Tra G20, Cop26 e noi ecofem

postato il 1 Nov 2021
Tra G20, Cop26 e noi ecofem

Ho ascoltato la conferenza finale di Draghi che, a differenza di Guterres e Biden che hanno dichiarato la loro insoddisfazione, ha affermato che il vertice G20, durato un anno di lavoro degli sherpa e conclusasi ieri con la fotografia dei partecipanti che buttavano la monetina nella fontana di Trevi, è stato un successo perché “mantiene i nostri sogni, prende impegni e provvedimenti importanti, stanzia notevoli risorse. Oggi condividiamo obiettivi e ambizioni significative: 0 emissioni a metà secolo, e l’obiettivo di 1,5° è riconosciuto come scientificamente valido. Entro il 2021 finiranno i finanziamenti ai fossili. Saremo giudicati per quello che faremo e non per quello che diciamo.”

Il G20 di Roma si è concluso con una dichiarazione finale prevede un accordo su ben 61 punti comprese le vaccinazioni al 70% nel mondo entro il 2022, la prevenzione delle migrazioni e lo stanziamento di risorse per aiutare i paesi più in difficoltà.

Mi aveva colpito la frase finale dell’incontro, quando aveva ringraziato gli attivisti che stavano ancora una volta manifestando, e in particolare aveva risposto a Greta e all’accusa diretta ai grandi di fare solo dei bla bla, garantendo di aver ottenuto risultati concreti. Già la regina Elisabetta aveva ripreso questa frase di grande effetto che Fff ha tradotto in un appello urgente di Greta, Vanessa, Dominika e Mitzi, le quattro leader ecofem di un movimento mondiale. Invito tutte e tutti a firmarlo. La mia speranza, rafforzata dalla recente nascita del mio ultimo nipotino che oggi compie una settimana, è riposta in questi giovani che non si fanno strumentalizzare da nessuno e denunciano continuamente “l’incapacità dei nostri governi di ridurre le emissioni” ben lontane dall’1,5° dell’accordo di Parigi ribadito a Roma, governi che addirittura accelerano la crisi continuando a finanziare i combustibili fossili. “E’ codice rosso per la terra

Dovremo seguire con attenzione questi 10 giorni di lavori di quella che si dice ovunque essere la COP decisiva. Il comportamento della Cina sarà decisivo nelle negoziazioni e anche il mercato degli inquinamenti legittimati su pagamento dovrà finire. Purtroppo non finirà la pandemia e anche le riduzioni di CO2 sono ritornate al livello precedente al lockdown. I contagi stanno risalendo ovunque e si moltiplicano le varianti. Cure certe non si sono trovate e vaccini e greenpass non sono sufficienti a fermarla. La sfida è oggi di decentrare la produzione di Pfizer e Moderna, l’unico vaccino RNA che vanta efficacia alta, come i suoi prezzi peraltro, anche in Africa e Asia. Di sospensione dei brevetti naturalmente non se ne parla più.

L’ultimo episodio di violenza allucinante a Ercolano, 11 colpi di pistola sparati a freddo contro un’auto che stava ripartendo e la morte dei due ragazzi a bordo, è simbolicamente e drammaticamente la prova di quanto poco valga la vita e della pazzia dilagante. Consiglio la visione del servizio d’inchiesta sulle manifestazioni novax e nogreenpass di Spotlight-RAI. Le piazze sono occupate da manifestazioni di cui si sono impadronite formazioni di destra neofasciste e naziste che Parlamento e Governo non hanno il coraggio di sciogliere pur essendo in possesso di tutte le prove di violazione dell’articolo transitorio della Costituzione che le vieta. Malesseri, disagi, povertà e depressioni dilagano e l’incapacità di porvi rimedio da parte del SSN e dei servizi sociali è evidente per l’inadeguatezza organizzativa, le privatizzazioni e i tagli, e nonostante l’abnegazione e l’impegno dei tanti sanitari e operatori che Draghi ha voluto fotografare insieme ai capi del G20. Il volontariato, in gran parte femminile, e il lavoro non pagato delle donne continua ad essere l’unico argine al dolore, fisico e morale, sempre più diffuso. La manovra finanziaria riporta le pensioni alla riforma Fornero per avere i finanziamenti del PNRR, le cui risorse finiranno purtroppo nelle solite mani e non risolveranno i gravi problemi che abbiamo. I rischi aumentano in modo esponenziale come la confusione. Il ciclone mediterraneo che ha colpito Sicilia e Calabria a causa del riscaldamento del Mediterraneo ha provocato morti e gravi danni, e molta paura.

Abbiamo scommesso con la convenzione governodilei in Calabria di seguire le elezioni e i risultati dando valore alle attiviste e alle poche elette ecofem, seguendo le indicazioni di Lidia Menapace morta di covid, che Rosangela Pesenti, sempre vicinissima a lei, ci ha comunicato:

“Grazie a Laura Cima per avermi invitata e alle organizzatrici. Vorrei che inviassimo un saluto di solidarietà a tutte le donne in lotta per la propria libertà e dignità, le donne in lotta per il posto di lavoro, in lotta nei tribunali per avere giustizia, in lotta nelle case per avere esistenza. Sono qui non perché sono d’accordo sul manifesto ma perché la convenzione è un modo per trovare accordi e mi chiedo se sia possibile costruire patti tra donne di diversa esperienza e appartenenza su alcune delle questioni cruciali per le nostre vite. Una convenzione è infatti sempre un percorso in divenire. Ho accettato di partecipare anche per il richiamo a Lidia Menapace, con cui ho condiviso per molti anni luoghi e pratiche politiche, oltre a una profonda amicizia. Per questo prima di tutto voglio ripercorrere, per punti semplificati, il significato della Convenzione nel pensiero di Lidia, che la propose negli anni ’90 come la forma politica più adeguata al variegato e multiforme movimento delle donne.

Lidia è stata sempre molto attenta alle forme della politica, generalmente nate dentro la cultura del neutro universale che nasconde le strutture potenti del dominio maschile che definiamo patriarcato. Voglio ricorda la sua proposta di “Gestione delle differenze teoricamente incomponibili” nel XIII Congresso dell’UDI (1989, Unione donne italiane, ora in Italia) come indicazione di metodo e necessità per la gestione nonviolenta dei conflitti. Vedeva, come molte di noi, il rischio di una continua frammentazione in luoghi amicali e/o omogenei con barriere ideologiche, che inevitabilmente sarebbero stati attraversati da conflitti non particolarmente nobili per la gestione di quel piccolo sottopotere che sedimenta perfino involontariamente le forme del dominio patriarcale.

Elaborare forme di gestione del conflitto è la strada per cancellare la guerra che ha come fine l’eliminazione fisica e simbolica dell’avversario o dell’avversaria. Non so quanto e se noi abbiamo problemi nella comunicazione ma certamente la comunicazione oggi è il luogo di una guerra condotta con tutti i mezzi, che non possiamo sottovalutare. Non potendo più escludere e cancellare le donne viene usata la deformazione e la rimozione di parti per falsificare il tutto, la riduzione della complessità a favore di etichette ed esibizioni semplificate, che si ispirano troppo spesso alle metafore calcistiche senza alcuna utilità per affrontare problemi reali. Le donne in questo modo diventano lo sfondo, l’elemento decorativo, ancelle involontarie anche quando sono grandi protagoniste.

La convenzione è uno strumento che non va verso un partito. Lidia Menapace riteneva infatti che la forma partito fosse finita nella dimensione conosciuta nel Novecento. Per Lidia …

La Convenzione è la forma politica più adeguata alla possibile azione comune e condivisa del variegato Movimento delle donne. Per Convenzione si intende il convenire per comune convenienza, con mete definite, ipotesi di tempi, modalità di verifica e responsabilità affidate e agite su mandato. Ognuna mantiene “casa propria”, che si tratti di gruppo o associazione, e converge in una “piazza” comune che diventa ospitale per tutte le donne interessate all’azione condivisa. La Convenzione è una forma dell’agire politico quindi definire limiti e impegni è fondamentale. Il Mandato è una responsabilità di cui sono definiti con precisione tempi, limiti di azione e verifica. Lidia riteneva che fiducia e affidamento fossero parole troppo ambigue e imprecise per mettere insieme un’azione politica condivisa, per questo preferiva Mandato. Per azione politica condivisa intendeva qualcosa di simile al minimo comune denominatore e non la totale condivisione filosofica. Un percorso di condivisione eticamente pratica delle condizioni del dialogo stesso e quindi dell’azione per una finalità chiara e un percorso continuamente condiviso. La Convenzione è una forma trasversale che mantiene alcuni confini precisi, il primo è la dichiarazione antifascista. Un’organizzazione precisa ma non rigida né assimilatoria. Un modo per avere visibilità pubblica e mete precise, pubbliche, agibili, utili. Lidia Menapace, con la consueta capacità di arrivare al punto, diceva: “Devi scegliere se lottare contro la pena di morte o per aprire anche alle donne la carriera di boia”, concludendo sempre: “C’è lavoro e gloria per tutte”. Una Convenzione può certamente nascere in molti modi, ma la forma della “chiamata” da parte di donne autorevoli, che può generare una grande risposta al momento, alla fine non sedimenta presenza o cambiamento politico, come del resto abbiamo già visto in varie occasioni, nel 2011 e anche nel 2017 ad esempio. Le autorevolezze accademiche o le carriere politiche, che tutte noi salutiamo con piacere per il cambiamento sociale che segnalano, non si traducono automaticamente in credibilità politica per il variegato movimento delle donne, che oggi risulta quasi un dato storico più che quella variegata presenza sociale che ha percorso la storia del nostro paese. L’organizzazione è centrale per una Convenzione e non può essere affidata né all’improvvisazione né alle sole relazioni personali, anche se entrambe le cose possono essere il sale indispensabile per un nuovo impasto. Nell’Udi quel XIII Congresso fu preceduto dalla scelta di “mandato a due”, in quel momento proprio Lidia Menapace con Emilia Lotti, e anche oggi è rimasta nello Statuto la doppia apicale che, oltre ad essere utile, ha una valenza simbolica di rottura rispetto a quel monoteismo culturale e politico contro il quale Lidia ha lottato sempre. Va segnalato che si tratta di una forma non riconosciuta dal format istituzionale imposto alle associazioni e mantenerla costringe quindi a una certa inventiva negli Statuti. Studiando le donne e le nostre storie, individuali, sociali e anche politiche, mi sono convinta che il cambiamento non arriverà da una direzione centrale ma da migliaia e migliaia di azioni concrete, locali, ecologiche e democratiche che camminano nella stessa direzione operando con riconoscenza e riconoscimento. Questa è anche la variegata storia del femminismo.

Non penso che sia utile oggi pensare un partito delle donne ma ritengo sia utile tornare a ragionare sulla possibilità di “convenire”. Sono convinta che se vogliamo trovare un’azione comune, ed essere talmente numerose da fare pressione sulle istituzioni, la scuola è un argomento centrale perché è un luogo da cui passano tutte e tutti dentro l’ecosistema sociale. La scuola è architettura politica, parte del paesaggio urbanistico e sociale, fondamentale istituzione del lavoro di riproduzione. Nel momento in cui in Italia la scolarizzazione femminile è diventata quantitativamente generalizzata e con risultati stabilmente superiori a quelli maschili è cominciato l’attacco alla scuola pubblica. Non so se si sia trattato di scelte politiche coscienti o della convergenza di programmi inconsci. I dispositivi dell’inconscio patriarcale sono costruiti proprio nella scuola fin dall’infanzia e operano perfino a prescindere dalle nostre convinzioni. Quanto e come le donne sono arruolate (e non uso il termine a caso) nella riproduzione sociale dell’esistente perfino contro le convinzioni che credono di praticare?[…]”

Non scoraggiamoci, aiutiamoci e rispettiamo le nostre differenze, prepariamoci al giorno dei morti lasciando emergere il vuoto e i ricordi e elaborando anche collettivamente i tanti lutti. Mai come in questo periodo la vita e la morte ci sono apparse collegate. Elaborare i lutti, esprimere le paure, cercare la speranza sono tutti processi collettivi che, per darci la forza di proporre con empatia la novità di un processo politico all’altezza della situazione, necessitano una grande autonomia dagli attuali modelli di potere. Affidiamoci ai giovani che son più capaci di noi a farlo.

Pubblicato in: Ambiente, Diritti umani, Donne, Europa, Istituzioni,

Commenti:

  • Rosanna 1 Novembre 2021

    Grazie!

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