Lettera di buoni propositi

postato il 20 Dic 2010

Venerdì Ivana ed io abbiamo formalmente concluso la nostra quasi decennale esperienza di consigliere di parità che contineremo in prorogatio finchè arriverà la nomina delle altre due segnalate dal presidente Saitta.
Il confronto su le nostre politiche di prevenzione e contrasto e sui dati dei casi che abbiamo esaminato è stato molto appassionante e costruttivo ma turbato, per la prima volta in un nostro incontro, da una polemica “sindacale”. So che la tensione a Mirafiori è fortissima, la delegata Fiom ce l’ha raccontata nel suo intervento, e quindi non mi scandalizza che sia arrivata anche tra di noi. La rendo pubblica su questo post, invio auguri a tutte le amichie e gli amici, e aspetto i loro commenti un abbraccio a tutte e tutti

Lettera aperta alle amiche del sindacato, alle altre relatrici del confronto “Conciliazione (im)possibile, a tutte

Se ci diamo la mano, rispettose delle nostre differenze ma appassionate verso un cambiamento indispensabile di un mondo che ci lascia sempre meno spazio, riusciremo a vincere questo degrado politico e sociale che non fa soffrire solo noi.
Assumerci questa responsabilità e diventare protagoniste, vuol dire fare politica e lavorare nell’ottica del nostro genere perché se ci facciamo gregarie delle divisioni maschili diventiamo nemiche e non significhiamo più nulla.
Tenere fuori dai nostri rapporti la violenza, l’arroganza e il non riconoscimento dei diritti fondamentali garantiti dalla prima parte della costituzione, quella dei valori scritta con il contributo fondamentale delle nostre madri costituenti, ci permette di ascoltare e capire le nostre differenze politiche e di pensiero, e di trasformarle in ricchezza e forza.
Le differenze di ruoli stanno sullo sfondo e non le richiameremo mai per trincerarci e difenderci perché è nostro desiderio aprirci e conoscerci.
Questo è il metodo di confronto, quello che mi avete insegnato in quasi dieci anni di lavoro comune per prevenire e contrastare le discriminazioni di cui tutte siamo state e siamo oggetto, per far valere i nostri diritti insieme a quelli di tutte le nostre sorelle di questo mondo globale.
Un mondo che non può più fare a meno del nostro contributo pubblico, individuale e collettivo, mentre è bene che i giovani uomini imparino i lavori di cura e l’emotività che li accompagna. Che imparino a parlare tra di loro della loro sessualità che troppo spesso si rivolge al mercimonio della prostituzione o si risolve nella sopraffazione di un desiderio che non si relaziona a quello dell’altra. Che può trasformarsi in violenza, purtroppo a volte gravissima. Una donna uccisa ogni tre giorni nel nostro paese e, quasi sempre dal marito o ex-compagno o parente. Quelli che avrebbero dovuto proteggerla soprattutto quando è giovane. Tante donne continuamente molestate sui luoghi di lavoro da chi avrebbe dovuto garantirne la sicurezza e la salute secondo il nostro codice civile. Tante madri non accolte al loro rientro ma mobbizzate e spinte ad andarsene. Tante donne sole con figli e problemi economici lasciate senza aiuto da una società che si riempie la bocca di famiglia e di pro-vita mentre loro la vita la danno e aiutano chi se ne congeda con sofferenza. Gli uomini che fanno politica e ci rispettano devono farsi carico di questa realtà-e noi dei beni comuni e della cosa pubblica senza delegare più.
Queste siamo noi amiche mie, quelle che possono salvare un pianeta che l’egoismo dell’arricchirsi ad ogni costo sta riempiendo di veleni e sta spogliando di risorse. Questa nostra terra sta subendo un cambio di clima con fenomeni estremi da fronteggiare in ogni stagione e questa politica maschile, tutta impegnata a fare e disfare in nome di un potere da affermare contro altri, non vede neppure i rischi che già la nostra generazione sta affrontando. Come vivranno i nostri figli e i nostri nipoti?
E’ possibile che nel nostro paese, dopo una nevicata centinaia di persone rimangano per 24 ore al gelo in auto, anche con neonati, senza che nessuno dia loro informazioni e li aiuti? Il giorno dopo dobbiamo solo sentire come ci si scarica le responsabilità tra tutti gli enti che avrebbe dovuto intervenire immediatamente? Ma in che paese viviamo?
Come si riusciranno ad affrontare cambiamenti rapidi, non solo di clima, e complessità crescenti?
Da sei mesi obbligati ogni giorno a sentire dai media, quelli che non ci danno mai voce,le beghe di un governo che non sa più a chi tagliare fondi per mantenere intatti i privilegi di casta. Che dà esempi vergognosi di gestione del potere e comportamenti ridicolizzati in tutto il mondo. Mentre disoccupati,precari, ricercatori, immigrati,donne e uomini giovani sono costretti a salire sui tetti e sulle gru per farsi veder con i loro problemi da gridare visto che nessuno li ascolta. Un’Italia con un’opposizione che fa e disfa, che non sa unirsi, che parla di rottamare se è più giovane,di usare primarie non regolamentate da legge che quando perde vuole archiviare, che oscilla con ambiguità e non sa dire parole chiare e non ci sa ascoltare, tantomeno sa proporre obiettivi che possiamo condividere perché sono anche i nostri.
Care amiche per questo il nostro agire individuale e collettivo è urgente: sono all’ordine del giorno problemi sociali e politici gravissimi. Non possiamo più perdere tempo in polemiche inutili o in riunioni inconcludenti. Dobbiamo essere insieme per risolvere problemi, per stare in istituzioni che senza di noi si stanno svuotando di significato, per poter fare anziché per usare il potere a vantaggio proprio, come troppo spesso fanno gli uomini che non sono nostri alleati, anche quando abitano le stesse nostre case politiche. Appartenenze che hanno fatto la storia dell’ottocento e del novecento ma che oggi appaiono inadeguate e lasciano tante e tanti senza identità politica.
Così tocca a noi scavalcare appartenenze, abbattere muri, costruire ponti. Far nascere curiosità, tessere relazioni, riappassionare alla politica, quella vera che cambia il mondo verso più giustizia e benessere, e non verso uno sviluppo ormai insostenibile.
So che siamo capaci di questa sfida e non mi preoccupo se per una volta, in un nostro incontro è emersa aggressione e violenza che non è da noi, ma a cui a volte non possiamo sottrarci come non hanno potuto tutte le giovani e i giovani che a Roma erano scesi a manifestare pacificamente contro un governo che non pensa al loro futuro e a cui è stato impedito di avvicinarsi a quelli che sono i palazzi di tutti, dove stanno un parlamento e un governo che dovrebbero lavorare per noi . Impegnamoci d’ora in poi a non lasciare più spazio a atteggiamenti distruttivi ma ad imparare le une dalle altre perché abbiamo tantissimo da insegnarci anche se stiamo in confederazioni o in categorie diverse, anzi proprio per questo. Conciliare e fare rete vuol dire confrontarsi anche con chi sta dall’altra parte del tavolo, come gli interventi della rappresentante di Federmanager e del Comitato per l’impreditoria femminile ci hanno fatto intendere
Molto lavoro politico da fare con autonomia e orgoglio del nostro valore. Del valore di tutte le donne.
Buon lavoro a tutte noi e ancora grazie
Laura Cima

Torino, 18 dicembre 2010

Pubblicato in: Ambiente, Diritti umani, Donne, Istituzioni, Lavoro, politica,
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