Tempo di elezioni: quarta puntata

postato il 7 gen 2018
Tempo di elezioni: quarta puntata

Facendo seguito ai post precedenti, oggi inizio con la mia amica, credo del collettivo torinese Medea, che ieri ha postato su FB una definizione che riporto qui perché mi piace:

Il femminismo è un’avventura collettiva per le donne, per gli uomini, e per gli altri (io interpreto le altre speci viventi da ecofemminista). Una rivoluzione, una visione del mondo, una scelta. Non si tratta di opporre piccoli vantaggi delle donne alle piccole acquisizioni degli uomini ma piuttosto di mandare tutto all’aria. (V. Despentes).

In questa cornice voi capite bene che le quote 60/40, imposte dalla legge elettorale e interpretate 50/50 da chi è più avanti, o parte più dal basso, sono un contentino che non significa molto se non si spiega in che cosa queste candidate sarebbero diverse dai maschi e dalle loro piccole acquisizioni, e in che modo vorrebbero mandare tutto all’aria. Finalmente le amiche mi interpellano come ecofemminista e, insieme a Valentina Cavanna ( Petra Kelly – Ripensare l’ecopacifismo) ci piacerebbe essere invitate a raccontare di un grande cambio di paradigma che negli ultimi decenni del secolo scorso si affermò in tutto il mondo. Una bella rivista “ecologiaPolitica” dedica il n 54 all’ecofemminismo, peccato che non sia italiana. Tra le tante pubblicazioni ecologiste, di associazioni ambientaliste e  verdi italiane, non ricordo servizi specifici, e tanto meno numeri monografici, dedicati all’ecofemminismo a parte quelli di Marea dell’amica Monica Lanfranco.

Devo ringraziare le amiche dell’Arcilesbica di Bologna per averci regalato le due belle giornate di studio al riguardo. Il report lo trovate su questo blog, ripercorrendolo all’indietro e, sul loro sito,  la registrazione delle lezioni. Eppure, dopo l’estate torrida stiamo sperimentando un inverno che, se non è gelido come a New York e Boston, sicuramente ha già provocato disastri e morti: i cambiamenti climatici dovrebbero essere al primo posto in tutti i programmi come stiamo ripetendo ormai da più di trenta anni. Il debito che dobbiamo prendere più sul serio, si legge nel frontespizio di Dare e Avere di Margaret Atwood, è quello nei confronti dei nostri figli perché la Terra non è nostra, come diceva  Saint-Exupery, ma l’abbiamo avuta in prestito e a loro dovremo restituirla. L’unico partito a cui sono stata iscritta e che ho contribuito a fondare in Italia, quello dei Verdi ha giocato in queste elezioni un azzardo non di poco conto per tentare di avere qualche seggio in Parlamento. Si è messo in coalizione con il PD di Renzi, quello che ha affossato il referendum NoTriv ed è responsabile di una politica dissennata del territorio sia a livello nazionale che a livello locale. L’ultimo atto è stato quello di affossare la legge sui parchi e quella sulla caccia e solo una lavoro di lobby parlamentare ha contenuto i danni perché da tempo le grandi associazioni, i Verdi e i comitati locali difficilmente sono in grado di promuovere grandi mobilitazioni nazionali ecologiste. D’altra parte anche Emma Bonino, una donna che abbiamo sentita vicina nella nostra storia, ha fatto la stessa scelta. Per difficoltà di reggere questa legge elettorale incostituzionale con cui saremo chiamati alle urne, ha  scelto anche di mettersi in lista con il democristiano Tabacci, fiero oppositore dell’aborto. Perché è difficile raccogliere le firme in collegi definiti l’ultimo giorno della legislatura con un regolamento complesso. Per chi vuole tentare di cimentarsi Simonetta Astigiano indica alcune decine di pagine che varrebbe la pena di studiare: Istruzioni per la presentazione e l’ammissione delle candidature

Esiste un dossier del Senato pubblicato in ottobre di 150 pagine che spiega il Rosatellum. Dobbiamo cimentarci con queste logiche di potere baronali che permettono di presentare agevolmente liste solo se si hanno padrini nell’ex-Parlamento.  Se vogliamo smettere di delegare ai maschi la composizione delle liste ( Vedi pag. 10 di La Repubblica del 6 gennaio) che indica il metodo molto democratico con cui le segreterie scelgono e gli 8 signori che decidono chi candidare: Lotti e Guerini, Casaleggio, Stumpo, Ghedini, Giorgetti, Rampelli e Fitto), è bene che ci documentiamo e invitiamo le amiche che fanno parte di queste liste a vigilare e a spiegarci che parte decisionale hanno.

Una cara amica, Rossana Becarelli  si sta cimentando in questa competizione dopo mesi che percorre l’Italia in riunioni e manifestazioni. Per ora sta studiando tutto questo materiale, raccogliendo candidature e ha scelto un campo specifico.: quello della libertà di cura garantita dalla nostra Costituzione e impedita dalla ministra Lorenzin, legata a doppio filo a BigPharma per conto della quale sta imponendo una sperimentazione di 10 vaccini contro i quattro o cinque precedenti. Per chi vuole leggere il bel manifesto e il programmavi rimando al sito SIAMO. Come è uscita su FB l’hanno cercata in molti perché il possibile elettorato fa gola a tanti. Non so se ce la farà a riempire le liste dei collegi e a raccogliere le firme, ma certo sta facendo un’esperienza importante senza padrini di nessun tipo.

Oggi si sta svolgendo l’assemblea di LeU che dovrebbe votare un coordinamento politico ristretto (temo che salvo Boldrini saranno di nuovo tutti maschi nonostante il pressing che abbiamo fatto da subito) e diffondere un programma elettorale che finora non conosciamo. Si moltiplicano le assemblee di Pap che stanno diventando anche di collegio per scegliere i candidati. Spero che Viola, la garante politica, si doti rapidamente di una rete femminista su tutto il territorio. Maria Cristina Migliore parteciperà alle parlamentarie del M5S. Tutte noi di mumble mumble femministe l’abbiamo sostenuta nella decisione di candidarsi ma non è detto che lo sarà e che la voteremo. Il suo partito non ci dà molte rassicurazioni per quanto riguarda la libertà di esprimersi, la discontinuità dalla casta che aveva attratto tanti nostri voti nelle promesse elettorali anche se, con tutti i limiti dell’amministrazione torinese qualcosa abbiamo ottenuto. Di femminismo poi proprio non si riesce a parlarne ed è già un grosso passo avanti, ci ha detto soddisfatta Appendino, che tutti ora la chiamino Sindaca.

I commenti precedenti dimostrano maggiore speranza: non solo MariaCristina ma anche Sabry che,  di fronte alle difficoltà di arrivare in Parlamento e la impossibilità di governare il paese, ci invita a fidarci del M5S. Io sarei molto più contenta se lei e le altre amiche mostrassero un protagonismo femminista che non ritrovo in chi ha un ruolo nazionale. Sono totalmente d’accordo con quanto propone Franca: non è un caso che siamo nello stesso collettivo, seguiamo le stesse vertenze territoriali e siamo della stessa generazione, quella degli anni ’70. Anche Anna Gilibert è della nostra età e trova interessante la proposta di lavorare verso un partito/lista femminista ma dice che siamo troppo poche e fa notare come anche gli uomini che abbiamo invitato al nostro seminario si son ben guardati dal citarci.

Piero mi ha regalato a Natale una vecchia rivista femminista  che qualcuna di voi ricorderà “Memoria, rivista di storia delle donne“. Nel n. 19/20 dell’87, stesso anno in cui fummo elette in Parlamento con i Verdi dopo Cernobyl, tra le tante amiche che ricordano la radicalità del femminismo degli anni ’70 che nella mia città ha scelto di occupare i luoghi che servivano alla nostra attività, dai consultori al manicomio femminile alla clinica S.Anna, c’è anche un mio articolo che ricorda il nostro protagonismo di quaranta anni fa. Ricorda anche come ci scontrassimo con la giunta di sinistra che svuotava le nostre rivendicazioni e fossimo anche molto critiche con i Radicali, che pure erano al nostro fianco nelle lotte per il divorzio e l’aborto.

Avevamo le idee chiare, non delegavamo nessuno e ci prendevamo i nostri luoghi. Mi è venuta una gran nostalgia.

 

 

 

 

 

 

 

http://www.lauracima.it/donne/una-nuova-dimensione-politica/

 

 

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