che noia ‘ste manovre post elettorali!

postato il 10 Apr 2018
che noia ‘ste manovre post elettorali!

Che noia ‘ste manovre post elettorali! Eppure eravamo andati in tanti a votare per segnare una voglia di svolta dopo anni di governi non passati da verifica elettorale e subiti dai dictat della troika. Governi che hanno privatizzato i nostri beni e servizi pubblici, che  non hanno rispettato il voto del referendum sull’acqua, non hanno dato valore al risultato che ha affossato il tentativo di riforma della nostra Costituzione, non hanno fatto nulla per contrastare i cambiamenti climatici e mettere in sicurezza il nostro fragile territorio, anzi hanno continuato a cementificare e inquinare. Con l’alibi del debito, che ha continuato a lievitare per la gioia delle banche (alcune con sede a Londra nonostante la brexit) che ricevono interessi a volte usurai come sui derivati, hanno tagliato i servizi essenziali e svenduto tutto quello di pubblico che potevano, non hanno lanciato nessun piano industriale ma lasciato che anche i nostri marchi più prestigiosi fossero comprati da multinazionali con sede fuori dal nostro territorio che poi, nonostate sussidi e aiuti pubblici, non di rado delocalizzavano la produzione lasciando sul lastrico centinaia di migliaia di lavoratori non più protetti dallo Statuto dei lavoratori e totalmente precarizzati, supersfruttati e ricattati grazie al jobs act.

Monti, Letta, Renzi, Gentiloni hanno permesso che i diritti costituzionali fondamentali fossero calpestati ogni giorno: stop ad una vita dignitosa per molti ridotti sul lastrico e senza nessuna assistenza sociale, sicurezza di un tetto, sanità garantita e scuola gratuita e pubblica. Rischio di morte per donne che avevano denunciato inutilmente maltrattamenti, stalking e minacce prima di essere picchiate, ferite o uccise nei modi più terribili e non di rado con i figli o davanti a loro. Il sistema bancario italiano, uno dei più forti nel mondo, distrutto nell’arco di poco tempo e i risparmi di una vita andati in fumo per molti pensionati che li avevano investiti nelle banche di credito cooperativo e popolari. Risparmi familiari, anch’essi invidiati dalle oligarchie finanziarie, sempre più intaccati per far fronte al progressivo impoverimento, alle tasse elevate più che in qualunque altra nazione soprattutto per chi ha un reddito medio basso, a figli e nipoti senza lavoro e senza futuro.

Certo anche i governi Berlusconi ci avevamo messo del loro ma le aspettative per chi aveva votato la sinistra o i grillini la scorsa legislatura erano andate presto in fumo con il governo Letta al posto di Bersani, sbeffeggiato dai 5stelle a cui aveva chiesto di allearsi.  Letta era durato poco:lo “stai sereno” aveva portato Renzi a sostituirlo con un governo pieno di giovani donne dal tacco 12 e molto ligie, in primis Elena Boschi, con un padre banchiere e un ruolo di controriformatrice della Costituzione, rimasta anche con il successivo governo Gentiloni, dopo la sonora sconfitta del referendum suo e di Renzi costretto per questo a dimettersi, nel ruolo di Sottosegretaria alla presidenza del Consiglio.

E così dopo aver aver assistito il 13/11/ 2011 ad un Napolitano che imponeva Monti perchè eseguisse alla lettera le prescrizioni della troika (se cercate il post del 18/11/2011 le trovate e ripensate a tutto quello che è successo da allora e al ruolo di quelle donne al governo a cominciare dalla Fornero); prescrizioni dette riforme ma in realtà controriforme come allora temevo,  a rischio di incostituzionalità come la legge elettorale chiamata “porcellum” da quel Calderoli che ne era il padre, che avevamo subito per anni, per poi vederla dichiarare incostituzionale subito dopo le elezioni del 2013, nel gennaio 2014, come probabilmente succederà anche a questo Rosatellum che ci ha riportati al proporzionale della prima repubblica ma senza nessuna possibilità di scegliere chi preferiamo tra i candidati.

Sono stata eletta per la prima volta con i Verdi nell’ultima legislatura della prima repubblica, dal 1987 al 1992, ed essendo prima vicepresidente e poi presidente del gruppo alla Camera, dove da neoeletta sono arrivata in bicicletta, e sono poi salita a piedi al colle per le consultazioni. Eravamo alla fine dei quaranta anni di governi democristiani, che con il proporzionale gestivano alleanze sempre a loro vantaggio, con l’impossibilità per l’allora PCI di parteciparvi a causa del veto Usa. Moro che ci aveva provato con il compromesso storico era finito male. Noi ecofemministe aprimmo una falla in quel sistema portando nuove priorità, un nuovo linguaggio e prefigurando un cambio di paradigma. Mani pulite segnò il passaggio ad una seconda Repubblica che cambiò il sistema elettorale verso una presunta alternanza e un bipolarismo maggioritario nel 1993, per concentrare il potere nelle mani della maggioranza di governo.

La mia seconda elezione all’inizio del terzo millenio, sotto il governo Berlusconi mi diede modo di sperimentare questo nuovo sistema con l’elezione in un collegio uninominale dove ottenni il maggior successo a Torino contro la mia avversaria berlusconiana (due donne intrigavano come contendenti) grazie ad una militanza ulivista, guidata dai compagni della barriera operaia del Nord di Torino e ad una chiarezza di programma ecologista e di sinistra che si contrapponeva a quello Berlusconiano. Sia nella prima che nella seconda repubblica i contenuti erano molto importanti ma anche il nostro essere Verdi, capaci di uscire dal nucleare appena eletti vincendo il referendum e gli appetiti della lobby che lo voleva, essere ecopacifisti, attenti alla salute anche delle altre speci e del pianeta, aveva ormai affermato nuovi modelli di comportamento che chiedevano nuova rappresentanza.

Dopo la curiosità delle prime settimane post voto, queste vuote schermaglie maschili che segnano un punto qui e uno là, nella vecchia tradizione di chi è più furbo (o chi ce l’ha più duro proseguendo il celodurismo bossiano) mi stanno annoiando come i commenti dei media e dei talk show. Ho trovato singolare che il giorno di Pasqua il direttore del quotidiano della mia città, Molinari, lanciasse l’idea, peregrina in questo contesto, di affidare la Presidenza del Consiglio ad una donna quale che sia, come speranza di cambiamento. E che poi molte mie amiche abbiamo commentato, sullo stesso giornale, quell’uscita positivamente senza nessuna valutazione del ruolo che in questi anni hanno avuto donne cooptate al governo del nostro paese.

Voglio quindi consegnare a voi, amiche e amici miei, una qualche preoccupazione e chiedervi i vostri commenti.

 

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