libere e differenti ma fuori dalle istituzioni e dalla politica?

postato il 7 dic 2017
libere e differenti ma fuori dalle istituzioni e dalla politica?

Sono giorni di depressione e ribellione alternati questi, per una vecchia politica femminista come me.

Uno dei tanti commenti facebook di questi giorni, tra il varo di liberi e uguali e il ritiro di Montanari e Pisapia, mi ha riportato indietro di anni: Ritanna Armeni si è chiesta: “forse alle donne la politica non interessa… l’autoesclusione al momento è più forte della misoginia che pure c’è. Le donne non sono presenti nei partiti e nel dibattito pubblico perché scelgono istintivamente e programmaticamente di fare altro. E perchè non hanno tempo per le cose inutili e la politica oggi è, tutto sommato, abbastanza inutile. Da qui sarebbe bene  cominciare  a discutere.” Le sue parole hanno sollevato una cinquantina di commenti  deprimenti, compresi attacchi di donne alla Boldrini, o il suggerimento di esprimere il massimo di autonomia fondando una corrente in un partito di sinistra. Personaggi noti, come la Palombelli, che nelle sue conduzioni televisive non brilla mai, qui commenta sostenendo che nei talk show non sente cose interessanti da donne, o come Tiziana Maiolo che saluta positivamente il fatto che sia passato di moda “collocare a tutti i costi qualche donna nelle alte sfere”. Solo Striscia rossa fa una domanda ovviamente rimasta senza risposta: “cari maschi di LeU perché avete escluso le donne? “Se vuole le rispondo io: perché le amiche delle formazioni che si sono riunite sotto lo stesso tetto almeno fino alle prossime politiche (ma già più di cento militanti di Sel hanno firmato un manifesto e se ne sono andati) hanno lasciato i loro leader maschi a guidarle senza fiatare, e questi devono farsi rieleggere per esistere. O sbaglio? Naturalmente oggi sul Manifesto Fratoianni cerca di recuperare interloquendo con Norma Rangeri e Nadia Urbinati e, tirando in mezzo Nudm, la Colau e Olympe de Gourge, giura di essere “pronto a fare collettivamente la sua parte”.

Io a caldo ho condiviso il post di Armeni ponendo questa domanda: “ma se lasciamo solo uomini nelle istituzioni noi, che le tasse le paghiamo o le evadiamo molto meno, siamo contente che gestiscano tutti i nostri soldi come gli pare e che non facciano mai passare leggi che ci interessano come quella del cognome materno o contro il femminicidio o lo ius soli, etc.?”

no-tax Almeno recuperiamo la petizione alla Camera dei Comuni nel 1832 d di Mary Smith: ” No taxation without representation”, principio già presente nella Magna Charta (1215) e facciamo lo sciopero delle tasse. Poi valutiamo se iscriverci ai circoli anarchici e lavorare per far cadere lo Stato. Perchè se il nuovo partito più a sinistra del Pd ci riporta a prima della rivoluzione francese e non ci dice nemmeno come pensa di garantirci almeno l’habeas corpus visto che, come mi ha risposto candidamente un partecipante” il maschile ci include” linguisticamente parlando, ma, gli ho ricordato che in tutto il mondo, ci stupra, ci riempie di botte e ci uccide, oltre che escluderci dalla cittadinanza.

Più di quarantanni fa quando a Torino le femministe hanno occupato un bel numero di consultori per fare self-help imparando a guardarsi negli occhi e i genitali, ad usare lo speculum, aiutando a procurarsi anticoncezionali ed aborto, parlando delle violenze subite e facendo autocoscienza con le immigrate appena arrivate a Torino che parlavano il loro dialetto ma erano totalmente in sintonia con noi, quando abbiamo occupato per una settimana il Sant’Anna, la clinica più grande d’Europa, costringendo tutti, dai primari alle ostetriche a fare assemblee con noi e le “pazienti” che a quel punto hanno smesso di esserlo, quando abbiamo occupato i locali dell’ex manicomio femminile per farci la casa delle donne o quando abbiamo lavorato con 1500 operaie e lavoratrici per raggiungere la licenza media nei nostri corsi di 150 ore dove si faceva anche autocoscienza,  quando a Torino le femministe facevano tutto questo in barba alla libreria delle donne di Milano che, elaborando la fondamentale teoria della differenza ci spiegava che la politica prima non era quella di essere cittadine della Repubblica e “non credere di avere diritti” sanciva la separazione, è vero che noi non ci preoccupavamo di andare nelle istituzioni a fare le leggi in nostro favore ma lì c’erano ancora le ex partigiane che lo facevano per noi, le nostre madri costituenti che ci aprivano le porte della magistratura e delle altre professioni riservate ai maschi, ci scrivevano la legge sulla tutela delle lavoratrici madri, la riforma del diritto di famiglia, sulle pari opportunità nel lavoro, sul servizio pubblico nazionale al posto delle mutue private, chiudevano i manicomi, introducevano il divorzio e l’aborto e i consultori pubblici, lavoravano per trasformare in legge quello che noi ci eravamo prese.

Ieri sera sono andata alla presentazione di un libro sul ’68 di Paolo Brogi, che Anna Bravo, unica donna tra i relatori ha definito un bel libro di maschi eterossessuali; sembrava uno di quei raduni di reduci con la lacrima all’occhio che rimpiangevano i bei giorni e si chiedevano come mai i giovani non facevano più politica come loro e perché non erano riusciti, loro così bravi, a coinvolgerli dal momento del riflusso ad oggi. La preoccupazione dell’autore era che nel cinquantenario si sfatasse la fake news che da allora li vuole terroristi o figli di papà. Paolo Hutter adolescente in quegli anni ma già finito in carcere in Cile, si chiedeva perché gli adolescenti di oggi non hanno richiesto a gran voce lo jus soli per i loro compagni di classe che non hanno la cittadinanza. Viale ricordava che si, poi le donne sono comparse in politica con le lotte per l’aborto, quasi dieci anni dopo. Nessuno rispondeva ad Anna e ricordava per esempio la prima manifestazione di sole donne a Roma per l’aborto attaccata dalla cellula di Cinecittà, guidata da Erri De Luca che avrebbe voluto prenderne la testa o  Rimini, dove le donne alleate agli operai contro il servizio d’ordine e la dirigenza avevano costretto Lotta Continua a sciogliersi. Ho ricordato di come molte di noi, avessimo incominciato a riconoscerci nel femminismo parecchi anni prima, quando La Lonzi aveva pubblicato sputiamo su Hegel e noi avevamo tradotto articoli e Noi e il nostro corpo delle femministe bostoniane, imparando anche da loro la pratica dell’autocoscienza e del self-help, la messa in discussione della medicina e di tutto il patriarcato e i suoi autoritarismi.  La trasformazione in partiti extraparlamentari aveva chiuso il periodo di rivolte e lotte iniziate nel ’68 ma noi donne siamo state protagoniste, nonostante il riflusso,  della grande rivoluzione pacifica del Novecento che ha cambiato totalmente costumi e società.

Abbiamo elaborato e scritto tante intuizioni importanti, dato valore alle relazioni e alle emozioni, fatto iniziative continue su tanti temi fondamentali rispetto al lavoro, al welfare, alla sanità,trasformato il femminicidio e la violenza da delitto d’onore a delitto contro la persona, fatto sparire il matrimonio riparatore, rilanciato l’ecofemminismo in Italia dopo Cernobyl e vinto il referendum contro il nucleare, denunciato traffici illegali, corruzioni e inquinamenti rimettendoci anche la vita, ma costantemente siamo state cancellate come si faceva anche nel libro e ieri sera.

Oggi, continuando a curare le ferite inflitte dalla violenza e dall’arroganza di maschi vecchi e nuovi, continuando a ritessere la tela come Penelope, non aspettiamo più nessun Ulisse che ci conduca in un mondo più giusto perché sappiamo che non esiste. E allora cosa aspettiamo a prendere il coraggio che le nostre sorelle nordiche hanno avuto dando vita a feminist initiative, che donne di movimento come Ada Colau e professioniste affermate come Manuela Carmena, hanno dimostrato assumendosi la responsabilità di guidare le due più grandi città spagnole, visto che non è solo di pari opportunità che abbisogna il nostro paese ma di protagonismo di femministe capaci di guidare processi di cambiamento e in Italia, le ministre giovani e non, cooptate da Renzi, non hanno di certo migliorato la situazione del nostro paese, del loro partito e neanche di Renzi stesso.

 

Pubblicato in: Donne, Istituzioni, politica,

Commenti:

  • Edda billi 7 dicembre 2017

    Non è possibile ri-conoscersi in nessun partito dei maschi.NESSUNo.Dobbiamo perciò elaborae qualcosa che vada al di là dei nostri incontri, dei nostri dibattiti, del nostro avanzare nella conoscenza.Perchè questo lo facciamo ogni giorno e non solo nella casa int.delle donne che è oltretutto sotto sfratto e per cui stamo lottando, ma in ogni dove.La politica e la partitica se non la fai ti si fa’, è vecchia storia per cui è indispensabile capire cosa fare, senza usare come ci insegna Audre Lorde, i sistemi del nemico, per uscire da questa gabbia patriarcale.

  • Franca 7 dicembre 2017

    Come non condisvidere il tuo pensiero, Laura? In me in questo periodo prevale lo sconforto. Anche l’assemblea di lunedì a torino autoconvocata da vari giovani dei centri sociali ecc. era piena di maschi, 3 soli interventi di giovani donne, e una è stata anche male accolta perchè si prendeva i suoi tempi. i maschi sessantottini di ieri sera, penosi, non un’idea in testa (tuttosommato compreso viale). ma noi donne siamo pronte per un partito femminista? no, ancora una volta no. e così anch’io come tante altre continuerò a dedicarmi alla politica del quotidiano, quella che trasforma la cultura, anche se, quando me lo si chiede, sono anche disponbile a protestare (come nel comunicato che ho sottoscritto) perchè nemmeno LeU vede le donne. come fa ad essere ancora e sempre più androcentrica la politica dopo tutta quella rivoluzione che tu descrivi benissimo? Quel che vedo è un arretramento da tutti i punti di vista, terrificante. non battersi per lo ius soli, cioè per il diritto di essere davvero tutte/i uguali almeno su quel versante è abominevole, ma fa parte di questa sempre più accettata diseguaglianza anche tra uomini (sempre più al potere) e donne (sempre meno)

  • Monica Lanfranco 8 dicembre 2017

    Cara Laura come sai ne ho scritto subito, http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/?p=23723
    perdendo qualche ora di sonno che non veniva più per stanchezza che per rabbia. Mi sarebe andato bene anche questo ultimo rimpasto, persino con i 4 leader della foto, se almeno la buona intenzione nel nome ci fosse stata, nominando il reale e quindi anche il femminile. Il problema è che comunque più si allontanano le istituzioni meno si è libere e tantomeno differenti. Non so cosa si possa fare: quelo che diventa ogni giorno più evidente è che i fascismi vecchi e nuovi sono alle porte, e che il futuro non sarà facile. teniamoci strette.

  • lia 8 dicembre 2017

    Grazie laura come sempre con le tue parole apri un mondo di interrogativi ai quali bisogna dare una risposta. la politica deve cambiare e il meravigliarsi come dei vecchi rincitrulliti, che le nuove generazioni non partecipano e’ un atteggiamento superficiale . ma di quale politica stiamo parlando? della loro politica quella dei patti degli accordi che non ha dietro nemmeno piu’ un’ideale da sostenere. bisogna cambiare il modo di fare politica e i giovani lo sanno e lo fanno. per quanto riguarda le donne perchè sperare nel leu? hai sentito un programma o almeno una minima idea uscire da questo nuovo groviglio di nulla?

  • Sabrina 8 dicembre 2017

    non si può chiedere ai tacchini di preparare il pranzo di Natale. Non si può chiedere agli uomini di cedere il loro potere. Dobbiamo prendercelo da sole. Non ricordando il 68 (io non ero ancora nata) ma con atti concreti, usando i mezzi di oggi e non quelli di ieri

  • Maria Grazia Campari 8 dicembre 2017

    Cara Laura forse ricorderai che l’argomento è stato trattato nel primo e nel secondo incontro a Paestum nei miei interventi e scritti successivi. Ogni ipotesi di impegno istituzionale secondo una prospettiva femminista di relazione privilegiata fra donne impegnate nel sociale e dentro le istituzioni è passata come acqua sul marmo. Oggi mi pare si sia, sotto quel profilo, solo perdenti e non riesco a figurarmi alcun percorso utile. Esiste quello importante ma resistenziale di non una di meno. Forse si può investire in quello per un necessario adattamento evolutivo. Ma francamente, non so.

  • Teresa Lapis 8 dicembre 2017

    condivido e ti mando una pacca sulla spalla ,purtroppo la dimensione politica delle donne nel mondo politico istituzionale e partitico continua d esprimere la sua diversità non riconosciuta nè tutelata , la sua resilienza e resistenza .IL luogo -” in mezzo, delle donne”, che occupa uno spazio innovativo e terzo , deve continuamente affrontare la logica amico- nemico che non apre a proposte alternative, la sua cartteristica è molto paternalistica, maschile, reazionaria e conservatrice di una logica obsoleta che si apre ,faticosamente ad una avanguardia alternativa che è sempre stata quella delle donne.Forse da veterofemminista ma sempre convinta. io ci sono
    Teresa

  • Mari 8 dicembre 2017

    sullo ius soli vorrei dire che forse le cose andrebbero spiegate meglio; MA ERA UN LAVORO CHE ANDAVA PREPARATO MEGLIO, E DA LONTANO: TUTTI VEDONO CHE in inghilterra e in francia non ha funzionato, perciò è normale che la propaganda terroristica SULL’ARGOMENTO ABBIA PRESA, e molto plausibile che chiunque LO sposi perda le elezioni. CI VORREBBE UNA DONNA COME LEI:
    https://www.youtube.com/watch?v=bxw9hHjUYro

    PER FARE LE COSE BENE E CONVINCERE LA GENTE CHE CI SI PUò FIDARE, CHE SI INIZIA A FARE UNA POLITICA DI INTEGRAZIONE VERA!
    COMUNQUE, a parte questo aspetto (che resta cruciale) tornando a quanto dici: credo lo pensino tutte.
    Ma da dove partire? dovrebbe apparire una donna dal carisma davvero forte, a proporlo… ma come dici tu le donne sono state sempre silenziate, tutte sono stanche, e anche i commenti precedenti dicono questo.

  • Terry 8 dicembre 2017

    Cara laura, e’ un dato storico riconosciuto che nelle epoche e nei paesi che n cui viene meno la democrazIa e si affermano autoritarismi e fascIsmI la condizione delle Donne peggiora. E’ come una cartina di tornasole che fa emergere il livello di liberta di un paese o Di una epoca storica. l’invisibilita’ istituzionale e l’emaRginazione dallo spazio pubblico sono manifestazioni di un peggioramento generale della condizione femminile, che si inscrive In un contesto deTerioraTo, di fascismo occulto, come quello nel quale viviamo, ne È effetto e specchio. Anche io, come molte che ti hanno risposto, sono pessimista, non vedo oriZzonti, mi sento senza parole, silenziatA. Non solo in quanto donna, ma in quanto donna, persona e cittadina. Non esiste neppure una diagnosi condivisa, una interpretazione comune di quello che stiamo vivendo, che ci lascia attonite e impotenti. Io personalmente sento di vivere in un paese pervaso di rancore, in cui ogni valore di solidarieta e andato perduto, non ha senso. In cui le persone rappresentano se stesse come atomi irrelaTi in difesa della propria sopravvivenza attraverso la sopraffazione, una societa hobbesiana, in cui homo homini lupus. Se penso che compito delle istituzioni pubbliche dovrebbe essere in primo luogo garantire i servizi di base: acqua, luce, gas, trasporti, casa, sanita e istruzione – questioni su cui in passato le donne in politica hanno lavorato moltIssimo – ritengo criminale lo smantellamento quotidiano di pubblici servizi e la legittimazione politica di continui furti, truffe e raggiri da parte dei fornitori di servizi ai danni di singoli utenti. A mio moDo di vedere questo rompe il patto sociale, crea insicurezza e rancore, deteriora il tessuto delle relazioni, e ne sono responsaBili quegli stessi di leu che non contemplano le donne. Non mi stupisco.

  • Terry 8 dicembre 2017

    PURTROPPO l’editing del mio messaggio È pessimo Perche il programma fa quel che vuole e modifica maiuscole e accenti

  • Daniella AMBROSINO 8 dicembre 2017

    NON CAPISCO PERCHE’ L’EDITOR MI COSTRINGE A SCRIVERE IN MAIUSCOLO: SCUSATEMI, NON DIPENDE DA ME.
    TUTTO VERO. CHE ASPETTIAMO? NOI DONNE ABBIAMO FATTO MOLTI PASSI INDIETRO negli ultimi vent’anni. Se ci hanno cancellato, CE lo dovevamo aspettare e avremmo dovuto saper reagire. Forse abbiamo dato per acquisite cose che invece vanno Continuamente veriFICATE E RILANCIATE. PURTROPPO L’AUTOCOSCIENZA VA RICOLTIVATA non dico da zero ma quasi. RICOMINCIAMO DA LI’? NON ASPETTIAMOCI NIENTE DA UNA SINISTRA DA MOLTO TEMPO IN disfacimeNTO, ANZI INESISTENTE E CHE STA PEGGIO DI NOI.

  • Grazia 8 dicembre 2017

    Grazie Laura, è difficile resistere alla stanchezza dei passi fatti 1000 volte e 1000 volte tornate in dietro. Chi non si nomina non esiste, e se le donne che erano presenti alla scelta del nome del nuovo soggetto (ci saranno State?) non sono state ascoltate e forse addirittura ridicolizzate io credo che questo soggetto farà a meno del loro contributo. Il problema Dell’equilibrio di genere deve essere costituente di un soggetto non può essere sempre Una riflessione Riparativa di qualche attimo Dopo, che nella pratica non porterà a niente. La prima informazione non si Cancella, anche se ci scrivi sopra. per questo le parole di Nicola Fratoianni le ho trovate ancora più offensive del nome stesso, una presa in giro. Mi sono Arresa? Forse si. Forse il mio essere donna, femminista, di sinistra ha un limite di sopportazione. Ho potere sul quotidiano, ho potere su me stessa ma di sbattere la testa per una più estesa azione effettivamente sono un po’ stanca. Vorrei chiedere a fratoianni perché le cose dette ieri non le ha dette sabato? Perché il problema affrontato 1000 volte si vede solo quando C’è da dare una risposta per non perdere ELETTORATO? Perché le donne devono essere sottoposte a uno sforzo titanico solo per essere nominate figuriamoci per essere Rappresentanti? Quale politica di sinistra può pensare di rappresentare chi Ignora?

  • Politicafemminile 8 dicembre 2017

    Cara Laura, fa molto piacere vedere che le donne stanno rispondendo al tuo post, commentando e interrogandosi a loro volta. Lasciamo qui anche un link a una risposta che sarebbe stato troppo lungo snocciolare qui: https://politicafemminile-italia.blogspot.it/2017/12/libere-e-differenti-davvero-ma-anche.html
    ma anche abbiamo creduto utile fare un ulteriore post per avere l’occasione di “rilanciare” altrove il tuo e, dunque, possibilmente dargli più eco.
    Ci auguriamo che altrettanto facciano altre donne nei loro blog, dando un aiuto ad alimentare la possibilità (chissà) del comparire di cose nuove e nuovi scenari.

  • Maria Cristina Migliore 8 dicembre 2017

    Cara Laura, questo tuo post è davvero pieno di sofferenza, ma anche di energia. Poni tante domande e fai proposte, e chiedi commenti. Ti offro il mio. (Spero che questo fastidioso maiuscolo sparisca nella pubblicazione del mio commento).
    Avverto il tuo profondo stupore e la tua sofferenza rispetto all’esclusione delle donne nella nuova formazione politica di Liberi e Uguali. Anch’io sono stupita, ma nello stesso tempo non mi sarei mai mescolata in quella vicenda, e quindi il mio stupore per l’esclusione delle donne in Liberi e Uguali mi lascia piuttosto indifferente. Per me rappresenta la conferma che moltissimi (non tutti) maschi italiani, anche quelli che sembrano più evoluti, in realtà non lo sono affatto, perché non sanno riconoscere le donne e il contributo che viene dalle donne consapevoli di se stesse in questo mondo dominato da pochi maschi bianchi, eterosessuali e colonialisti.
    Bisognerebbe capire se negli altri paesi occidentali ‘sviluppati’ la situazione è simile. A me pare di no. Gli uomini dirigenti degli altri paesi sanno che esiste il femminismo e sono un po’ più cauti dei nostri. Da noi a volte occorre spiegare l’ABC della questione di genere, figuriamoci parlare di femminismo. Purtroppo nelle nostre università sono troppo poche le docenti e i docenti consapevoli della questione, non abbiamo gli Women’s studies e quindi anche le nuove leve non vengono formate sotto questo punto di vista. Io penso che in Italia ci sia un enorme problema culturale, in qualche misura colto dalle impietose statistiche di comparazione tra paesi, che mostrano i bassi livelli d’istruzione e le competenze inferiori degli italiani (mi pare meno per le italiane, almeno come titolo di studio universitario).
    Forse le donne parlamentari e le madri costituenti di cui parli, che ci hanno dato importanti leggi, hanno perso una battaglia sugli Women’s studies? forse il nostro femminismo italiano è stato troppo élitario? Una parte del nostro femminismo inorridisce al solo pensiero di valutare se è il caso di fare autocritica. Mi pare di essere d’accordo con quanto commenta Daniella Ambrosino e lo dico con le mie parole: le femministe italiane hanno dato per scontato che le loro convinzioni fossero sufficienti, e hanno fatto troppo poco per confrontarsi con un pubblico più ampio. Sono troppo autoreferenziali. Mi ritengo una femminista, ma faccio fatica a frequentare le femministe. Non sono donne accoglienti, anzi. Quello che voglio dire è che con questi atteggiamenti il femminismo italiano non ha conquistato il largo pubblico, o anche solo un pubblico un po’ più ampio dell’attuale. Certo, confrontarsi vuol dire anche mettere in conto di eventualmente dover rivedere alcuni assunti. Ma non conosco i recenti sviluppi con Nonunadimeno. Magari qualcosa sta cambiando. Non so.
    Laura, citi Ada Colau e Manuela Carmena e sembri collegare questi due nomi ad un protagonismo di femministe. Siamo sicure che siano femministe? Forse invece sono donne di movimento, donne che si sono occupate dei gruppi più trascurati dalle istituzioni, le persone in cerca di casa e i carcerati. Forse sono donne che hanno agito senza essere succubi di uomini, donne sicure del proprio valore e delle proprie battaglie, donne che si sono battute anche in solitudine. Ma se fosse così, che non si tratta di femministe, ma di donne autonome e determinate a portare avanti il proprio sentire, allora riconosciamo anche il valore di Virginia Raggi e Chiara Appendino, che si stanno occupando di due grandi città tra mille difficoltà. Io ho l’impressione che se le femministe non guardassero solo a sinistra, e se si mettessero in dialogo con i movimenti italiani post-ideologici forse potrebbero dare un contributo. Invece di stare chiuse nei loro circoli. Noi qui a Torino un poco lo stiamo facendo, tra alti e bassi, e in poche, e forse sempre di meno, perché appunto si guarda ancora a sinistra, una ‘sinistra’ che ancora una volta si è rivelata dominata da uomini interessati al proprio potere.

  • Giovanni Gugliantini 8 dicembre 2017

    ”il maschile ci include” (?)

    Maestra: “Il femminile si forma togliendo il suffisso ‘O’ e aggiungendo il sufisso ‘A’”
    Bambina: “Maestra, e il maschile come si forma?”
    M: “Il maschile non si forma, il maschile ESISTE.”

    (Vignetta degli anni ’70)

  • Marella 9 dicembre 2017

    Cara Laura, tutto vero quello che scrivi e giusto, ma la strada da fare è ancora veramente lunga. Soprattutto perché è ancora difficile essere intimamente donne libere e consapevoli del proprio valore e trasmetterlo esternamente senza essere prese per visionarie oppure per estremiste femministe ingiustificate. Ma non credere che abbiamo perso la voglia di imporci, è che Ognuna combatte le proprie battaglie quotidianamente anche nel proprio microcosmo, con i compagni di vita, con figlie e figli, sorelle e fratelli, nell’ambito lavorativo e ovunque si percepisca misoginia e paura delle donne. Purtroppo, spesso, sento però di dovermi più difendere da un certo tipo di donna asservita e cieca di fronte all’evidenza, che mente prima di tutto a sé stessa. Nella politica attuale poi c’è un problema di modalità di confronto e di partecipazione che ci penalizza e che deve essere cambiato. Tutto è diventato plastico, social, immediato ma distante, senza rapporto umano. E forse per noi donne questo è un grande ostacolo, perché le donne danno il meglio di sé, e sanno dimostrarlo, quando sono in un contesto di persone in carne e ossa, dove le parole hanno un suono, le persone uno sguardo, i ragionamenti trasmettono sentimenti e significati, le persone si conoscono e si riconoscono se simili e di valore.

  • Manuela 9 dicembre 2017

    D’accordo su tutto, tranne su Ius Solis. E basta con questi diritti piovuto dal cielo! Le ns madri nonne bisnonne hanno lottato, sofferto, spaccata la schiena x questi diritti. Hanno lavoratola terra, in fabbrica cresciuti figli mentre i loro uomini erano al fronte. Orrore credere che l’integrazione si ottenga così facilmente, proprio da mentalità cattolica, che tanti danni ha già fatto. Idem con patate x le ns giovani donne, che si sono trovate la pappa pronta e che se ne stanno immobili mentre ci stanno togliendo tutto da sotto i piedi. Per dirla nel mio dialetto” chi se grida o chi se molla:

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