Nidi e non ghetti: da Caranzano

postato il 24 Giu 2018
Nidi e non ghetti: da Caranzano

Nel decimo anniversario di Altradimora, diventata ora associazione a cui invito tutte le amiche che la conoscono, Monica Lanfranco ci ha fatto un regalo la sera del nostro arrivo: un video di allora dal titolo il corpo indocile che raccoglie documenti veramente emozionanti. La morte di Welby in diretta attorniato dai suoi cari che pronuncia le ultime parole: “eccola che arriva” e la nascita dolce in una piscina d’acqua di alcuni bambini in giro per il mondo. In una di queste nascite si vedono di schiena due teste che osservano dentro la piscina le ultime doglie della madre e poi, quando il bimbo viene espulsodall’utero (eccolo che arriva) e comincia a galleggiare nell’acqua, due manine lo raccolgono e appaiono i volti sorridenti della sorellina e del fratellino che lo porgono alla mamma. Come morire con dignità e nascere con amore, attraversando il mistero dell’altrove da cui proveniamo e ce ne torniamo. Come vivere serenamente con quelle e quelli che incontreremo ed ameremo ed arginare la violenza sul nostro corpo di chi ci vuole male. Morte e vita per rispondere alla domanda di chi è il mio corpo? Morte e vita per capire dove stiamo andando. E anche le ragioni delle migrazioni epocali che coinvolgono tante donne e i loro piccoli, tanti giovani maschi in cerca di futuro. O quelle dell’infertilità crescente nel nostro paese e in tutto l’occidente inquinatore.

Abbiamo manifestato nelle piazze con le mani alzate a raffigurare il triangolo della vagina mezzo secolo fa gridando: “l’utero è mio e lo gestisco io, io sono mia” per liberarci dall’oppressione della società patriarcale sulle nostre scelte sessuali e di maternità e oggi iniziamo il nostro confronto con l’aspirazione di Monica di “mettere al centro della politica la forza del corpo” Mentre Erminia Emprin, ex deputata, sottolinea la necessità di riposizionarci con le nostre esperienze nella scuola, nella sanità e nei servizi, ridefinendo il nostro rapporto con le istituzioni io riprendo il titolo della mia relazione che, nell’articolo su Marea, era diventato Nidi e non ghetti, a significare la urgenza di aprirci e invadere ancora con le nostre esperienze questa società italiana malata che il nuovo governo rappresenta, dai primi passi, putroppo in modo inequivocabile. Nascita e morte le interpreto anche come origine e fine del pianeta che ci ospita e delle speci che lo abitano, come farà in chiusura Grazia Francescato ricordando che è la casa di tutte e tutti noi, sostenendo che la tesi dei ricercatori più pessimisti è che il tempo per correggere i cambiamenti climatici si gioca in un tempo brevissimo: una decina di anni, neanche quello di una generazione. Anche Valentina, che la sera presenta il suo libro Petra Kelly insiste sulla pace ecologica, verso gli esseri umani, gli altri esseri viventi e la Terra riprendendo le parole della fondatrice dei Grunen e dell’ecopacifismo: “Deve esservi un cambiamento fondamentale della politica e dell’economia se vogliamo che il pianeta sopravviva […] Abbiamo bisogno di un modo di pensare completamente nuovo. Quando cominciamo a coltivare una ricca vita interiore e sperimentiamo la nostra connessione con ogni genere di vita realizziamo […] il nostro benessere. Dobbiamo ridurre il consumo e non cooperare con alcuna pratica che danneggi il mondo naturale o altri umani […] affrontare il vuoto spirituale della società industriale, l’alienazione persuasiva in una società dove le persone sono cresciute isolate dalla natura e da loro stesse.”

Sperimentare la connessione è quello che tento di fare da ecofemminista attraversando tanti luoghi di resistenza e di lotta, incontrando tante amiche come ho fatto recentemente in Sicilia, Calabria e a Napoli, perchè il Sud ha ancora radici nel nostro passato contadino, dove le ho anche io. Collegare, coinvolgere e farsi coinvolgere, far emergere la curiosità verso altre esperienze, altre vite, altri corpi è vita. Quello che oggi manca alla politica, non solo al governo che perde la sua origine bifronte per caratterizzarsi sempre più come nemico delle donne oltre che dei migranti, politica guidata da leader maschi, con ricette prescrittive e spesso violente, che dall’incontro si difendono per rafforzare il loro potere. Politica che produce ripetizione, insofferenza, paura, perdita di speranza. Scelte che respingono e ghettizzano corpi. L’ultima è la volontà di riaprire le case chiuse perchè, ovvio, gli stupri a pagamento devono continuare, ma lo stato deve pur trovare altre risorse per i suoi debiti, e contemporaneamente nascondere una sessualità maschile perversa, alimentata da una industria del sesso che fa guadagni incredibili sul corpo delle donne che si prostituiscono agli uomini subendo le loro violenze, come racconta Rachel Moran, e come dimostrano le migliaia di ragazze nere, spesso minorenni, che sono reclutate con l’inganno nei loro villaggi, sottoposte alla tratta, entrano senza documenti nel nostro paese e devono ripagare per anni i loro sfruttatori. La prostituzione va fatta esplodere come scandalo che continua da secoli, (Sara prostituita da Abramo al Faraone ce la ricorda Natalie Harder) in ogni luogo di questo pianeta insieme a tante altre torture a cui le donne sono sottoposte, a dimostrazione che le pratiche patriarcali sono saldamente in vigore, nonostante il femminismo, Me Too, le pari opportunità del nord Europa. Se si mette al centro il nostro corpo questo si trova. Si trovano le bambine a cui si continuano a fare mutilazioni genitali anche in Italia, nonostante la legge le vieti, si trovano i lividi delle donne che si prendono le botte da chi racconta di amarle, si trovano i corpi martoriati di quelle uccise davanti al loro bambini, delle spose bambine, di quelle abusate con il turismo sessuale. Riportare i corpi al centro della politica vuol dire non tollerare più queste violenze. Berlusconi è finito con le olgettine portate alla ribalta dopo le manifestazione di Se Non Ora Quando, mentre l’opposizione di sinistra taceva complice, e  Weinstein è finito con la prima denuncia di Daria Argento e le altre che sono seguie a valanga.  “Per troppo tempo le donne non sono state ascoltate o credute” ha denunciato Oprah Winfrey alla consegna del Golden Globe alla carriera, ricordando Recy Taylor, rapita e violentata da sei uomini bianchi armati, che non ha trovato giustizia. E quante altre anche in Italia. Non possiamo rimuovere nè i respingimenti e le morti in mare nè le violenze giornaliere che riceviamo perchè donne sotto tutti i cieli e fin da bambine. Anna Cabianca parla di martirio lento quotidiano per lei e le altre donne che vivono in una situazione di conflitto con uomini e di potere trasformativo del corpo pacificato quando ci illustra il suo progetto di fuoriuscita dalla violenza. Rossana Becarelli ricostruisce storicamente e geograficamente la sessualità e la medicina patriarcale con l’ossessione del controllo della vita e della morte, risalendo a miti e archetipi e lo stesso fa Annalisa del Cerchio di Donne che ha riletto il  mito di Medusa, pietrificata e decapitata da Perseo.  Simonetta, che con la danza promuove percorsi autoemancipatori in Toscana che dice: alla Boschi che veniva da noi come femminista, dopo il suo ruolo nel governo, “gli alzerei le mani”, e mi chiede: ” lo scorso anno quando abbiamo incontrato l’ecofemminsmo e ci siamo entusiasmate e riconosciute, tu ci avevi detto alla fine di quel ricco confonto che avevamo dimostrato di essere tutte dirigenti, di saper guidare i processi verso il cambiamento che desideriamo, Com’è che ci troviamo ancora in questa situazione?”

Questa è la domanda centrale che consegno a tutte e tutti e per ora mi fermo qui in attesa della altre testimonianze e di report.

 

 

Commenti:

  • Maria 25 giugno 2018

    Cara Laura, io voterei per te e per tante tante donne compresa la Boschi. Speriamo e facciamo insieme ma davvero per cambiare una situazione che ci sta strettissima da secoli . Io voto donna per sempre.
    Ciao ti saluto affettuosamente e spero di incotrarti
    Maria l.b.

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