Laudato si ecofemminismo

postato il 20 Gen 2019
Laudato si ecofemminismo

Sorprendente la partecipazione ieri all’incontro di Palazzo reale a Milano: la sala conferenze strapiena con molti in piedi, 8 panel che si succedono con tutti interventi interessanti che danno un quadro di dove sta oggi l’opposizione a questo governo italiano e a questa Europa fortezza. Almeno trecento persone da tutta Italia si incontrano e si riconoscono rispetto al loro lavoro, in genere volontario, e alle loro aspirazioni. Unico limite: anche qui l’equilibrio tra i sessi non c’è, al tavolo dove si sussegue chi parla, siedono quasi tutti maschi. In sala invece le donne sono moltissime, molte molto giovani. Il linguaggio è maschile neutro e le donne non emergono. Diritti dell’uomo, fratellanza, mettere uomo, comunità, società tra economia e politica. Vogliamo superare l’andocentrismo come nel capitolo del vivente, dove Francesco rivendica rispetto e unicità di ciascuno, animali compresi, riprendendo quel commovente cantico delle creature e estendendo anche agli ecosistemi che comprendono la vita vegetale, ma le donne restano invisibili. Si parla del medico congolese che ha ricevuto il premio Nobel ma non si dice che è stato riconosciuto il suo lavoro di “aggiustare le donne” e le bambine stuprate nei modi più violenti davanti ai loro famigliari per spaventare e neutalizzare le tribù concorrenti, che vogliono mettersi al servizio dei neocolonizzatori arricchitisi depredando una terra ricchissima e conducendola ad una guerra tribale che utilizza lo stupro come arma. “Ogni volta che usate il vostro smartphone ricordate tutte le donne, almeno 50mila, che porteranno il prezzo nella loro carne tutta la vita” ha detto a Torino Denis Mukwege, muovendomi dal profondo una indignazione mescolata alla impotenza e vergogna per far parte di quell’occidente patriarcale disposto a qualsiasi barbarie e nefandezza pur di estrarre le risorse che gli servono. Depredare, corrompere, indurre a guerre e a violenze per uno sviluppo che significa solo distruzione e miserie per la quasi totalità degli abitanti di questa terra e accumulo di potere e ricchezze nelle mani di pochissimi, si dice l’1%, che stanno distruggendo il pianeta con tutte le specie che ospita.

La prima relazione di ieri insiste sull’irreversibilità dei cambiamenti climatici, e tanti riprendono, ma nessuno ricorda Greta, la sua testimonianza alla Cop24, la sua lotta che si ripete manifestando ogni settimana nel suo paese, la Svezia, dove la nostra amica Rom Soraya Post è stata eletta al Parlamento Europeo con lo slogan “Fuori i razzisti e dentro le femministe”. Le svedesi che hanno fondato il primo partito femminista europeo, mettendo a punto il loro programma antidiscriminatorio e per le 6 ore a parità di salario per condividere cura e impegno sociale donne e uomini, e l’hanno diffuso in otto paesi, con cui il mese scorso abbiamo fondato a Bruxelles la rete FUN e per cui stiamo dando il via a !F, iniziativa femminista, di cui la nostra amica pasionaria Roberta ha dato un anticipo ieri in piazza a Roma.

 Quella meravigliosa organizzatrice che è la dolcissima Daniela, inchiodata a coordinare la giornata, con la competenza di 5 anni di lavoro al PE insieme a Barbara nel contrastare la politica respingente di questa Europa, evidenzia la necessità di un programma per le europee che raccolga le istanze che ci urgono ma riconosce il vuoto di rappresentanza che ci tormenta. Vengo presentata come ex, deputata e presidente, dell’unico mio partito, quello dei verdi che ho fondato, e poi lasciato dieci anni fa quando si è prima confuso in un arcobaleno e poi nell’ammucchiata ingroiana, destinate a fallire in partenza, per poi rifallire in una alleanza con Renzi alle politiche che ha reso uno 0,5% al Pd, e affossato le speranze ecologiste. La nuova portavoce, Elena che con Monica, presidente dei verdi europei sta lavorando con passione per far ripartire l’onda verde, che ha portato al secondo posto il partito nelle ultime elezioni politiche nei paesi del centro Europa, mi invita ad una iniziativa dei milanesi per parlarci e Maria, organizzatrice del nuovo fronte popolare varato da DeMagistris, mi assicura che faranno un collegamento webex anche con me per permettermi di partecipare al tavolo “programma per le europee” che si ritrova in contemporanea a Roma. Nessuno dei due appuntamenti riesce ovviamente a coinvolgermi, per evidenti limiti tecnici e di tempo, ma mi agita e ci confidiamo in corridoio con i tanti amici ecologisti e amiche femministe che incontro, sulla comune speranza che ci si aggreghi per avere qualche parlamentare europea di riferimento come lo sono state tre o quattro, e non di più, fino ad oggi. L’appello di Calenda non fa per noi che non ne possiamo più di promesse di sviluppo che rivelano una totale dipendenza dai diktat della finanza e delle multinazionali, sono responsabili dell’abisso in cui stiamo precipitando.

Intervengo ringraziando chi ha organizzato questo “esperimento ardito” come lo definisce Antonio, durante il suo intervento sul significato del debito che ci stritola, nel panel coordinato da Guido, il vero animatore che ci coinvolge continuamente con i suoi puntuali scritti su la conversione ecologica dell’economia, sull’accoglienza migranti e su scienza e politica. Viene ricordato da qualche relatore Alex, un altro uomo nostro amico che ha pagato la sua passione con la vita, l’unico uomo di cui abbiamo parlato nel nostro libro sull’ecofemminismo, e di cui scrive Elvia nella recensione riportata nel mio post ecologia del si e pubblicata sul sito della Libreria delle donne di Milano. Lì é nato quel Sottosopra che ho portato con me, di cui cito il titolo”cambio di civiltà” ed il contenuto che denuncia il tentativo di legalizzazione della prostituzione, e la violenza che Rachel ha denunciato nel suo “stupro a pagamento” ben raccontata dal monologo di Alessandra “Le altre” che occupa la pagina centrale della rivista e riprendo il “Born not made” di Luisa che ben si raccorda alle preoccupazioni di Francesco, dell’artificiale che incombe sul vivente, già denunciate a Bologna a fine anni ’80 in quel convegno “Madre provetta” che ha permesso a tante studiose ed attiviste, non solo italiane, di affrontare i rischi dell’inseminazione artificiale, dell’utero in affitto, delle manipolazioni genetiche, ora arrivate nel grembo della madre nel caso delle due gemelline cinesi per modificare il loro genoma in difesa dall’Aids. Vandana Shiva e la sua banca dei semi per difendere la biodiversità contro gli OGM.

 

Saluto figlia e nipoti che sono venute ad incontrami li, Valentina e Marina, Thierry appena di ritorno dal Senegal dove progetta di stabilirsi definitivamente dopo decenni come immigrato qui, e tante e tanti altri con cui ho lavorato, anche Francesco ex senatore verde che difende i diritti degli indigeni e della madre terra e che ricorda Berta Caceres e gli innumerevoli femminicidi delle donne che si oppongono ai neocolonialisti senza scrupoli. Ritorno a casa con tanti stimoli, a preparare le valigie per il mio viaggio nei paesi indocinesi che si stanno riprendendo dalle guerre imperialiste, dalle dittature e dalle carneficine alla Pol Pot. Non so se se per queste elezioni di marzo e di maggio saremo in grado di contrastare razzismi e misoginie, violenze e guerre, morti in mare, dove sono rimaste ad operare soltanto See Watch e Open Arms, (ieri più di 170 morti). , Una volontaria ci ha raccontato ieri i boicottaggi e le minacce a cui i loro volontari sono sottoposti insieme ai migranti che cercano ancora di salvare. Non so se la lotta delle donne indiane, quelle dell’Arabia Saudita, quelle che hanno manifestato in questi giorni a Washington e a Roma, a Parigi in America Latina, e chissà in quanti altri luoghi, che hanno dato vita a #metoo e a NUDM riusciranno a incidere questa primavera. Ma so per certo che sarò sempre con loro e con chi mi è più vicina, a unire a e a non accettare divisioni indotte da chi non ci vuole protagoniste. Noi siamo con Greta che a 15 anni ci dà la speranza.

Pubblicato in: Ambiente, Diritti umani, Donne, Europa, politica,

Commenti:

  • Pietro Del Zanna 20 gennaio 2019

    “Le divisioni indotte da chi non ci vuole protagoniste”? Ma perché cercare sempre il “nemico” fuori? Indotte da chi? Siamo noi (nel noi ci siamo anche tu ed io) che non siamo capaci ad aggregare, ad unirci e ci si divide anche sulle virgole. 😉

  • Elvia Franco 20 gennaio 2019

    Pietro, stai mettendo in chiaro e tondo la tua difficoltà , che è difficoltà maschile, ad accettare un protagonismo vivace delle donne. Costituito e agito dalle donne. Per le donne e per tutti. Un protagonismo dove visione e razionalità, responsabilità e speranza sono pensati con autonomia di elaborazione femminile. Con forme circolari, come si dice.
    E questo è difficile da accettare dai ” Pietri” , ( Pietro, non mi stai antipatico, io critico la mentalità che si è installata in voi e che voi sembra non vogliate proprio disinsallare perché tanti privilegi vi ha portato da qualche millennio a questa parte).
    Tu ( essa, la mentalità) dici (dice ) : “Siamo noi , tu Laura, e io Pietro , ( voi donne insieme a noi uomini) che non siamo capaci di unire e ci dividiamo anche su una virgola. Noi due, insieme, perciò siamo entrambi responsabili. Prova a collocarti un attimo fuori da te stesso e osserva dall’esterno l’enormita` di quello che hai scritto. Pietro, per noi donne ed ecofemministe, è inutile commentare questa affermazione. Da sé si dimostra nella sua assoluta ingenuità . O nella sua ostinata, inaccettabile, protervia.
    Non pretendere che la sintesi, unitiva e decisiva, sia sempre , e ancora, fatta a partire dall’ego maschile , con il nutrimento di cure e pensieri portato a voi dalle donne.
    Perché è ora che la sintesi sia fatta a partire dall’esserci delle donne: nelle vie, nella bellezza delle piazze, nell’utilita` delle piattaforme digitali, nei Parlamenti, ecc… E nella vita di una nuova , e più serena, narrazione. ♀️♀️♀️♀️♀️ , ecc….

Commenta

Lascia un commento