Post voto

postato il 26 Nov 2014
Post voto

Il giorno dopo le commemorazioni della giornata contro la violenza alle donne e il voto alla camera del jobs Act, voglio ragionare sulla politica in Italia e sulla lontananza totale dai problemi quotidiani di donne come io sono, ma anche di uomini, in particolare di tutt* quelli che si trovano in gravi difficoltà personali e che non credono più che la politica, le istituzioni, lo Stato vogliano fare qualcosa per aiutare a stare un po’ meglio e garantire la dignità di vita. Che ci aiutino a pensare che un futuro più giusto e meno violento sia possibile. Che siamo capaci di fermare la distruzione della vita sul nostro pianeta.

Dopo i risultati delle regionali, dove ha vinto in modo eclatante il partito del non voto con punte che superano il 60%, le polemiche che in  questi mesi hanno fermato il progetto dell’Altra Europa per Tsipras, in cui ho creduto e per cui mi sono spesa con tante donne e uomini appassionati che stimo, appaiono totalmente ridimensionate e anche un po’ ridicole, visto che non hanno mai travalicato il confine dello stretto spazio a sinistra del PD o nel PD, uno spazio in via di estinzione.

Quando più del 60% di elettori si astiene, la Lega sorpassa FI e Grillo crolla, se non ci rendiamo conto che la democrazia è ormai intaccata e la rabbia verso la casta delle grandi intese, i cui partiti sono stati pesantemente penalizzati, la casta della rimborsopoli, del dissesto del territorio, della disoccupazione e della precarietà, quella rabbia finora inascoltata da tutta la classe politica, non si indirizza neppure più verso il voto di protesta ma esprime una crisi dello Stato e delle istituzioni democratiche da cui è urgente ripartire. Il caso italiano è ormai così degenerato, rispetto alla Grecia di Syriza e alla Spagna di Podemos, che non serve più richiamare i due modelli, analizzare le loro differenze e nel frattempo aspettare che il PD si spacchi o tenga conto delle piazze e degli scioperi.

Renzi appare sempre più determinato nelle sue ossessioni pseudorifiormiste e deciso a difendere il patto del Nazareno finché è possibile, rimandando a tutti i costi la verifica del voto. E’ da ieri reso pubblico l’interesse personale di Berlusconi a tenervi fede a costo di far morire il partito che ha fondato per consegnarne l’eredità a Salvini. Tante amiche e amici con cui faccio iniziative e politica pensano che si debba temporeggiare, che dobbiamo puntare su un altro leader di sinistra, più a sinistra e più credibile. Ma Landini ha detto ancora ieri sera che non ha per ora nessuna intenzione di abbandonare il sindacato per darsi alla politica.

Il voto nelle altre regioni, dopo quello di domenica, è vicinissimo, già ci sono le mobilitazioni per primarie a cui parteciperà presumibilmente solo il ceto politico del PD, quello che sceglie il candidato che dà più garanzie di cordata.

Galvanizzata dal successo la Lega ha già annunciato che tende all’egemonia della destra in tutta Italia e, intanto, raccoglie anche voti nel sindacato e tra gli esodati, grazie al referendum per cancellare la legge Fornero che la sinistra, interna ed esterna al PD, gli ha lasciato in mano.

Conviene quindi capire perché da noi chi è sceso in piazza contro la crisi da sei anni ad oggi non ha dato vita ad un movimento come occupy o indignados. Forse pesava troppo quello che è successo al G8? Oppure pesano le esperienze perdenti di arcobaleno e Ingroia che speravamo di aver superato alle europee e invece si sono puntualmente ripresentate dopo la scelta di Sel di allearsi con il PD nelle regionali e con il tentativo di ricomposizione di vertici di partitini avvenuta a Firenze in occasione del seminario del Gue?

Riprendo una dichiarazione di Rita Mestre di Podemos, riportata da Pucciarelli nel suo report del congresso di Madrid: “oggi non ha alcun senso comune la parola sinistra, se ne è perso il significato. I simboli servono fin quando hanno un contenuto” noi non siamo antisistema, lo sono loro(Psoe e PP) che stanno distruggendo la scuola pubblica, la sanità pubblica, l’ambiente, che privano i cittadini dei loro diritti e di un futuro.”  Essere convincenti, essere riusciti ad entrare in sintonia con gli spagnoli che oggi vogliono punire la vecchia politica che non ha saputo prevedere la crisi né ha saputo gestirla senza aumentare le disuguaglianze, fare mediazione sociale aiutando a pagare le tasse, ad iscriversi nelle liste di disoccupazione, a bloccare gli sfratti e pignoramenti, a occupare case e palazzi di proprietà delle banche, a gestire affitti e trovare casa, a orientarsi nella sanità, a lottare contro la privatizzazione dei servizi fino alle autoriduzioni nei supermercati, ha permesso a Podemos di uscire subito da una posizione minoritaria. Ciò che si dice e come lo si dice sembra mirare ad un solo obiettivo: il consenso popolare. Lavorare  con Tv, Web, piazza e quartieri, organizzare i circoli territoriali contro la” casta” senza etichette di sinistra, con una democrazia popolare e partecipata, aperta a tutti anche quando si tratta di decidere candidati o cariche di partito.

Se vogliamo porci nella prospettiva  di invertire la discesa della china drammatica in Italia dobbiamo considerare che dovremmo catturare il 60% di astensioni più che competere con quel che resta del consenso al PDR a sinistra o con Grillo. Dobbiamo invece competere duramente con la Lega nelle periferie, offrendo un’altra prospettiva e usando un linguaggio comprensibile. Certo essere interlocutori dei numerosi movimenti per l’acqua, per i beni comuni, contro le privatizzazioni e i trattati delle multinazionali, le cementificazioni, le trivellazioni, per frenare e sanare il dissesto e per l’autonomia dei territori.

Il lavoro portato avanti nelle due campagne elettorali regionali recenti, può darci indicazioni ma non è sufficiente: buttarsi nei territori, far rinascere comitati spenti, dare vita a Altre città e Altre regioni anche perché riproporre un altro simbolo, e qualificarlo di sinistra, sarebbe pura follia.

Io comincio seriamente a pensare care amiche che dovremmo porci il problema di una rappresentanza politica femminista, come è successo in Svezia e, per questo, chiederemo a Soraya Post di venire da noi a raccontarci le ragioni del loro successo, come il 29 a Roma, in piazza Farnese sarò attenta a sentire chi, in Spagna, in Grecia e in altri paesi ha avuto ben altri successi.

Pubblicato in: Donne, Europa, Istituzioni, Lavoro, politica,

Commenti:

  • Rosangela Pesenti 29 novembre 2014

    Sono d’accordo punto per punto e mi sento prigioniera dell’impotenza.
    non si tratta solo di che fare ma come fare

  • barbara francesca rivoira 1 dicembre 2014

    Mi pare centrale la sottolineatura dei due tentativi falliti di Arcobaleno e Ingroia, perché rivela che una rappresentanza della sinistra vera, a sinistra del PD, non c’è più. Non basta. L’elettorato alla sinistra del PD non esiste più, disgregata da delusioni e fallimenti con e senza grilli. Il disgusto e l’amarezza che si provano per la mancanza di un vero cambiamento, ha generato una deriva molto difficilmente arrestabile. Perché qui e non in Grecia o in Spagna? Beh, a mio avviso perché qui non c’è nessuno in cui credere, o per meglio dire, cui dare credito, nessun gruppo che possa trainare puntando sulla realizzazione di un progetto di governo… avendolo davvero!
    Siamo passati da un capo cafone a un capo sbruffone. Li ho osservati come fossero personaggi e non uomini politici. Ebbene, mi è parso di vedere Alberto Sordi che, ricorderete, sapeva descrivere in modo impietoso l’italiano medio-mediocre, quello leccaculo e viscido, moralista e puttaniere, meschino arrampicatore sociale rozzo e ignorante.
    Ogni tanto mi domando dove siano le italiane e gli italiani colti, intellettuali capaci di pensieri profondi ed elevati, menti fini dotate d’ingegno sia nell’analisi e sia nella prassi capaci di trovare soluzioni ai problemi, affrontando i temi politici, quelli gestionali, quelli amministrativi, quelli sociali con lucidità e impegno abbandonando, anzi combattendo anche qualsiasi forma di privilegio.
    Qualche giorno fa leggevo un articolo di Curzio Maltese, parlava della cancelliera Merkel e la definiva la più brava: parla quando occorre, dice ciò che serve, compare in tivvù lo stretto necessario e quando va in vacanza non usa i voli di Stato, perché non si sta muovendo per ragioni di Stato. Non usa twitter e tutte quelle stupidaggini che sembrerebbe facciano molto “smart”. Non ho mai letto una frase di Renzi che potesse avere l’acume di un aforisma di Wilde, eppure ho controllato, con 140 caratteri si possono scrivere frasi intelligenti!
    Non capisco perché, se siamo all’interno dell’Unione europea, non possiamo permetterci il lusso di ingaggiare oltre ai C.T. per la Roma e per il Napoli anche persone politiche, amministratori e amministratrici capaci che provengono da altri Paesi. Un esempio.
    A Torino GTT è in deficit secco, i costi sono aumentati e la qualità diminuita. Un intelligente servizio pensato per arginare il traffico della movida è il bus notturno. Ora si parla di sopprimerlo e di chiudere la metropolitana a una certa ora anziché potenziarla e renderla competitiva rispetto al traffico privato. Sono stata a Berlino. Lassù non c’è meno traffico, non c’è meno gente, eppure il servizio di trasporto pubblico è puntuale, affidabile. Se qui non troviamo uno straccio di persona capace, o in grado di imparare osservando città ben più grandi, ma liberiamoci della zavorra e chiamiamo qualcuno che ha dimostrato di essere competente. E paghiamolo soltanto a posteriori, quando gli obiettivi si saranno trasformati in risultati, non prima. Nessun incentivo. Basta. Gli incentivi servono in ambito educativo, ma uno Stato così profondamente maleducato, non è in grado di usarli se non in modo clientelare o comunque distorto, a rinforzo dei privilegi o dei legami di sudditanza, vedi il modello Alberto Sordi.
    Purtroppo questa melma è anche a sinistra, con una differenza: chi ha una formazione politica, sociale, culturale diversa dal modello cafone, sbruffone e allegri compari, non può accettare un corrotto, ignorante, maleducato soltanto perché si professa di sinistra.
    Forse proprio qui sta la novità, non si dà più credito a scatola chiusa, abbiamo capito che se una persona è disonesta, ipocrita, arrivista, strafottente, prepotente non migliora se si colloca politicamente a sinistra: rimane indegna. E, almeno per quanto mi riguarda, io oramai ne faccio una questione di civiltà. Una società la si giudica in base al grado di civiltà e cioè alla capacità di convivenza e di attenzione nei confronti della popolazione più debole.
    Lavorare per riportare il nostro Paese a un livello accettabile di civiltà è un obiettivo forse di sinistra, o forse di tutte le persone che non ridono più per battute grevi, parolacce e gestacci.
    E la speranza al femminile? Si è infranta contro l’esperienza Fornero? Beh, quando il numero delle ministre del Lavoro sarà eguale ai signori ministri, allora ne riparliamo.

  • Ramona 12 dicembre 2014

    Oggi la fiducia verso ci ci amministra è ai minimi storici, certo che è bene salvare qualcuno che, almeno, ha mostrato di non guardare alla politica coma ad un mestiere. Secondo me dopo un mandato è bene tornare al proprio lavoro. Non è possibile vivere 30 anni di politica. Vi lascio un link del Fatto Quotidiano (il miglior giornale della nazione secondo molto, e io sono uno fra questi)) al riguardo, parla di Tiziano Motti http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/27/europee-eletto-udc-non-si-ricandida-e-rinasce-in-versione- rock-terminator/964995/

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