un contributo all’ecofemminismo

postato il 6 Giu 2019
un contributo all’ecofemminismo

Comincio il mio report su CINEMAMBIENTE 2019 di Torino, che ha dedicato alla green generation, a cui ha riservato un concorso junior molto partecipato con piú di 200 film e 6mila studenti nelle sale, con una premessa di una cara amica che si é fatta coinvolgere:

Con Greta salviamo il pianeta: una ribellione dalle molte facce per ottenere azioni contro i cambiamenti climatici. Donata Francescato.

In questo breve rapporto, cerco di fare un ritratto della vita di Greta Thunberg, di esplicitare i principali scopi del suo movimento, discutere le critiche che Greta ha ricevuto e riflettere sulla mia esperienza come ‘un’attivista nonna” nel FFF movimento romano. Descrivo come Greta ha incominciato a preoccuparsi per i cambiamenti climatici,  come ha iniziato i suoi scioperi per chiedere azioni immediate contro i cambiamenti climatici e come abbia ottenuto molto sostegno da giovani in tutto il mondo. Gli scioperanti per il clima sottolineano che sono impauriti ed arrabbiati perché “stiamo rubando il loro futuro”. Essi credono negli allarmi lanciati dagli scienziati sul fatto che abbiamo solo 12 anni per fare cambiamenti drastici ed evitare che il riscaldamento globale porti a danni irreversibili.  Chiedono che i governi dichiarino lo stato di emergenza e “dicano la veritá” sulla situazione ambientale. Vogliono che i politici prendano misure straordinarie, per raggiungere gli obiettivi di Parigi 2017, e per arrivare a zero emissioni. Leggendo il libro scritto dalla madre di Greta e vedendo e ascoltando Greta qui a Roma, mi sono commossa constatando come lei e la sua famiglia sono state capaci di trasformare grossi problemi personali e familiari – come affrontare la forma di Asperger di Greta, i suoi problemi relazionali a scuola, i suoi periodi di mutismo selettivo e rifiuto del cibo, la severa anoressia della sorellina di Greta-  e l’opportunitá di empowering per loro e per il mondo, come noi psicologi di comunita’ sosteniamo occorra fare. Inoltre condivido come ho iniziato a vedere i limiti di una politica identitaria che giustamente ha promosso i diritti di tutte le minoranze, ma ha anche aumentato i divari tra uomini e donne, giovani e anziani, etero e omosessuli e diviso tutti noi in diverse tribú antagonistiche. Nella parte finale, illustro cosa mi ha fatto diventare una “nonna attivista” nell FFF romano: la mia ammirazione per i loro sforzi di costruire una comunitá che cerca di andare oltre la politica identitaria che divide la gente in tribu’, unendo tutti su un urgente obiettivo comune.

La 22a edizione ha presentato un centinaio i titoli, tra corti e lungometraggi, che con immagini coinvolgenti e fotografie bellissime, come quelle della mostra sotto la Mole di James Balog che é protagonista del film che la  inaugura: The Human Element di Matthew Testa. Questi sono i premiati.

Per #donne, #femminismo, #agricoltura ho partecipato all’interessante dibattito post proiezione del documentario “Rare” al Centro Studi Sereno Regis, dove tradizionalmente si svolgono i dibattiti piú politici alla presenza di registi, attori, attivisti e giornalisti presentati dall’ideatore e direttore Gaetano Capizzi.

 

Il Regista e produttore, Furio Busignani, ex-inviato Rai, ha raccolto le storie di sette agricultrici che hanno scelto di tornare alla terra, con passione e determinazione, con la coscienza che, come diranno due di loro, non é il clima che sta cambiando ma stiamo noi che stiamo cambiando il clima. Il senso di responsabilitá verso le nuove generazioni pare essere peculiaritá delle donne, come dimostra anche il grande impegno anche di Greta, diventata ormai un simbolo di attivismo,

Una delle protagoniste ricorda le prime due sindache in Italia nel dopoguerra, in particolare Ada Natoli che operó nelle sue montagne, perché le nostre radici sono lí, nelle costituenti e nelle sindache del dopoguerra che hanno scritto i valori nella Costituzione e li hanno attuati nei territori. Alessandra ci parla di ARI, una rete tra tante associazioni, Giuditta ci parla della societá creata con Agnese, Il Gentil verde, e si dichiara felice di partecipare al dibattito ecofemminista introdotto da Elisabetta Chiacchella, dell’Universitá di Perugia, nonviolenta seguace di Aldo Capitini. Culture che si intrecciano e che sono raccolte da tutte le presenti con piena consapevolezza.

Una esperienza coinvolgente e ricca da trasmettere a tutte e tutti.

 

Pubblicato in: Ambiente, Donne,

Commenti:

  • Claudia Manselli 10 giugno 2019

    Durante Cinemambiente il dibattito sul film Rare è stato un momento di riflessione sul contributo dato dalle donne alla questione ambientale. Un grazie alle protagoniste e alle agguerrite relatrici Laura Cima e Giorgia Serughetti. L’ecofemminismo è sempre più attuale!

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