Post democrazia

postato il 28 Nov 2014
Post democrazia

Ad ogni tornata elettorale  misuriamo la post democrazia.  Questa volta in Emilia Romagna, con la sua storia, l’astensione ci fa temere “derive incontrollabili” come scrive  l’ex-M5S Adriano Zaccagnini appena entrato in Sel, e cacciato da quel movimento che appena due anni fa si era guadagnato un terzo dei consensi del corpo elettorale, e ora, in caduta libera persevera con le espulsioni, applicando il peggiore stalinismo dei nostri tempi a mezzo Web.

Ad ogni contorsione e proposta politica di vertice misuriamo l’inadeguatezza a dare forma ad un’alternativa alla vecchia forma partito-casta. L’ultimo Vendola  inaugura l’anno nuovo con Human factor,  proposta antropocentrista espressa in una lingua di dominatori, con il termine usato dai tecnici che gestiscono il personale:  risorse umane, capitale umano, fattore umano, u termine che rimanda a X Factor, spettacolo quindi. Spacca con l’Altra Europa e si lancia contro la Leopolda, altra manifestazione assurda di omaggio ad un sovrano accentratore e intollerante di alcuna posizione politica, interna ed esterna,  che non sia gregaria. Lo fa il giorno della conferenza stampa in cui si annuncia per domani una manifestazione che doveva essere unitaria, tant’è che insieme ai relatori di Podemos, Syriza e di movimenti, c’era anche il deputato Airaudo, Sel/Fiom, insieme a Rinaldini.

Una mia amica ecologista e femminista, compagna di percorso dell’Altra Europa ha già risposto: “No grazie, io sono antispecista”.

Paolo Cacciari, deluso  come me da chi sta dirigendo il processo politico lanciato da Barbara Spinelli, nel suo libro “Vie di fuga” prova a misurarsi con questa decadenza democratica a partire anche da tre donne che mi hanno accompagnato nella mia crescita politica: Lea Melandri, Vandana Shiva e Arundati Roy. Delle prime due riprende la convinzione che le modificazioni radicali dei modi di vita che contano passano attraverso l’assetto dei micropoteri, dalle realtà locali, dai piccoli spazi di democrazia e libertà che ci conquistiamo nella vita quotidiana. Dall’ultima che parla di “crepuscolo della democrazia”, di istituzioni trasformate in entità maligne e pericolose, della fusione del capitalismo e democrazia in un organismo predatorio per fare profitti condivide la domanda ” se sia rimasto qualche legame tra elezioni e democrazia” e risponde che no, citando la questione del finanziamento della politica e denunciando la “industria dei gruppi di pressione” che negli Usa ha un fatturato di 6 miliardi di dollari e 35 mila addetti. A Bruxelles i lobbysti accreditati sono 15mila e in Italia, dove non esiste nessun obbligo di trasparenza, almeno 1200  a Roma, ma non possiamo certo controllare tutti quelli che agiscono a livello regionale e locale, e in particolare il malaffare che da noi rappresenta sicuramente la lobby più potente.

E le decisioni si spostano in organismi non eletti, in luoghi segreti e sempre più centralizzati. Non solo banche centrali e mercati finanziari, ma anche stanze segrete della politica come quel patto del Nazareno che regge il terzo governo non eletto nel nostri paese.

Che la gente non vada più a votare per chi rappresenta questi interessi, è “un problema secondario” come dice Renzi.

Certo la rabbia degli sconfitti crea intralcio e va duramente repressa, come dice oggi Nadia Urbinati, non interessa indagare la causa: la resa della politica fa comodo a chi regge i destini del mondo con l’egoismo e l’irresponsabilità che portano verso la china di una febbre irreversibile del pianeta e di una riduzione dei sudditi, come ormai siamo considerati, a condizioni di vita intollerabili, livellate al basso attraverso la truffa dell’estorsione di una crisi permanente.

Per questo amiche mie credo che non possiamo accontentarci de lavorare nel micro a ritessere la tela della convivenza ma dovremmo chiederci come riprenderci le risorse rapinate e le speranze cancellate.

 

 

 

 

 

Massimo Cacciari

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