Fem Blog Camp Livorno: gli occhi di un’altra generazione

postato il 1 Ott 2012
Fem Blog Camp Livorno: gli occhi di un’altra generazione

le foto sono di Laura Albano.
Siamo poche, tre o quattro della mia età a Livorno: tante giovani e giovanissime e anche qualche ragazzo, non molti in verità: quelli che ripudiano il patriarcato, e che non vogliono che i loro figli crescano in quella cultura, soffrono di solitudine. Ci ringraziano ma pongono un problema politico di non poco conto. Come si educano i giovani, come si riparano i guasti di questa società? Uno dei lavori più interessanti viene presentato domenica mattina nella sala 3, alla presenza purtroppo di troppo poch*: nemmeno una decina di persone ed anch’io abbandono perchè devo prendere il treno per il ritorno. “Non lo faccio più”, un piccolo libretto che raccoglie un serio lavoro di due anni, fatto anche con la collaborazione dei tribunali dei minori e che verrà presentato anche a Torino, domenica mattina, all’iniziativa di SNOQ “mai più complici”, raccoglie dati e il risultato di molte interviste nelle carceri con giovanissimi stupratori e le ragazzine violentate dai loro amici, complici alcool e altre sostanze che circolano liberamente in discoteca. “Non appoggiare mai il bicchiere in cui bevi, ma tienilo sempre in mano”, perchè non sai quello che potrebbero metterci dentro mentre sei disattenta. Nei media la campagna sugli incidenti stradali post discoteca non ha neppure sfiorato questo argomento che è invece sempre più di attualità. Nelle discoteche entrano minorenni e, mi dice Monica che raccoglie la testimonianza del figlio minore, persino alcuni ragazzini che frequentano ancora le elementari. Quello che la società racconta loro è del livello delle esternazioni del senatore repubblicano che sostiene Romney: “quando prendi a forza una donna si chiude e non resta nepppure incinta”. Invece le ragazzine vengono lacerate fisicamente e psicologicamente: ricordate quella abbandonata sulla neve a l’Aquila dopo essere stata stuprata fuori dalla discoteca da un militare che ha rischiato di morire e aveva remore a denunciare lo stupratore? Infatti neppure il 20% denuncia, perchè si tratta degli amici, della compagnia e si ha paura di essere emarginate, perchè ci si colpevolizza per aver bevuto troppo o essereci state al gioco. E i ragazzini che finiscono in carcere balbettano: mi spiace, non lo sapevo, non lo faccio più. Se sono recuperati è possibile che succeda, se vengono abbandonati si incattiviscono e si vendicano continuando negli stupri: il libro racconta di uno che è entrato e uscito dal carcere e in una ventina d’anni ha commesso più di venti stupri.
Naturalmente tutto ciò è ignoto a ogni forza politica e ad ogni eletto.
Di questo si parla anche con la Zanardo che presenta il suo secondo libro fresco di stampa e qui rompo l’atteggiamento di ascolto che mi ero ripromessa quando si parla degli anni settanta e del femminismo. Esordisce Lorella, memore delle assurde accuse che ha ricevuto anche da partecipanti al primo Camp: “Mi accusano di essere nel sistema, ma per voi cosa significa essere antisistema? Per me negli anni settanta era chiaro che erano contro il sistema quelli che sparavano”. Faccio un balzo sulla sedia e chiedo la parola spiegando la vittoria politica delle donne, alleate con gli operai, nel congresso di Rimini di Lotta Continua che si stava avvicidando a Prima Linea, per dirigenti e servizio d’ordine compiacenti. Semmai Br e servizi deviati con settori dello Stato e dell’antistato hanno affossato lotte operaie e femministe per riportare l’ordine politico-mafioso che mani pultite non è bastata a contrastare.
Un intervento dal pubblico della amica bionda di Alteralias, fotografata con Laura Corradi e me, pubblicizza l’ultimo pamphlet di Muraro “Dio è violent”, concludendo con la tesi che le femministe erano non violente ma ora i tempi sono cambiati. Le chiedo in privato cosa intende? Che parteciperanno a lotte violente?Quali? Non mi risponde chiaramente ma avremo modo di approfondire il dibattito anche a Paestum. Verso la fine un’altra frase di Lorella mi spinge, mio malgrado, ad intervenire, quando sostiene che le femministe non si sono confrontate con le donne comuni: ricordo l’occupazione dei consultori e del Sant’Anna a Torino, il self-help con le immigrate dal Sud alla Falchera, i corsi delle 150 ore. Ma forse il femminismo che si conosce in Italia è solo l’aristocrazia del nulla, che Bocchetti denuncia nella sua intervista a Iaia Caputo? Tema anche questo da approfondire il prossimo week-end a Paestum.
Sono curiosa di conoscere Barbara Spinelli e partecipo al suo workshop sul CEDAW, Convenzione vecchia di trent’anni e ignorato da tutti i governi di destra e sinistra nel nostro paese e sul rapporto ombra presentato a N.Y. Entriamo nella sfera delle Pari opportunità e mi fa piacere che se ne parli in un luogo radicale come il Camp. Chiedo di fare un gruppo sull’Art.7 “piena partecipazione alla vita politica” ma lei, anche autrice del libro sui femminicidi, dirotta su questo tema da discutere nel suo prossimo workshop che diserto perchè ho già fatto il pieno di violenze sulle donne. Pongo il problema della neo-elezione nel Comitato Cedaw di Bianca Pomeranzi, femminista e copromotrice di Paestum, e lo spiega come il modo di tappare la bocca alle ONG che hanno presentato il contro rapporto. Anche questo da ridiscutere sabato e domenica prossimi.
Non mi soffermo su altri momenti che ho seguito parzialmente come sessismo e specismo o su come destrutturare un discorso del blogger Lorenzo Gasparrini. Ci tornerò.

Pubblicato in: Donne, Istituzioni, Lavoro, politica,

Commenti:

  • monica lanfranco 1 ottobre 2012

    Non sono andata a Livorno per molti motivi, ma onestamente non ha aiutato la mia voglia l’aver seguito in questi mesi la lista di discussione del fbc, nel quale l’argomento dominante era l’appoggio e la mobilitazione alle lotte delle slut, oltre che l’interesse spiccato per quello che viene definito post porno e che ancora non mi è chiaro cosa sia. Per fortuna gli occhi delle generazioni più giovani della mia (appartengo a quella degli anni ’60) vanno anche in altre direzioni, anche se devo ammettere che recenti relazioni con donne più giovani, sia nel privato che nel politico, non sono state entusiasmanti. Come in ogni esordio verso le novità ci sono rischi di essere abbagliate da quello che luccica troppo, rispetto a ciò che appare più opaco ma è in realtà più profondo, e senza dubbio chi ha oggi tra i 20 e i 35 anni si è formata nell’esempio urlato, volgare e appariscente della tv degli ’80, e ha visto uomini (e qualche donna) un tempo sognatori diventare famosi e potenti rinnegando ogni storia precedente. Questo però non basta nè a diventare opportuniste nè a votarsi alle barricate: l’alternativa alle macerie del berlusconismo non può essere l’avvento di giovani rampanti da una parte o di visocoperte black bloc dall’altra.
    Mi è chiaro e sono consapevole che perseguire il cambiamento ha costi personali molto alti, e che comportamenti etici e coerenti hanno come conseguenza, spesso, solitudine e poca ribalta mediatica. Ma se non si è prima di tutto l’incarnazione del cambiamento che si vuole realizzare le prospettive di felicità e benessere per tutte e tutti non potranno mai venire alla luce. Se è vero, come credo, che non si può smantellare la casa del padrone con gli attrezzi del padrone, gli strumenti, le parole e le pratiche femministe devono necessariamente non attingere al patrimonio patriarcale: violenza, prostituzione, mercificazione, adesione ai fondamentalismi sono tutti mezzi che ci tengono alla briglia. Sta a noi scegliere se adottarli e considerarli utili: le conseguenze di compromissioni anche marginali con questi strumenti lasciano però segni pesanti nelle nostre pratiche e quindi nelle realtà che costruiscono. Come possiamo considerare queste prospettive come cambiamenti utili?

  • Alessandra Ghimenti 1 ottobre 2012

    Sono costretta sempre a difendere ciò che c’è di buono nella mia generazione, sono nata, mio malgrado, nel 1981. Come ripeto sempre siamo i figli dei figli del boom, ci hanno viziato, riempito di ambizioni, fatto credere che a noi sarebbe toccato tutto e poi piano piano abbiamo capito che non ci sarebbe toccato un bel niente. Siamo la generazione stigmatizzata per il vandalismo negli anni ’90, per l’ignavia e l’inettitudine negli anni 0, per l’individualismo negli anni 10. Abbiamo fatto filetto collezionando i vizi e i difetti di tutte le generazioni che ci hanno preceduto, tutte pronte unite e compatte a puntarci il dito contro. Che la responsabilità si rifugge come la peste. Se siamo cresciuti tanto male, la colpa sarà pure di chi ci ha cresciuti, di chi negli anni della nostra fomrazione non ha lavorato per un investimento culturale nei media, nell’istruzione, nella società. I valori del berlusconismo, di cui ci credete intrisi, qualcuno ce li ha propinati, sponsorizzati, sparati in ogni medium. Eppoi, Berlusconi, qualcuno nel ’94 l’ha votato. Io nel ’94 avevo 13 anni. Eppoi le colpe ce le abbiamo anche noi, che prima ci siamo incendiati con i miti degli altri e ci siamo anestetizzati col loro benessere e col loro quieto vivere. Qualcuno è sopravvissuto, qualcuno ha perso il mirinvengo, qualcuno continua a farsi coccolare, qualcuno ha deciso che basta ora penso solo a me. Qualcuno, la maggior parte, è buono/a e giusto/a ma non fa rumore. E’ che dovreste averlo capito che i media si occupano solo di chi fa notizia. E quelli che lavorano, e non hanno estremismi, e conducono una vita impegnata, e cercano di farsi strada e di farsi sentire..be’. Di quelli non si parla mai.
    Io sono veramente stufa di sentirmi addosso tutte le colpe del mondo. E’ una contrapposizione generazionale che fa comodo e non serve a niente. Io sono stufa di sentirmi dire che dovrei fare il 68, cheppoi chi me lo dice spesso è uno che il 68 l’ha fatto, e poi ci si è seduto sopra e non lascia più niente a nessuno, nemmeno ai giovani, di cui si riempie la bocca per pulirsi la coscienza.
    Io li vedo i difetti della mia generazione, come vedo i difetti delle altre. E se non c’è dialogo, e se non c’è comunicazione, la domanda conviene che ce la poniamo tutti! Come parliamo? A chi parliamo? Di cosa parliamo? Di cosa vorremmo sentir parlare? Che cosa vorremmo che ci dicessero?
    Frequento da più di un anno la LUD e ho trovato lì l’ambiente accogliente che ho sempre cercato. Mi sento a casa. Nessuno aveva mai posto tanta attenzione in ciò che dico. Nessuno mi aveva mai insegnato tanto. Nessuno aveva mai riposto in me tanta fiducia. Ho incontrato persone meravigliose che hanno condiviso con me la loro esperienza, che mi hanno tenuta in considerazione a prescindere da chi fossi, da cosa pensassi, solo e semplicemente perché sono di un’altra generazione e chiunque sia, sono un ponte, e se ciò che si cerca è un dialogo conviene ascoltare.
    Ma ne ho avute di porte in faccia! Mi dispiace dirlo ma le ho avute anche in ambiti femministi, dove hanno avuto l’ardire di dirmi che “sono troppo giovane e quindi certe cose non le so fare”.
    Ho trovato ostracismo in quegli ambienti dove non si è disposti a mettersi in discussione, perché fa comodo pensare di avere la verità in tasca, che il confronto ci fa aprire gli occhi sui nostri difetti, su ciò che non abbiamo capito, e pochi lo sanno fare!
    Ho trovato ostracismo al FBC, dove sono stata accusata dei peggiori misfatti solo perché mangio carne, solo perché guardo la tv, solo perché penso che sia saggio aprirsi ai media e parlare a chi non la pensa come noi, solo perché ho osato più volte criticare il gotha dell’organizzazione, tanto che mi hanno epurato dalla loro pagina fb, e anche dalla mailing list. Mi hanno tolto ogni possibilità di replica. Per altro io mi sono sempre firmata, le mail arroganti che mi offendevano invece riportavano sempre il nome del collettivo. Il gruppo fa la forza. Un procedimento che a voler essere buona ho trovato infantile, a voler esser cattiva ho trovato fascista. E questo sarebbe cercare nuovi modi? A me sembrano vecchi, abusati, inutili e sterili. Anzi sterili no. Ché nella storia, questi stessi modi hanno portati molti frutti. Marci. Fa più comodo parlare a loro stesse e assicurarsi che hanno ragione, che spaccheranno il mondo, che gli altri sono ignoranti, cattivi, e non andranno mai da nessuna parte. E loro invece dove andranno?
    Quest’anno al FBC c’erano tante assenza che facevano rumore. Tante delle menti illuminate, lucide, e illustri, che ho conosciuto l’anno scorso non hanno partecipato…. Non mi pare un avvio incoraggiante.

  • FikaSicula 1 ottobre 2012

    Trovo che le persone che commentano qui abbiano necessità di togliersi massi dalle scarpe (immotivatamente giacchè mi pare abbiano trovato ampia ospitalità lo scorso anno) e se c’è una forma di ostracismo è quella di chi vuole a tutti i costi imporre un proprio punto di vista sovradeterminando ampie assemblee che decidono altrimenti e commentando senza avere rispetto delle idee e delle esperienze altrui per poi addebitare tale atteggiamento a chi invece ha aperto le porte ai femminismi, alle diverse pratiche, e ha realizzato anche quest’anno, spiace dirlo, un femblogcamp eccellente dal punto di vista dei contenuti e della costruzione delle azioni politiche future.
    Non so cosa si intenda per “assenze che facessero rumore” (esistono le vipz del femminismo? 😀 :P). Abbiamo quest’anno triplicato le presenze e le adesioni e collettivi e femminismi di ogni parte d’Italia e di altre nazioni d’Europa sono intervenute per confrontarsi su mille cose che altrimenti sarebbero solo appannaggio di chi si sente più a proprio agio in ambienti filostituzionali e mainstream. Spiace davvero considerare che sia necessario distruggere l’immagine delle esperienze altrui per ragioni che non ci sono note. Certo questa a me non pare politica. Mi pare Gossip. E figuriamoci quanto a noi possa importare dei meccanismi idioti di facebook se ci riferiamo a pratiche femministe che vanno di certo al di là dell’uso in-consapevole dei media.
    A ciascun@ il suo. Specie se non si fa lo sforzo di ascoltare i femminismi invece che normalizzarli e orientarli perennemente verso dinamiche trite e ritrite che non ci piacciono. Buon dibattito dunque e spero davvero che gli appuntamenti altri in cui le donne si incontreranno non siano caratterizzati da questa modalità davvero poco incoraggiante. Un saluto a Laura 🙂

  • Lorenzo Gasparrini 1 ottobre 2012

    Grazie Laura, ma mi chiamo Lorenzo, non Luciano! 😀

  • Laura Cima 1 ottobre 2012

    Scusami Lorenzo è l’età che mi provoca lapsus anche sui nomi.
    Grazie alessandra, spero di vederti a Paestum come mi hai detto e ficasicula non quali assenze dovevano fare rumore e mi piacerebbe che oltre ai commenti al blog scriveste anche su femministe, gruppo fb che raccoglie differenze di pensiero e pratiche, totalmente aperto. Possiamo riportare la calma nel confronto? Come ho spiegato io non censuro mai commenti e elimino solo spam perchè credo che in questo momento sia importante confrontarsi con rispetto reciproco ma senza peli sulla lingua. Penso che a Paestum mi sentirò le mie sull’aristocrazia del nulla, ma ho le spalle larghe buon lavoro a tutte noi e ancora grazie per chi ha organizzato uno spazio per me iportante di dibattito

  • FikaSicula 1 ottobre 2012

    Cara Laura, come dicevo altrove, commenti in cui qualcun@ dà delle “fasciste” alle compagne non presuppongono alcun dibattito politico. Sono solo insulti. Veicolare insulti diretti ad altre compagne è una scelta. Noi su FaS non siamo così “aperte” da dare spazio a chi ci insulta o a chi insulta altre compagne. Oltretutto se essere aperte significa essere bipartisan siamo già oltre il femminismo. Dove ci sono le donne che veicolano pensieri autoritari noi ci preoccupiamo di non lasciare che la nostra pratica politica sia normalizzata e totalmente censurata dal dibattito politico. Spiace poi che chi frequenta la mailing list di organizzazione del femblogcamp riduca il dibattito a postpornogrfia o slut walk si o postpornografia e slut walk no. E non si tratta neppure di temi prevalenti rispetto alla ricchezza di contenuti che hanno attraversato il FemBlogCamp. Si tratta di un totale scollamento a questo punto temo generazionale e di persone che non vanno oltre il tratto mainstream della faccenda. L’uso dei corpi, esplorare nuovi linguaggi per realizzare nuovi immaginari e nuove pratiche di lotta se trova una opposizione così normata e anacronistica segna indissolubilmente una separazione netta tra contesti. Si torna alle differenze di classe, identità politica, genere, età, relazioni di potere, etc etc… Un discorso lungo. Ma trovo giusto che vi sia chi vuole segnare una differenza. Noi lo facciamo con i “femminismi” autoritari e i separatismi opportunisti. Lo facciamo con i gruppi bipartisan che non ci trovano concordi per mille questioni tutte politiche. Bene che le differenze emergano. Ed è bene che queste differenze non siano rimosse quando talune invocano l’unità tra donne a tutti i costi. Perché come vedi è pressocchè impossibile. Noi siamo unite a compagni e compagne che con noi condividono pratiche e analisi e obiettivi e questioni importanti di partenza. E con ciò vi auguro una buona continuazione e ti lascio con un caro saluto.

  • Rosangela Pesenti 1 ottobre 2012

    Per mancanza di tempo mi limito all’affermazione di Lorella Zanardo: ma lei si confronta con le donne comuni femministe?

  • laura 1 ottobre 2012

    usiamo con troppa disinvoltura termini che forse scappano, ma bisogna anche decostruire i discorsi come ci guidava a fare Lorenzo e credo che alessandra stesse esprimendo una sofferenza quando ha usato il termine fascista. Monica non è stata presente e mi pare che ha stigmatizzato e messo etichette che poteva evitare ma ha posto problemi e forse ha seguito il dibattito precedente. Fikasicula contro femminismi autoritari e separatismi opportunisti a chi ti riferisci? se dai il nome ci capiamo meglio, suppongo che gruppi bypartisan siano SNOQ: a te dico che se non siamo capaci di giocare la nostra forza, come abbiamo fatto negli anni settanta, facciamo il gioco del diavolo che ci divide e quindi ti chiedo più disponibilità a dialogare con chi ha pratiche diverse senza rimuovere nessuna differenza ma facendone ricchezza. Io sono una che invoca l’unità nella chiarezza e non mi stancherò mai di farlo

  • FikaSicula 1 ottobre 2012

    Cara, quello che avevo da dire di politico in parte l’ho scritto qui http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/10/01/ii-femblogcamp-report-parziale-e-un-primo-bilancio-politico/
    Forse questo può chiarirti il mio pensiero. 🙂

  • marcella 1 ottobre 2012

    Penso che dire che il femminismo non si sia confrontato con le donne comuni sia un atto di disprezzo che solo l’ignoranza può giustificare. Il lavoro teorico delle “aristocratiche del nulla” non è privo di valore solo perché i loro comportamenti sono fortemente discutibili e poco coerenti con le formulazioni sulla relazione. Se è in atto una gara a dividersi, non so chi e cosa spera di vincere: siamo già abbastanza divise sui contenuti, a chi giova accusare il femminismo e farlo da non femministe che, però, sui contenuti del femminismo si sono costruite, come Zanardo?

  • Alessandra Ghimenti 1 ottobre 2012

    “c’è una forma di ostracismo è quella di chi vuole a tutti i costi imporre un proprio punto di vista sovradeterminando ampie assemblee che decidono altrimenti e commentando senza avere rispetto delle idee e delle esperienze altrui”
    Parole sante.
    Sarebbe bello che tu, chiunque tu sia, giacché io come sempre mi firmo col nome, e te con lo pseudonimo, ci riflettessi.
    Io ho imposto la mia visione alla moltitudine? E quando? Quando ho espresso le mie perplessità a riguardo di alcune scelte? Cioè criticare e cercare un dialogo oltrettutto in un mezzo condiviso offrendo patecipazione ad esso è imporre la propria opinione????
    Non ci siamo. Non ci siamo per niente.
    Come sempre trovo acredine e arroganza nelle risposte senza firma di chissà chi che si prende la briga di sputare veleno e fango sul mio conto. Senza per altro conoscermi eh. Ma si vede che qualcuno è più uguale segli altri, e questo qualcuno può criticare senza conoscere le esperienze altrui, e invece i comuni mortali no.
    Avresti potuto sfruttare il tuo spazio per offrire spiegazioni e chiarimenti, e invece ti limiti a sputare veleno e fango.
    “I meccanismi cretini i fb” come sempre varrebbe la pena ricordare che i media e i social network non sono giusti e sbagliati, è l’uso che si fa che riempie di significato, e di senso. Poi certo, anche lì. Quando si offende senza dare possibilità di risposta allora sì. Quelli sì che sono meccanismi cretini.
    Vabbe’ guarda. Lasciamo perdere. Continua così se ti far star bene.

  • Alessandra Ghimenti 2 ottobre 2012

    “uso in-consapevole dei media.”
    Quindi sarei anche ignorante? E inconsapevole (eddue!). Perché l’uso consapevole dei media è stigamtizzarli a priori in quanto portatori di cattiva semenza? Me lo dice la stessa persona che mi disse che non guardava la tv tanto proponeva solo cretinate?
    Certi snobismi fanno solo male.
    “Noi su FaS non siamo così “aperte” da dare spazio a chi ci insulta o a chi insulta altre compagne.”
    Allora perché di punto in bianco io non ho mai più ricevuto mail dalla mailing list?

  • laura 2 ottobre 2012

    care amiche, stopperei qui, se siete d’accordo, i commenti e vi prego di continuare il dibattito sulla rete del camp dove stanno report molto più articolati del mio e dove anch’io, con calma appena ho tempo di sedimentare tutto, interverrò dicendo la mia. Nel frattempo per quelle di voi che vorranno venire, arrivederci a Paestum

  • Alessandra Ghimenti 2 ottobre 2012

    Sì, sono d’accordo, ho monopolizzato un po’ troppo questo spazio.
    Tornando alle parole di Lorella Zanardo, qual era il contesto e il motivo per cui venivano pronunciate? Che esempi adduceva? Dette così mi sembrano davvero poco ponderate…

  • laura 2 ottobre 2012

    cara laura, come ti dicevo per telefono, c’è una parte in quanto hai scritto nel tuo blog (riguardo l’intervento di una mia amica al feminist blog camp) che mi è parso inappropriato. fatto salvo che ognuno/a ha diritto di scrivere quello che vuole, accennare a questioni così delicate come violenza-nonviolenza in modo frettoloso e impreciso può dare adito a fraintendimenti pericolosi. So che sei una persona che pensa prima di agire, e ti conosco per la tua esperienza di tutta una vita di militanza femminista, prima in lotta continua come me, e poi nei verdi – rispetto il tuo percorso e le tue idee, so che spesso sei stata marginalizzata proprio perchè sei una femminista. ma in questo caso specifico credo tu abbia agito in maniera superficiale – guardando le cose con le lenti del passato.
    le femministe sono sempre state di tutti i tipi, e non penso solo alle bianche ben istruite, non sempre hanno usato le buone maniere. hanno utilizzato molteplici strumenti di lotta e non è detto che dobbiamo essere daccordo con tutte le forme che si sono espresse – le suffragiste si buttavano sotto le carrozze dei regnanti, scioperavano fino all’estremo, altre femministe (negli anni 70) hanno fatto attentati a cinema porno, le ecofemministe indiane bruciano i campi di coltivazioni transgeniche – solo per fare qualche esempio. dobbiamo averne consapevolezza e anche rispettare le loro scelte – la loro autonomia, la loro storia. come vogliamo che vengano rispettate le nostre.
    sull’uso della forza non si può risolvere il tema sbrigativamente, magari con battute che rimandano al ‘tu da che parte stai?’ – tentando di tracciare una linea di confine che adesso diventa la nuova frontiera di divisione: se stai con muraro (la quale sta ancora precisando quello che vuole dire) o contro muraro? ma chi se ne frega. quello che serve è un dibattito serio sull’uso della forza delle donne, sulle tattiche e sulle strategie. alcune pensano che lo slut walk sia ‘simbolicamente violento’ (sic) quando magari il problema è di scelta dei tempi, di preparazione del contesto etc. oppure quando (anche nel mio libro) parlo di guerriglia semiotica contro le pubblicità starei invocando una forma di lotta violenta: l’azione sovversiva di un pennarello rosa che va a correggere e risignificare una immagine offensiva, tra le tante che ci insultano ogni giorno anche in formati così grandi e inavvicinabili, inattaccabili dalla critica femminista. c’è sempre chi mi dice che incitare le donne a scrivere su un manifesto pubblicitario è antidemocratico – c’è sempre chi privilegia l’elemento formale rispetto a quello sostanziale: la pubblicità può offendermi ma io non posso interagire con essa …
    vabbuò non la faccio lunga – è chiaro che quel passaggio infelice è stato scritto in fretta. non è il frutto di una riflessione accurata – che peraltro manca a tutte – e non è espressione della persona che sei. è anche chiaro che ha sollevato dei malumori – se la mia amica vorrà ti risponderà – non ne farei una tragedia. mi permetto solo di sottolineare il valore di tutte le posizioni – anche quelle che non ci piacciono – perchè ognuna è libera espressione dell’opposizione al patriarcato, al capitale, all’eterosessismo, al razzismo, all’ageism, allo specismo, a tutto ciò che ci opprime. quindi ogni posizione è essenziale al raggiungimento di una dialettica femminista forte, incisiva, aggregante, e alla messa a punto di strategie vincenti. da questa prospettiva il fem blog camp – con i suoi limiti – è stato perfetto così come era, con tutte le sue contraddizioni necessarie.
    grazie per la foto, un abbraccio, laura

  • Donatella Proietti Cerquoni 5 ottobre 2012

    Il femminismo italiano viene accusato per l’ennesima volta di elitarismo, di astrazione, di mancato rapporto con la realtà.
    Intanto farei attenzione a non generalizzare e distinguerei la necessità di quadri teorici soddisfacenti dall’insoddisfazione che è andata maturando in molti ambienti femministi italiani nei confronti di alcune teoriche della Differenza.
    Si tratta di una necessità, quella di una buona teoria, alla quale non si può abdicare, pena il ricorso all’ideologia “del fare”, tanto in voga in epoca neoliberista particolarmente in Italia nell’ultimo ventennio, come tristemente ciascuna potrà ricordare. Ma del resto lasciare i più nell’ignoranza credo faccia parte di queste ideologie che vanno illuminate nei loro nessi con il patriarcato, sede privilegiata di mortificazione di quei saperi utili alla messa in discussione dei dispositivi del dominio.
    .

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