risorse economiche, alla terra e alla proprietà, all’eredità e alle risorse naturali, alla salute riproduttiva e sessualità secondo la Piattaforma di Pechino 1995.( qui mi sono dilungata ovviamente) accesso a acqua ed energia pulita, a lavoro dignitoso e crescita economica garantendo almeno il 7% del PIl nei paesi meno sviluppati! Confesso che qui mi sono fermata perchè le nostre amiche economiste potrebbero dirci qualcosa di serio al riguardo e tutte noi ricordarci che quell’uno per cento che detiene quasi tutte le ricchezze si è appropriato nel frattempo di molto altro e l’impoverimento drammatico, conseguente alla predazione continua, sta coinvolgendo una quantità mai vista di donne che pensavano di essersi emancipate. Ricordo nell’ultimo anno che Big Pharma ha aumentato del 50% i profitti, le società Big Tech (Amazon, Fb e Apple) del 42,45%. i loro sbandierati redditi in beneficienza coprono lo 0,068% della loro ricchezza e consentono loro di risparmiare tasse.

Per coprire questa situazione intollerabile ogni tanto lasciano emergere qualche donna come la Kamala Harris nelle recenti elezioni USA o la Antonella Polimeni qui.

Chi di noi sta lavorando nella direzione di un cambio di paradigma sa che che nessun partito o organizzazione mista attuale puó garantirlo da sola e senza la nostra direzione. Buon lavoro a tutte noi e buona domenica.

Pubblicato in: Ambiente, Diritti umani, Donne, Istituzioni, salute,
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