todo cambia, ma nessuno sa dire verso dove

postato il 7 Mar 2018
todo cambia, ma nessuno sa dire verso dove

Queste elezioni sono già storiche all’indomani del voto perché a tutti è chiaro che elettori ed elettrici non si sono fatti convincere a nessun voto utile e hanno detto basta, al Sud e al Nord in modo diverso, ma questo basta gridato ha mandato in frantumi tutta la vecchia classe politica, da Berlusconi a D’Alema a Renzi che da rottamatore è diventato in poco tempo rottamato costretto alle dimissioni e ha trascinato con sè tutto il mondo che si riconosceva fino a ieri nella sinistra, rendendo chiaro che nessuna delle ricette, dalla più centrista alla più estremista, nuovissima come potere al popolo, sono parse credibili. Tanto che l’unico vincitore nelle regionali del Lazio, lo è stato per un soffio nonostante abbia cercato di unire, mentre Fontana, quello della razza bianca e italica, ha stravinto con un distacco del 20%. Anche lui della Lega che é passata dal 4 al 18% a livello nazionale perché in Lombardia e in Veneto hanno governato meglio di quando dipendevano dal governo Berlusconi, per la flaxtax. Due nuovi competitors, Di maio e Salvini, che proprio per questo non faranno insieme un governo.

La considerevole affluenza alle urne, il 73% che da tempo non si registrava, le code femminili nei seggi ci dicono che, dopo cinque anni di governi subiti senza che si passasse al vaglio elettorale, c’era una gran voglia di rompere con casta e sistema politico diventati insostenibili, anche e soprattutto da chi non ha voce, che si è ribellato alle prese in giro di chi governava il paese. Spero in un forte dispiacere per la loro scelta di quelle che, astenendosi non hanno fatto sentire il loro peso.

Io ho tirato un gran respiro di sollievo innanzitutto Ma vediamo le donne presenti che hanno fatto, a partire da quelle collegate alla sinistra: la Bonino, che è stata in questa tornata la più incoerente ed opportunista purtroppo, con il suo collegamento alla lista di Tabacci, antiabortista democristiano, per non dover raccogliere le firme, non ha raggiunto la soglia, la Lorenzin che si è inventata una lista improvvisata e ha imposto la sperimentazione vaccinale in dipendenza della Big Farma ha preso lo 0,50, la mia amica verde Zanella con Bonelli, che hanno voluto una sfida perdente sperando in un seggio per i Verdi, li hanno affossati in un misero 0,5o, nonostante il tentativo di proporsi ulivisti e l’endorsement di Prodi. A destra la Meloni, nonostante il suo raddoppio, si appresta a fare la liason per Salvini con i neofascisti di Casa Pound e Forza nuova, proprio un bel ruolo per una giovane donna.

Nei commenti post elettorali è totalmente assente qualsiasi voce femminista, come lo è stata durante la campagna elettorale nella definizione e nei programmi, anche la combattiva Viola di Potere al popolo, appesantita dall’apparato dei Rifondazione comunista, è apparsa molto neutra. Una campagna totalmente maschile, una analisi del voto altrettanto. Eppure tutti sanno che é stato il voto femminile e dei giovani a determinare questo smottamento totale. Si parla di terza repubblica. che la legge elettorale proporzionale senza preferenze e incostituzionale (dal 21 comincerà l’esame dei ricorsi alla corte), farebbe apparire un po’ peggio della prima per l’accentramento del potere nelle mani delle segreterie dei partiti che hanno eletto solo fedelissimi. Non si tenta neppure di capire cosa potrebbe essere questa cosa nuova nata dalle urne: se sono state le donne a pretendere il cambiamento, lo hanno scelto individualmente, all’interno di offerte antisistema maschili, visto che NUDM o la libreria di Milano non hanno dato nessun elemento di comprensione di cosa si stava giocando, riconfermando ancora una volta un separatismo antistorico che ci fa essere tutte fuori dal patto sociale, prive di una prospettiva se non quella difensiva dei centri antiviolenza, e totalmente senza voce. Come senza voce sono state le priorità di conversione ecologica dell’economia e della società.

Ida Dominijanni, una delle poche invitate a dire la sua, individuava il tracollo del centro, e di conseguenza della sinistra a partire da quella che si è fatta centro, nella cancellazione della classe media operata dalle politiche neoliberiste a cui i governi italiani, di qualsiasi colore, si sono adeguati totalmente: il desiderio di radicalità di destra e di sinistra non avrebbe nessuna spiegazione femminista, neppure da lei. Non solo non è passata la legge sul cognome materno che simbolicamente avrebbe significato molto per noi, ma neppure quella sulle statistiche di genere obbligatorie è stata approvata, così nulla sapremo sui flussi elettorali, sul voto delle donne nei vari collegi, e tantomeno i loro perché e le loro aspettative. Per intanto abbiamo intuito che nessuna delle donne in lizza ha raccolto le loro volontà di cambiamento e tante sono state bocciate nella competizione uninominale e ripescate grazie alla loro fedeltà alle segreterie. Fatemi il nome di una donna premiata che possa rappresentare una voce autorevole e indipendente.

In questa situazione vi rimando al dibattito prelettorale su questo blog, perchè è l’unica prospettiva femminista da cui ripartire, visto che senza il nostro protagonismo rimarremmo impantanati in una palude post ideologica che non ci porterà facilmente a superare la situazione di disagio e povertà crescente. Il reddito di cittadinanza che potrebbe aiutarci, e che avrà spinto molte a votare 5stelle nelle situazioni più abbandonate come il Sud e le periferie, sarà difficilmente approvata senza una maggioranza capace di aggregarsi al di là delle differenze e con vincitori e perdenti guardinghi e arroccati sulle loro parole d’ordine sperando in una successiva tornata elettorale che li premi. La violenza rischierà di diffondersi sulle nostre piazze, come è di nuovo successo a Firenze dopo Matera, e sui nostri corpi.

Per questo vi invito tutte a seguire il nostro dibattito che continuerà alla fiera del libro femminista della Casa internazionale delle donne a Roma l’11 marzo alle 11 e in Campidoglio con due assessore cinque stelle: l’ecofemminismo in Italia è una delle poche prospettive che può aprire strade nuove.

Pubblicato in: Donne, Istituzioni, politica,

Commenti:

  • Daniella AMBROSINO 7 marzo 2018

    Concordo che la campagna elettorale è stata priva di un punto di vista femminista, nonostante molte liste facciano a gara per presentare candidate donne, che però risultano prive di autonomia visuale. E in generale il punto di vista femminista in politica fa sentire la sua mancanza da anni, nonostante iniziative come NUDM. Un’azione politica ecofemminista potrebbe avere un’avvenire nel nostro Paese? Forse, se non si farà chiudere in una prospettiva pregiudizialmente antiscientista, in particolare in materia di politiche della salute, come a volte pare di vedere in certe prese di posizione. Abbiamo bisogno di radicalità ma non dobbiamo confonderla col prendere per buono tutto ciò che si presenta come controcorrente.

  • Betty Collura 7 marzo 2018

    Bell’articolo! Sono d’accordo su tutto, tranne che la Bonino sia di sinistra perché non lo è mai stata .

  • Emy 7 marzo 2018

    Chi è di sinistra sta con i cittadini e pensa ai cittadini e agisce per il bene della collettività. Protegge il territorio, l’ambiente, le eccellenze del territorio e le minoranze. Non ama le prevaricazioni e rifiuta le ingiustizie e le imposizioni del potere.
    Mio padre era di sinistra e, dopo l’ultima guerra, dalla città è sfollato in campagna dove ha lottato strenuamente per eliminare il caporalato e assoggettamento dei contadini al proprietario terriero. Sebbene lui avesse una buona posizione, la mise duramente in gioco per aiutare i contadini a trovare la loro dignità di individui. Dovete sapere però che mio padre al ritorno in città dopo i 6 anni circa in campagna e le sue lotte, dopo una riunione di sinistra, ritornò silenzioso, apri lo sportello della stufa a legna, e gettò la sua tessera del partito nel fuoco. Io avevo 7 anni, quindi eravamo nel 1954, ma non ho dimenticato quel gesto che ho capito solo dopo parecchi anni. Mio padre rimase sempre di sinistra nell’anima ma non frequentò più la cellula comunista. Chi vi pare, dei nostri politici, abbia combattuto per i diritti dei pochi? (anche se ora sarebbe anacronistico parlare di sinistra destra centro perché chi abbiamo avuto al Governo finora si è occupato più di poltrone che di migliorare la vita dell’italiano. E sarebbe sciocco dichiararsi di pensarsi ancora di sinistra, sarebbe molto meglio sentirsi parte dell’umanità).

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