neoliberismo e movimento delle donne

postato il 24 Ott 2013
neoliberismo e movimento delle donne

L’incontro femminista di Paestum, quest’anno organizzato da donne più giovani, trenta/quarantenni che non hanno partecipato al movimento degli anni settanta, ha rappresentato un passaggio di consegne che sta mettendo in discussione alcuni dogmi. non è ancora così chiaro quali e sarà interessante approfondire molti nodi politici in discussione.
Una settimana dopo Pestum, il 14 ottobre, è apparso su The Guardian un articolo di Nancy Fraser, femminista americana,filosofa e giurista, che si chiede se il movimento delle donne non abbia finito di assecondare l’evoluzione capitalistica verso il neo-liberismo e la globalizzazione con le sue diseguaglianze e povertà crescenti che stanno penalizzando in particolar modo le donne capofamiglia. Avrebbe abbandonato la sua radicalità iniziale che presupponeva lo sviluppo di una democrazia partecipativa e di maggiore solidarietà sociale per spingere le donne ad uscire dalla famiglia e a cercare lavoro per emanciparsi proprio quando, con la crisi del fordismo e la fine della classe operaia, questo ingresso diventava funzionale a salari più bassi, orari di lavoro molto più lunghi, flessibilità e precarietà e sostituzione del salario famigliare a due percettori di reddito.L’attenzione su ingiustizie e violenze non economiche ma sessuali, alla differenza di genere, ai beni dell’autonomia individuale avrebbe distolto l’attenzione dalla critica dell’economia politica e dalla disgregazione dello stato sociale.
La ricetta è quella di riprendere la strada del femminismo solidale, di valorizzare il lavoro di cura contro quello di scambio per ritrovare l’originaria solidarietà, di affiancare alla lotta contro il patriarcato quella per una maggiore giustizia sociale rafforzando poteri pubblici e welfare state.
Mi sembra troppo semplicistica questa autocritica così lontana dalla complessità dell’attuale crisi ma certo pone alcuni punti alla nostra attenzione con cui, nel dibattito post Paestum sarà importante trovare i nessi di una realtà anglosassone che pare così lontana dal dibattito italiano, ma per certi versi, molto più concreta. Una indicazione a cui cercherò anch’io di attenermi nelle riflessioni che sto preparando.

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