Tempi difficili

postato il 14 Ott 2021
Tempi difficili

Occorre non perdere la lucidità e l’empatia in questa fase in cui, tra autoritarismi spicci e ribellioni violente, le voci di chi cerca il confronto sono soffocate o costrette, loro malgrado, in schieramenti che si fronteggiano in modi sempre più aggressivi come ho già denunciato su questo blog un po’ di tempo fa. La comunicazione della Ministra Lamorgese e l’intervento della Meloni in aula dopo la manifestazione di Roma di sabato scorso e i fatti squadristici che sono culminati nell’invasione della CGIL, in stile Capitol Hill, e di un ospedale, purtroppo dimostrano la debolezza di chi governa e l’uso strumentale di chi sta all’opposizione, unica purtroppo. Per questo vorrei valorizzare chi ne sta fuori, pubblicando anche qui testimonianze e voci, a partire da quelle delle poche candidate che sono state elette nei più di milleduecento comuni, e dalle molte escluse, e dalle attiviste che hanno comunque fatto una campagna elettorale molto confusa, ma anche molto interessante perché ricca di momenti di confronto con chi non ha voce, ha grandi problemi di salute e di vita, si sente abbandonato dalle istituzioni e non rappresentato. Molti, spesso più della metà, non si sono fatti convincere da nessuno e hanno scelto di astenersi.

So che avrei dovuto scrivere al femminile, come ci ha insegnato la nostra Alma Sabatini e ha ratificato l’Accademia della Crusca, perché la gran parte di chi soffre disagi e solitudine sono donne e anche di chi non ha votato. Ma vorrei allargare a tanti amici ecologisti che sono attenti anche al modo di comportarsi nei confronti delle donne, e alla nonviolenza che li caratterizza, per coinvolgerli in questo inizio di dibattito su come affrontare questa fase difficile che avrà un secondo momento di verifica sui territori dopo i ballottaggi di domenica, la manifestazione nazionale dei sindacati confederali e l’entrata in vigore del green pass domani. Del primo momento di verifica ho scritto nel mio post precedente dal titolo “il giorno dopo”, ha scritto anche Monica Lanfranco nel suo blog sul Fatto Quotidiano citandomi, e ricordando la convenzione di Lamezia, governodilei, a cui più di ottanta femministe, tra cui anche parecchie candidate e attiviste, hanno partecipato in chiusura della campagna elettorale calabra. Una di queste è la candidata sindaca di Salerno Elisabetta Barone, di cui voglio condividere questa riflessione che ha diffuso in rete:

Andrei oltre, e direi che questo sistema è espressione di una società che ha completamente perso i legami di comunità, una società in cui prevale l’interesse privato e familistico.

De Luca e il suo sistema imperano perché c’è un tessuto sociale che li sostiene. È il tessuto che insegue i piccoli e i grandi interessi personali.

Le baronie accademiche che hanno messo in cattedra il figlio di De Luca esistevano anche prima del sistema De luca, il sistema delle raccomandazioni che consentiva ad inetti di diventare primari ospedalieri o dirigenti di enti pubblici locali e nazionali esisteva anche prima del sistema De Luca.

Voglio dire che De Luca e il suo sistema sono espressione di un contesto sociale e politico che è quello del perseguimento degli interessi privati che va ben oltre il sistema De luca. Ovviamente non sto giustificando o legittimando questo sistema. Dico soltanto che dobbiamo avere il coraggio di allargare l’analisi all’humus che consente al sistema di poter replicare se stesso attraverso uomini che di volta in volta lo incarnano.

Voglio dire che un’azione politica che voglia cambiare lo statu quo non può limitarsi a combattere la nomenclatura. Abbiamo bisogno di un rinnovamento culturale che ponga il noi prima dell’io, anche quando questo tocca i nostri interessi personali. Abbiamo bisogno di persone che escano dal guscio delle nicchie protette che si sono costruite e si pongano al servizio del bene comune con generosità e trasparenza.

Quello che la magistratura sta svelando è arcinoto. Lo abbiamo denunciato in tutta la campagna elettorale ma non è bastato a raggiungere quel 34% di cittadini che ha trovato una soluzione ai problemi della vita indipendentemente dalla politica e che non è diverso da chi sostiene direttamente il sistema poiché è comunque guidato dalla logica dell’io e del mio.

Proporre di sostituire alla logica dell’io e del mio, la logica del noi è del nostro è rivoluzionario non solo in senso politico.

Se siamo disposti ad operare questa rivoluzione innanzitutto nelle nostre vite, a porre il bene comune sempre e prima dell’interesse personale, potremo modificare questo sistema di potere che oggi si chiama De Luca e domani potrebbe solo avere un altro nome.

Siamo pronti ed interessati a questa rivoluzione?

Una denuncia chiara, mentre è in atto una inchiesta giudiziaria che ha coinvolto il consigliere regionale Nino Savastano e il sindaco riconfermato Enzo Napoli. Morra (Antimafia) si interroga sulla regolarità del voto. In Calabria, ad un passo dal voto, è arrivata a Mimmo Lucano, l’assurda condanna a 13 anni e alla restituzione di 700mila euro. Candidato in una lista civica a sostegno di De Magistris, ha ottenuto 10mila preferenze ma non è stato eletto per l’assurda leggere regionale che vige in Calabria che fa comodo alla ndrangheta e di cui tutti i partiti politici di destra e di sinistra, sono stati complici. Ci piacerebbe ospitare considerazioni concrete su quanto è successo anche in queta Regione difficile e bellissima dove abbiamo scelto di tenere la nostra convenzione seguendo esperienze e insegnamenti di una sorella che il Covid ci ha portato via: Lidia Menapace.

La rivoluzione di cui parla Elisabetta è quella che noi ecofemministe vogliamo. Ci ha rincuorato l’iniziativa di Milano promossa da Greta e Vanessa in vista di Glasgow, compreso l’incontro avvenuto con Draghi, che ha dovuto giustificare il bla bla bla di fronte alla coerenza di questi giovani che sono arrivati da tutte le parti del mondo e che hanno manifestato in tanti con un comportamento responsabile e non violento che sarebbe bene fosse portato ad esempio per tutti. Questo processo che segna un grande cambiamento è al centro del nostro impegno e invito tutte le amiche che sono collegate in rete, a testimoniare cosa avviene sui loro territori perché è dalla conoscenza di cosa avviene vicino a noi, dalla responsabilità che ci fa coinvolgere in situazioni locali concrete e individuare chi, eletta o no ma capace di decodificare il contesto i cui queste elezioni sono avvenute, può partire la rivoluzione necessaria le cui radici abbiamo posto da Cernobyl. Quando siamo arrivate in bicicletta in Parlamento e l’abbiamo iniziata 34 anni fa. Il premio Nobel Giorgio Parisi lo ha ripreso, quando è stato invitato alla Camera, con queste parole chiare:

“Il Pil dei singoli paesi sta alla base delle decisioni politiche e la missione dei governi sembra essere quella di aumentarlo il più possibile. Obiettivo che però è in profondo contrasto con l’arresto del riscaldamento climatico… Il prodotto nazionale lordo non è una buona misura dell’economia, cattura la quantità ma non la qualità della crescita… se il Pil rimarrà al centro dell’attenzione, il nostro futuro sarà triste”.

Rendiamoci conto che perché il futuro di tutte e tutti non sia triste il nostro contributo ecofemminista, in relazione con le giovani e i giovani che negli ultimi anni si sono responsabilizzati, sarà fondamentale se entreremo nelle istituzioni e nei luoghi decisionali rompendo queste complicità maschili che purtroppo attraversano tutti i tre poteri del nostro Stato e impediranno che le riforme e le risorse del PNRR vadano nella direzione utile. Per questo è importante che ci diciate anche voi attivisti cosa ne pensate.

Commenti:

  • Daniella Ambrosino 14 Ottobre 2021

    Condivido pienamente il tuo approccio e quanto scrive Elisabetta Barone.
    Purtroppo non posso inviare notizie interessanti dal territorio dove vivo (Roma), perché qui come altrove l’attivismo è frammentato in decine e decine di iniziative utili localmente, ma che non riescono a coordinarsi e diventare un noi. O meglio mi sembra che il noi ci sia, rispetto agli interessi privati individuali, ma si tratta di un noi troppo ristretto a chi condivide in toto le stesse priorità, le stesse preferenze. Invece di basarsi sul grosso delle affinità a 360, si dà una importanza decisiva alle differenze. Non nego che le differenze esistano, e spesso su punti importanti; e so che non sempre è possibile trovare un compromesso ma bisogna decidere per il sì o per il no. Tuttavia dovremmo trovare il nodo di riunirci e coordinarci nonostante i disaccordi, mantenendoli come dialettica interna di un insieme che si fonda su pochi grandi interessi condivisi. Tentativi ne sono stati fatti (vedi Società della cura) ma sembrano arenarsi senza trovare sbocco politico.

  • Simona 15 Ottobre 2021

    Mentre leggevo l’articolo di Laura pensavo all’ormai periodo passato della mia prima esperienza in campagna elettorale ed alla chiusura mentale della gente che si lamenta di un sistema che non funziona e poi votano sempre gli stessi che promettono ma alla fine usano la vittoria per il bene proprio e di chi lo ha votati. In questo periodo mi sto rendendo conto di quanto sia disastrosa la nostra sanità e di quanta poca umanità c’è verso coloro che si affidano persino a dei luminari ed in cambio riceve una porta in faccia. Tutto ciò andrebbe denunciato. State certi che così sarà perché la salute e la vita è un nostro diritto.

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