esserci e farsi sentire da protagoniste

postato il 12 Dic 2019
esserci e farsi sentire da protagoniste

Esserci e farsi sentire da protagoniste

Non sono arrivata in tempo al funerale di una protagonista della mia generazione, una donna autorevole, spiritosa, creativa e coraggiosa: Anna Bravo. Franca Manuele,  sessantottina come noi,  le ha fatto l’ultimo affettuoso saluto: “ vietato morire? Mi hai detto solo poco tempo fa. Vietato vietare. Dai venti agli ottanta hai guardato il mondo con occhi giovani, al femminile. Gli occhi della storica, della femminista, della militante, hai scrutato il presente alla ricerca di una speranza. Hai puntigliosamente letto giornali, riviste, alla ricerca di fatti, notizie di cronaca che riguardassero le persone buone , che con gesti, corpo e voce avevano interrotto la violenza sospeso la sofferenza delle vittime, degli inermi. I giusti, che se salvano uno salvano tutti. Il filo rosso della storia. Per te.”

Anna si è sempre fatta sentire con il suo pensiero libero e femminista.

Alla sera sono andata in piazza con le sardine, più per curiosità che per convinzione quando il portavoce torinese Paolo Ranzani, ha ridimensionato le madamine che di conseguenza hanno rinunciato ad esserci in arancione per propagandare il Sitav. Il resoconto di Repubblica ha continuato vergognosamente a sponsorizzare quest’opera ridicola, non ancora cominciata e vecchissima, per cui si spende da trenta anni remunerando gli amici di Confindustria e del Sistema Torino. Hanno però  dimenticato di dire che nella piazza a favore di un anno fa, che Repubblica insisteva a ricordare, erano presenti Salvini ed esponenti della destra, da sempre complici dell’attuale sviluppo insostenibile e portatori di odio verso migranti e più deboli, proprio quegli interessi e quella cultura contro cui le sardine si mobilitano.

Protagonista invece la neopresidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia che nel suo discorso di insediamento ha detto che farà da apripista perché  non è ininfluente che finalmente una donna sia stata eletta per la prima volta rompendo quel tetto di cristallo che finora l’aveva impedito. Anche Nilde Iotti, ricordata nella docu-fiction vergognosamente commentata da due direttori di testate, Senaldi e Sallusti, aveva orgogliosamente rivendicato di essere la prima presidente della Camera dei Deputati. Recenti sondaggi registrano che il 40% di italiani vorrebbe una donna alla Presidenza della Repubblica e Presidente del Consiglio, dove la Cartabia era stata candidata al posto di Conte da alcuni cattolici e alcune femministe. Protagonista eccezionale la giovanissima Sanna Marin che all’età di mio figlio, neomamma è diventata premier in Finlandia con al governo 12 donne e 7 uomini: i media hanno subito messo in rilievo che ha due madri, una delle prime di famiglia arcobaleno legalmente riconosciuta nel suo paese più di trenta anni fa. In Finlandia a capo dei 5 partiti di centro sinistra e verde ci sono  donne. Non molto tempo fa Jacinda Arden è diventata premier in nuova Zelanda insieme ad altre 20 donne nel mondo  a capo di stato o di governo. In Europa Angela Merkel  cancelliera dal 2005 sta finendo ora il suo ultimo mandato ma anche in Islanda, Norvegia, Estonia, Lituania, Romania, Croazia, Serbia, Georgia, Malta, presiedono o governano donne. Ieri la presidente della Commissione europea Van Der Leyen ha presentato in Parlamento il suo programma green deal, con uno stanziamento di 100 miliardi di euro. Anche lì dobbiamo esserci e fare proposte che condizionino la politica italiana che ha timidamente riconosciuto la necessità di professionismo nello sport per poche discipline dopo anni in cui i risultati delle italiane a livello internazionale sono stati eccezionali.

Iole Natoli ci segnala una info importante che risale agli anni 80: “in Norvegia al matrimonio l’uomo può prendere il cognome della moglie o mantenere il suo, come la donna. Il figlio prende il cognome della madre alla nascita”. Una cultura paritaria di rispetto.

In Italia, nonostante tre condanne di Corti nazionali ed europee  e più di 50mila firme per il cognome materno il figlio prende il cognome del padre alla nascita. L’Italia continua ad avere una vergognosa cultura politica e giornalistica maschilista, di cui Sallusti e Senaldi non sono che l’ultimo esempio, e per questo dobbiamo esserci nelle istituzioni da protagoniste. Greta Thunberg ha appena ricevuto la prima pagine di Magazine Time come personaggio dell’anno, di ritorno dalla Cop25 d Madrid ha scelto Torino per essere presente allo sciopero di domani di FfF.

Torino dove un movimento di tante operatrici, utenti, politiche, attiviste sta mettendo alla corda una giunta regionale e coalizzando l’opposizione a difesa del S.Anna, che occupammo quando conobbi Anna Bravo, negli anni ’70. La mia città è da allora un laboratorio con l’occupazione anche dei consultori  per praticare self-help, discutere della nostra sessualità e maternità, della nostra autodeterminazione.

Come lei siamo responsabili e vogliamo esserci dove si decidono le politiche della nostra città, del nostro paese, dell’Europa e internazionali. Chissá che finalmente si fermino guerre e si trovino i responsabili di tante stragi impunite, a partire da quella di piazza Fontana che oggi si commemora .

Pubblicato in: Donne, Europa, Istituzioni, politica, TAV,

Commenti:

  • Lorella Marini 13 Dicembre 2019

    La tua analisi, sempre molto lucida, mette il dito sulla piaga, purtroppo. Il gap profondissimo fra il nostro paese e i paesi scandinavi dove donne e uomini vivono in un sistema realmente paritario. Il cognome che si sceglie o non si sceglie (sia dall’uomo che dalla donna) in caso di matrimonio e il cognome della madre dato ai figli sono elementi rivelatori di un approccio al rapporto fra i sessi. Paritario nei paesi scandinavi, patriarcale nel nostro paese medievale. Ho sempre creduto e continuo a credere che ci sia bisogno di donne femministe in politica, ma credo che non basti. Le donne italiane, molte perlomeno, sono come assopite e accettano come inevitabile un destino di ‘irrilevanza’ sociale ed economica in cui vivono da sempre. Le battaglie degli anni ‘70 sembrano appartenere a un altro secolo e a un’altra galassia; molte donne non le conoscono, non le ricordano, non sono interessate. E l’abitudine a meccanismi di subalternità è radicata, interiorizzata nel profondo. Le donne che vanno in piazza con NUDM e le femministe che continuano a lottare sono la punta dell’iceberg. Sotto di loro c’è un sommerso enorme di donne inconsapevoli che continuano a vivere immerse negli schemi opprimenti del patriarcato senza mai metterlo in discussione. Cosa fare? Ho ben presente il problema, non la soluzione. Essendo un’educatrice, cerco di incidere proponendo un messaggio educativo diverso a ragazzi e ragazze. Credo sia fondamentale, ma può avere un impatto a lungo termine. Cosa fare hic et nunc non lo so proprio.

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