la nostra pazienza è finita

postato il 26 Ott 2020
la nostra pazienza è finita

mercoledì 28/10 alle ore 17.30 il Laboratorio Sostenibilità di dallastessaparte si collegherà a questo link per confrontarsi.

Siamo a fine ottobre, ciascuna di noi si sente ogni giorno più a rischio pandemia e ha parenti e amici contagiati o in isolamento, impoveriti e a rischio fame. Viviamo alla giornata e siamo bombardate da una informazione martellante ripetitiva con interviste a esperti, politici e influencer che anzichè darci poche certezze ci infondono dubbi, confusione, paure, paranoie e angoscia. Come passeremo questi mesi invernali senza farci sommergere?

Comencini, Azzurra, Guerra, Viola, Merkel sono alcuni degli interventi che ho diffuso nei giorni scorsi e che trasmettono l’indignazione per le gravi discriminazioni nei confronti delle donne; gli interventi della Professoressa Viola ad Agorà di oggi, sono un esempio di come le donne affronterebbero la pandemia. La Merkel, contrappone un discorso fatto di consigli, semplici e di buon senso, alla sfilza di DCPM maschili, autoritari, burocratici e confusi che si succedono qui.

In Nuova Zelanda la premier Arden è stata riconfermata per la sua politica di contenimento della pandemia; grazie alla call con le politiche islandesi organizzata dalla casa delle donne di Milano abbiamo conosciuto un altro paese dove le donne hanno un ruolo di governo importante. Halofit iniziativa delle europarlamentari verdi, riportata da IF come petizione italiana, richiede metà dei fondi in mano alle donne. Il rapporto al Parlamento della sottosegretaria Guerra sul bilancio di Genere è preoccupante. L’intervento di Azzurra Rinaldi (il giusto mezzo) dalla Dandini e l’articolo della Comencini su Repubblica sono molto chiari per motivare il perché della richiesta del 50% dei fondi nelle mani della donne. Nei miei post qui sul blog ho aggiunto altre ragioni, compreso il fatto che sarebbero salvaguardati dalla malavita che incombe.

Ecofemminismo quindi significa attenzione alla lotta alla disparità e alle discriminazioni, affermazione di azioni positive e di una modalità differente di relazioni e rapporti (sono stata consigliera di parità per 10 anni), significa quindi superamento della contrapposizione tra parità e valorizzazione della differenza, e tra politica prima e politica seconda. Più concretezza e meno ideologia, più protagonismo e responsabilità e meno richieste al potere degli uomini e più capacità di governo dei processi, indispensabili per contrastare pandemia e collasso climatico. Un paradigma della cura che sostituisca quello violento e predatorio patriarcale e neoliberista, come è emerso alla Casa Internazionale delle Donne di Roma. Significa conversione ecologica dell’economia e capacità di progettare la transizione. In questi giorni Guido Viale ha provato a ragionarci in un articolo sul Manifesto [Il Manifesto 24 ottobre, Dalla teoria alla pratica sociale della riconversione] . Cosa facciamo ad esempio di fronte alla recente riforma PAC in UE che dimostra come le lobby inquinatrici abbiano sempre la meglio? Green Deal rischia di essere una politica di supporto allo sviluppo insostenibile. Putin ha riconosciuto che lo spessore minimo dei ghiacchi in Siberia rende ormai inutile Artika, la super rompighiaccio.

Cosa contrapponiamo alle quotidiane chiacchiere e ai progetti maschili che non risolvono nessuno dei problemi che ci attanagliano in questa fase e che non ci considerano affatto? Proponiamo di unirci dallastessaparte con la capacità di mettere tutte le nostre esperienze e competenze nel fare ipotesi progettuali per un governodilei capace di diventare un governo di tutte e tutti che ci salvi.

Mandate le vostre idee e proposte qui o sulla pagina FB ecofemministe e sostenibilità.

Pubblicato in: Ambiente, Donne, Istituzioni, salute,
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