Una domenica con tre avvenimenti post voto

postato il 12 Dic 2016
Una domenica con tre avvenimenti post voto

Parlo innanzitutto dell’incontro interessantissimo a cui ho partecipato a Cavallerizza  con l’Asilo Filangeri di Napoli e una presenza consistente di consiglieri, tecnici e amministrazione torinese, rappresentata del vicesindaco Montanari. Degli altri due, la riunione romana indetta da Sandro Medici e Marialuisa Boccia con Sel/si e Altra Europa ne accennerò, mentre dell’incarico a Gentiloni, di cui ci stanno tempestando media a talk show, vorrei dire che conosco l’uomo dai tempi in cui era direttore di NuovaEcologia e mi aspetto un Renzi bis mascherato  che si sposta a destra con l’appoggio aperto di Berlusconi e purtroppo che non promette niente di buono né rispetto alla gestione della legge di stabilità contestata da Ue, né rispetto al salvataggio delle banche  a rischio, né per quanto riguarda la legge elettorale. La richiesta di estendere l’Italicum al Senato, in palese contraddizione con la necessità di proporzionale prima sostenuta, e il ritirarsi sull’aventino dei 5stelle con la minaccia di dimissioni dal Parlamento rischia di diventare un lunghissimo tormentone, conoscendo i tempi parlamentari. Noi del No dei comitati per la Costituzione e contro l’Italicum, dovremo trasformarci in un’opposizione politica, sociale e culturale che consolida un’alternativa credibile e seria.

Per questo motivo mi è piaciuta la mattinata di lavoro e il pomeriggio assembleare di discussione a Cavallerizza Irreale,  affollata da giovani, architetti, urbanisti avvocati, artisti e politici per l’incontro con i napoletani e l’amministrazione grillina, presenti molti consiglieri, il vicesindaco Montanari e funzionari: si è parlato delle delibere costruite a Napoli con Fabio Pascale e Lucarelli quando era assessore dell’amministrazione DeMagistris, del collegamento tra 8 beni comuni occupati a Napoli, anche attraverso il movimento più politico di massa critica e della sperimentazione giuridico/istituzionale messa a fuoco da Giuseppe Micciarelli dell’Asilo con Maddalena, Rodotà e altri esperti per gestire patrimonio pubblico con governo dal basso e aprire alla partecipazione riprendendo il concetto mediovale di uso civico. Ruolo di collegamento politico di massa critica. Presente un attivista di Messina che ha raccontato come Accorniti sia stato ingabbiato dalla Corte dei Conti in un piano di riequilibrio prima decennale e poi trentennale anziché misurarsi con l’audit sul debito illegittimo finendo di fare la fine di Tsipras con grande delusione di chi ne ha determinato l’elezione e ha sperato nel miracolo di una lista che ha vinto contro tutte le clientele e le mafie.

Quindi Primo: audit e contestazione del debito, ribellione concreta delle giunte comunali contro dictat europei riproposti dai funzionari, come ha ben spiegato Demagistris in Valsusa quando ha imposto  di non tagliare i servizi oppure si soccombe: Il vicesindaco non ci ha convinto quando ha giustificato la svendita della Whestinghouse per un  centro commerciale e altro cemento e del Parco Michelotti senza nominarlo o, forse il palazzo Nervi, per ragioni di bilancio. In un orecchio mi sono sentita sussurrare che la china  del riequilibrio per accontentare la Corte dei Conti è molto probabile anche per Torino.  Dopo il giro dei profitti della Smat Spa al buco di bilancio, temo ci aspettino altri tagli per risparmiare, altre cementificazioni per versarci gli oneri di urbanizzazione e la discontinuità non è per ora così chiara, e neppure la promessa partecipazione. Quindi urge proseguire per la strada aperta ieri e con le conclusioni di Giulia Druetta che chiedeva all’amministrazione un lavoro comune in Comune sulle delibere.

Secondo cogestione tra cittadini attivi e amministrazione con presa di decisioni in assemblea, delibera quadro per uso civico urbano scritta insieme, autogoverno responsabile che inizia dal prendersi cura di luoghi abbandonati e lasciati degradare dalle amministrazioni o, se ristrutturati, che fanno gola a speculazioni, difesa di spazi pubblici per renderli accessibili verso un neomunicipalismo che sappia tenere conto di partecipazioni impreviste ,non preordinate in associazioni che firmano una concessione, che sappia  ascoltare le vere esigenze che emergono dal territorio e garantire spazi in comune di produttività, di lavoro, non centri servizi ma incubatori di idee e di cultura, assemblee di gestione totalmente aperte, rete con gli altri spazi cittadini e nazionali. Una sfida antropologica nel mettere in comune le pratiche e garantire accessibilità e partecipazione.

Il confronto sulle pratiche che si affermano e sulle esigenze di partecipazione concreta dal basso è la novità politica di oggi, che libera creatività, invita alla responsabilità, ci risparmia le gabbie di certo associazionismo/clientelismo e ci risparmia dalle ripetizioni.   Essere estranee alle istituzioni politiche, come predica il femminismo d’antan o rincorrere concessioni di luoghi promessi una settimana prima delle elezioni con la classica politica di scambio, come è successo a Torino,  ci fa succubi di una vecchia mentalità che si ricava luoghi privati autogestiti alternativi e lascia mano libera al potere politico di disporre delle nostre tasse e dei beni comuni come meglio crede. oppure asseconda le amministrazioni che si succedono con la logica adesso tocca a me e ai miei amici disporne e, sei stai buona e mi sostieni, prima o poi ti concedo anche a te l’uso alle mie condizioni.

Il dibattito aperto tra Napoli e Torino indica una via nuova da percorrere, molto concreta che va dal chi al come nella gestione degli spazi collettivi, con una rete che unisce agli altri e apra a chi voglia partecipare ad un “microcosmo di democrazia” che cambia nella pratica linguaggi, politica e amministrazione: Sui siti di Cavallerizza e di Asilo Filangeri si trova tutta la documentazione. Oggi parteciperò a Venaria, sempre nell’area metropolitana torinese, alla riunione di Italia che cambia per verificarne la rispondenza di prassi e di intenti. Poi mi ritroverò con il comitato Piemonte Val d’Aosta per il No a discutere come continuare. Non credo che sarà presente alla riunione di Bologna che seguirà quella romana di ieri e di cui, Daniella Ambrosino ha fatto un’ottimo report sulla lista Primalepersone. Non sono ottimista come lei su questo fronte di sinistra delle città in comune, contrario a Proposta Pisapia e deciso a utilizzare i comitati per il no per allargare un congresso Si che si preannuncia non così innovativo e a cui si è agganciato quel che resta di Altra Europa e Walter Tocci, quello che non ha potuto parlare alla direzione Ds. Non mi sorprende che l’intervento di una  giovane napoletana, Anna Fava richiedesse nuovi spazi di partecipazione e un rinnovamento della democrazia e rifiutasse leader e organizzazione gerarchica. E quindi fosse vicina alle nostre posizioni. Andiamo avanti lavorando nei nostri territori e favorendo il confronto politico in assemblee, nuove anche nel metodo di confronto. E consideriamo la forza femminista che ci ha fatto ritrovare in duecentomila nella manifestazione “Nonunadimeno” alla vigilia del Referendum.

Buon lavoro a tutte e tutti noi.

Pubblicato in: Donne, Istituzioni, politica,
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