Le donne possono salvare il mondo imitando la lumaca?

postato il 19 Ott 2011
Le donne possono salvare il mondo imitando la lumaca?

Ieri pomeriggio ho partecipato a Villa 5, con le amiche del Centro Donna che l’hanno organizzato, a un piacevole e interessante incontro ” La strategia della lumaca” per discutere in che cosa consiste oggi vivere semplicemente, come vivevano i contadini in economia di sussistenza, stando in città. Bisogna vivere semplicemente per permettere agli altri semplicemente di vivere era la premessa ghandiana al confronto.
Conduceva il dibattito Cinzia Picchioni, autrice del libro “semplicità volontaria”, che ci ha fatto giocare a calcolare l’impronta ecologica che ciascuno di noi, a seconda delle abitudini di vita, produce in una settimana.
Certo il calcolo era approssimativo e non scientifico ma ha stimolato un confronto tra i partecipanti.
Stamani mi è capitato in mano un vecchio articolo di Amartya Sen del 2000, in occasione della pubblicazione del suo libro “Lo sviluppo è libertà, Perchè non c’è crescita senza democrazia”. Come sappiamo il premio Nobel intende lo sviluppo come espansione delle libertà delle persone e non come livello di ricchezza misurato dal Pil. Poichè le donne non sono veramente libere in nessun paese del mondo, neanche in quelli democratici dove l’emancipazione pare affermata, Amartya Sen le individua come soggetto privilegiato e protagonista del mutamento. A patto che spostino il centro d’interesse dal considerarsi pazienti che rivendicano il loro benessere ad agenti che si assumono le responsabilità del cambiamento.
Scrive Amartya Sen: “Un impegno attivo delle donne non può mai ignorare, se vuol essere serio, le numerose disparità che impongono loro un trattamento disuguale e ne soffocano il benessere, dunque il ruolo attivo implica anche un forte interesse per il benesssere femminile…Lo spostamento del centro d’interesse dei movimenti delle donne aggiungequalcosa di cruciale alle preoccupazioni del passato, ma non ne costituisce un rifiuto]…[il potere delle donne, inteso sia come indipendenza economica che come emancipazione sociale, può avere effetti di vasta portata sulle forze e i principi organizzativi che governano le divisioni dentro la famiglia e nell’intera società, e in particolare può influire su quelli che vengono implicitamente accettati come titoli dalle donne stesse.”
A partire dall’esperienza di ieri sera e dalle considerazioni di Amatya Sen pongo a me, e alle amiche che lavorano con me a un progetto politico che faccia emergere un nuovo protagonismo femminile, qualche domanda:
le donne che oggi, nella situazione di degrado economico e politico in cui siamo, continuano ad occuparsi prioritariamente della difesa dei diritti specifici che le riguardano, come l’autodeterminazione della maternità, come possono essere protagoniste del cambiamento che si impone?
le donne, che oggi nella situazione di grave crisi ecologica e climatica del pianeta assumono essenzialmente una scelta di vita che le porta a praticare e consigliare di vivere al livello di sopravvivenza per scelta, come possono anche contratare la disparità che limita la loro libertà e contrasta il loro benessere?
Non sarebbe più efficace assumere entrambe le dimensioni, come suggerisce il premio Nobel, quella di giocare il nostro potere per cambiare radicalmente l’organizzazione politica, economica e sociale a partire dalla ricerca del nostro benessere, conscie di essere in questa fase agente di cambiamento in grado di “salvare il mondo”?
E i tempi per questo protagonismo se non sono ora, quando si possono ipotizzare?
La lumaca va imitata nella saggezza del suo lavoro quando costruisce la spirale, si ferma al punto giusto e torna indietro a rafforzarla, ma forse un pò meno nella lentezza dell’agire.

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