Prepariamoci ad un anno di protagonismo femminile

postato il 31 Dic 2018
Prepariamoci ad un anno di protagonismo femminile

Sono attenta ai segni che chiudono questo anno nel mondo politico che seguo o frequento e parto dagli ultimi che ho ricevuto con mail: si tratta di quello che ha scritto Franca sulla mailing list di Non una di meno a proposito dell’ultimo “sottosopra” e la posizione rispetto a prostituzione e Gpa. E’ una mail molto articolata, che tenta una liason con il femminismo storico della Libreria delle donne di Milano, sopravvissuto con continuità dagli anni settanta, una mail che chiede una risposta “da centralismo democratico” ad un movimento femminista nazionale, nato tre anni fa, e consolidatesi con una giovane direzione monolitica che ha emarginato le due altre componenti fondatrici più “vecchie”, l’Udi e La rete Dire dei centri antiviolenza. La mail è rimasta senza risposta per ora a segnare l’imbarazzo sulle questioni che Franca coraggiosamente espone scrivendo per la prima volta.

Una seconda mail arriva da Ndum di Catania, girata dall’amica Marita del tavolo rete terracorpiterritori, che denuncia il silenzio di fronte a varie sollecitazioni rimaste senza risposta “come se fermarsi a riflettere fosse uno spiacevole intralcio  in un percorso a linea retta che non ammette ripensamenti e momenti di verifica”, riconosce differenze emerse nei vari incontri e non ritiene opportuno accanirsi “alla ricerca di una sintesi che avrebbe voluto dire  livellare i contenuti della discussione fino al punto di ridurla all’insignificanza.” Le firmatarie rompono l’anonimato assumendosi la responsabilità della loro convinzione che si stia rischiando “la cristallizzazione di una direzione informale che accentra nelle mani di poche  l’elaborazione strategica, lasciando alle molte di renderne esecutive le  decisioni che ne derivano” e si chiedono se “il richiamo al consenso non sia un modo per scongiurare qualsiasi discussione sulla direzione di un movimento che ci pare sempre più orientato a supplire le carenze di una sinistra in agonia” Anche le amiche di Catania, che insistono sul fatto che nessun sindacato ha mai considerato il lavoro non pagato a cui questa società ci obbliga, mi hanno fatto respirare e sperare in una discussione finalmente aperta che arricchisca tutte.

Nel frattempo la “sinistra in agonia” si dichiara tutta femminista naturalmente senza neppure capire cosa significa, nè tantomeno spiegare ad esempio cosa intende fare rispetto ai problemi sollevati nelle due mail, ma sperando che questo porti voti alle prossime europee perchè, si sa che a seconda di come le donne votano, si vince o si perde. Non è difficile capire la crisi della sinistra e non è il caso di lanciare anatemi ai traditori di governo o di opposizione: nell’ultimo decennio non sono solo peggiorate le condizioni di vita di molte persone impoverite dai giochi della finanza e dall’uso del debito per tagliare servizi essenziali oltre che dall’egoismo di molti produttori che hanno delocalizzato o licenziato; ci sono stati tolti diritti e speranze, in particolare noi donne siamo state sottoposte a una violenza crescente, e il nostro pensiero è stato infiltrato dal punto di vista maschile che ci ha disorientate. Intanto si sfarinava definitivamente un paradigma ottocentesco su cui era nata e si era sviluppata la sinistra: l’unica speranza veniva dal movimento ecofemminista che rappresentava concretamente la terza ondata femminista a fine secolo scorso come abbiamo testimoniato in l’ecofemminismo in Italia. La Carson con la sua Primavera silenziosa dimostrò già negli anni ’60 i danni all’ecosistema della chimica e costrinse a mettere fuori legge il DDT. In Italia fummo in grado di vincere un referendum per far uscire il nucleare civile dal nostro paese, unica realtà europea che seppe fermare una potentissima lobby. Con il convegno promosso dalle donne verdi a Bologna “madre provetta”, già alla fine deglia anni ’80 mettemmo in discussione tecnoscienza e medicina maschile sul nostro corpo, riaffermando la nostra autodeterminazione e l’inviolabilità del nostro corpo e della natura continuamente predata. Questa la base su cui si è fondato il nuovo paradigma non violento e armonioso di cui siamo portatrici. Il fatto stesso che dobbiamo dilungarci per capirci dimostra che il pensiero, le idee, i desideri non hanno trovato una collocazione teorica chiara o, meglio, ci è stata continuamente smontata, disorientandoci e separandoci. Ma resistere non basta, anche se devo ringraziare Ilaria e le amiche di Resistenza femminista per aver portato l’abolizionismo della prostituzione al centro del dibattito. Che da #Metoo si è approfondito e radicalizzato, svelando la base su cui poggia il potere maschile.

Si sta quindi delineando sempre più chiaramente la prospettiva nuova da cui può nascere ed affermarsi finalmente un paradigma ecofemminista capace di giocare il suo protagonismo anche nelle istituzioni, come abbiamo cominciato a prospettare nelle neo rete europea Fun e nell’incontro di Roma alla Casa internazionale delle donne, di cui ho relazionato nei precedenti post e di cui ha scritto Monica Ricci Sargentini su la 27ora. Mi auguro che questo nuovo anno cominci con un confronto aperto e rispettoso delle differenze, ma entusiasta e conscio della nostra forza, perchè è tempo di inventare una nuova società, un nuovo stato, una nuova Europa a nostra misura, è tempo del nostro protagonismo e della nostra fantasia al potere, della nostra liberazione da lacci e lacciuoli patriarcali anche nelle forme organizzative, dal pensiero dominante che si introduce anche nei nostri territori.

Pubblicato in: Donne,

Commenti:

  • Elvia 2 gennaio 2019

    Ho letto anch’io lo scritto di Franca che chiede a NUDM di esprimersi con chiarezza su gpa e prostituzione. A oggi, per quanto ne so, non è stata data risposta. Perché? Perché diverse donne non hanno ancora capito l’importanza di prendersi sul serio, di ascoltare a tutto campo una differenza di pensiero , di entrare con rispetto in relazione con questa differenza, di chiedere anche le ragioni del suo porsi, (ci mancherebbe!) ma dopo aver ascoltato e dopo avere capito la posizione dell’ altra e non soprassedendo con autoritarismo e , magari, superbia intellettuale e di presunto potere raggiunto. La questione è sempre quella del rispetto. La questione essenziale è sempre la forma di relazione che vogliamo inaugurare e affermare. Questa cos’ è, se non la prima forma della politica e , per cosi la pietra angolare, su cui costruire una società dove le donne possano governare l’esistente. Se questa pietra angolare è il rispetto (con la fatica dell’ascolto) , allora la casa viene su per bene. Ma dove c’è l’esclusione a priori, dove si coltiva la fascinazione elitaria della decisione accentratrice, ( quelle che hanno la linea!) allora si insinua il modello maschile, travestito da donna, con godimenti degli uomini. Si insinua e si agisce una coazione a ripetere, che non occorre essere Freud, per capire che è mortifera. Cioè antitetica al lavoro della creazione. Coazione e creazione fanno rima, ma sono opposte e irriducibili l’una all’altra. Che ne dite?

  • ALESSANDRA 4 gennaio 2019

    Voglio soffermarmi sul tema attualissimo, fondamentale, direi vitale in questo momento dell’eco-femminismo.
    Il legame che ci collega tutte, una politica rivolta alla Vita e scalzare così le scelte di una politica mortifera che ci sta uccidendo tutti.
    Non so perché in Italia ciò non è mai avvenuto, perché l’ecologia non è stata fonte di forza reale ma sempre “appiccicata” qua e la’. In Italia la politica di sinistra ha vampirizzato il femminismo nutrendosene dove ha voluto per poi gettare via tutto il resto. Certo è che ciò che non ha saputo vedere e volere è stato proprio quel cambio di senso fondamentale per una politica rivolta finalmente alla vita.
    Perché le donne si sono fatte vampirizzare in politica? perché era il prezzo da pagare per esserci e essere accanto (sempre un passo indietro mi raccomando!) con chi il potere lo gestiva sul serio.
    E’ di questi giorni la terribile notizia della firma del presidente brasiliano Jair Bolsonarola per un provvedimento che ha tolto la gestione dei confini delle terre ancestrali agli indigeni nella foresta Amazzonica… affidando l’incarico al ministro Tereza Cristina. Una donna!
    Ecco qui: i lavori sporchi vengono spesso affidati a donne per essere più facilmente sdoganati agli occhi del mondo… come dire “se lo fa una donna è lecito”
    Come fare per uscire da questa trappola? Come insegnare a tutte le donne a usare la loro forza e non la loro debolezza che è sempre stata quella del farsi addomesticare singolarmente dalla politica patriarcale.
    Il nemico peggiore che abbiamo è il desiderio di una donna di innalzarsi a scapito delle altre. Che se da una parte è un atteggiamento giustificabile causa della mortificazione subita per secoli da parte dell’uomo, non è più giustificabile da parte di chi ha gli strumenti per avvertirne il pericolo che rappresenta politicamente.

  • Fernanda Lucrezia 11 gennaio 2019

    Sarò breve: fino a che le donne saranno comandate dalle diverse ideologie e non si sdegneranno in proprio non saranno mai una forza!

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