una giornata storica

postato il 5 Dic 2016
una giornata storica

Ieri abbiamo cominciato a rassicurarci con il voto in Austria. Non mi é chiaro quali gravi irregolaritá avessero costretto ad annullare il voto di maggio e confesso che cominciavo a pensare che ricchi banchieri d’affari, e le loro massonerie, fossero in grado ormai di rovesciare anche un voto popolare. La riconferma di un presidente verde mi ha fatto tirare un gran respiro di sollievo e la notizia che le donne, insieme ai giovani, sono state determinanti, arrivata a poche ore dal risultato, mi ha reso contenta perché conferma la mia convenzione che siamo noi quelle che possono determinare i destini dell’europa se comprendiamo qual’e la posta in gioco.

Alle dieci, arrivata al seggio, ho dovuto fare la coda per votare. Da tempo non mi succedeva di vedere tanta gente allegra arrivare giá il mattino con amici e parenti. Una sensazione di essere una collettivitá che decide e non subisce. Poi qualche telefonata da Roma confermava che il No era in vantaggio gia’ all’ora di pranzo di quasi quattro punti. Ma l’incognita rimaneva il voto degli italiani all’estero. Ho passato il pomeriggio a sistemare gli interventi dei convegni che abbiamo promosso come donne verdi alla fine degli anni ottanta e novanta e a stupirmi della loro attualitá, in particolare quel “Politica: sostantivo femminile” del 1999 con gli interventi di Linda Laura Sabbadini, Alessandra Bocchetti, la Falcone e una Anna Finocchiaro molto diversa da quella di oggi. E poi, ben prima della fine delle votazioni alle Officine Corsare con amici e amiche del comitato ad aspettare i primi exit poll con un po’ di ansia, scherzando con un giovane amico che prevedeva un sorpasso del 10% e discutendo di politica con ragazze poco piú grandi delle mie nipoti.

Poi applausi, evviva e slogan gridati a pugno chiuso come ad una manifestazione.Riscoprire con stupore che ci si poteva appassionare, che si tornava ad essere orgogliosi del nostro lavoro politico perché, se stavamo vincendo era anche merito nostro, sulle piazze da mesi a raccogliere firme e a propagandare prima il Si per NoTriv poi il No per non svendere la nostra Costituzione a JP Morgan. Finalmente stavamo vincendo ed eravamo ancora increduli: per me si ripeteva la sorpresa delle amministrative. questa volta in tutta Italia. Ad una decina di giorni da quella sorprendente manifestazione a Roma contro la violenza. Renzi si é fatto attendere e cosí l’ho sentito alla radio mentre tornavo a casa. Ridimensionato, con tanti IO che punteggiavano le dimissioni. Un senso di liberazione mi ha fatto addormentare su commenti maschili che si alternavano nelle televisioni e che mi annoiavano.

Oggi mi aspettavo un’analisi del voto che spiegasse i comportamenti elettorali delle donne nelle varie cittá e regioni, per classi di etá, in modo da ragionarci. Invece solo commenti maschili e dati non disaggregati. come é possibile che accettiamo di farci cancellare, che ancora non siamo considerate cittadine? Sono indignata e spero di non essere sola. Per ora da sola ragiono su quello che mi piacerebbe che succedesse. Vorrei che dopo una dimostrazione cosí forte di sovranitá popolare, inaspettata non solo da Renzi e dai suoi, tutte e tutti ci comportassimo responsabilmente, continuando ad usare la nostra testa. Provo a dire per intanto che mi aspetto che il Presidente incarichi la seconda carica dello Stato, in accordo con la maggioranza, per me poco legittimata dal voto, dalla spaccatura e dal premio di maggioranza, incostituzionale,   che il Pd continua ad avere in questo Parlamento. Se poi, non fosse disponibile o non sostenuto, sarei proprio orgogliosa che si incaricasse una donna, la presidente della Camera. Spero  che non gli venga in mente di incaricare un ministro del governo sconfitto come Padoan, perché gradito alle banche e a Renzi. Proprio quello che non vogliamo. Nessuna continuitá ma scelte che sanno capire cosa il voto ha espresso.

Non sopporterei che continuassimo una campagna elettorale che duri presumibilmente un anno. Vogliamo votare i nostri rappresentanti anche con il vecchio sistema se la Corte si pronunciasse, come sarebbe logico sulla incostituzionalitá dell’Italicum un po’ velocemente ora che abbiamo votato. Non come fece con il Porcellum, permettendo che si eleggessero Parlamenti illegittimi. Non sopporterei neppure patteggiamenti stile Nazareno fuori dai lavori parlamentari. E non vorrei che per garantire la pensione ai parlamentari, la si tirasse in lungo con la scusa di accordarsi su una nuova legge. L’aria é cambiata, cari politici, volete capire che siete sotto osservazione severissima da oggi? Chiacchierate meno e lavorate di piú per il bene comune.

Ma anche noi tutte e tutti ci dobbiamo responsabilizzare. Basta con appartenenze chiuse e poco credibili, con riedizioni di forme organizzative obsolete, con raccontarci che ci salveranno operai e contadini, quelli che in Usa e in Austria hanno votato per la destra becera. Con la scusa che sono incazzati e che vogliono lavorare nelle miniere di carbone e chi se ne frega del clima. Stop a piattaforme che non garantiscono la democrazia ma legittimano le scelte del capo unico o fanno passare leggi per riaprire le case chiuse. Basta cementificare con la scusa dei buchi di bilancio. Non dovevamo lavorare all’audit sul debito proprio per evitarlo? Mettiamo a frutto le nostre intelligenze e le nostre esperienze, apriamoci a nuove forme organizzative, impariamo a autorappresentarci e smettiamo di delegare. buon lavoro a tutte e tutti noi. C’é molto da fare ma la speranza é tornata e siamo in tante e tanti a non volere piú che nulla cambi. Per questo abbiamo votato No.

 

 

 

Pubblicato in: Donne, Istituzioni, politica,

Commenti:

  • Ferdinanda Vigliani 5 Dicembre 2016

    Premetto che ho votato no senza esitazioni, ma non avrei sperato in una vittoria dei no così imponente. mi trovavo un po’ troppo circondata da miei coetanei di buona volontà che propendevano per il sì. Penso perciò che significativo sia stato l’apporto dei giovani e delle donne e non dispero: prima o poi i dati disaggregati si vedranno.

  • Francesca 6 Dicembre 2016

    Cara Laura,
    prima di tutto un forte abbraccio di sorellanza. Per il risultato ottenuto e per l’impegno profuso.
    si, ora ci sarà la reale “resa dei conti”. Quanti nel 40% hanno votato senza capire le nefaste implicazioni giurico-sociali della riforma imposta dal Governo ? Quanti perché apprezzavano il profumo de
    lla torsione dittatoriale? Quanti per simpatia del premier di turno?
    Tante domande sarebbero ancor più doverose e opportune nel nostro o 60%…
    la tanta fatica fatta per far capire l’importanza sostanziale e imprescindibile del nostro Testo giuridico fondamentale è iniziata ben prima delle “trivelle” e , come volontaria e semplice cittadina, non credo potrò mai dimenticare la liquidazione ricevuta dell’argomento “attuazione Costituzione” perché non abbastanza “attraente” (appealing) per il popolo.
    Mantenere questo ricordo servirà meramente come campanello d’allarme e per supportare la profonda selezione che da ora in avanti ogni persona intelligente dovrà fare prima di dare in dono la propria fiducia tramite il “voto”.
    L’attuazione della Costituzione del 48 era la promessa! disattesa dalla sinistra (rimasta con la sezione vuota… cit. Peppino Impastato). Non sarebbe ora di farlo?
    Quale miglior progetto unificante?
    Il 60% è già d’accordo!
    Comprendo gli argomenti e le sollecitazioni da te proposte e condivido in pieno, ma se tali imponenti “oscuramenti” sono possibili è proprio in virtù di quanto non abbiamo saputo fare prima.
    Credo sia venuto il tempo di convergere con tutte le nostre forze e lasciando al “padronato” la cultura del “”io ce l’ho più bello”, tipica impostazione patriarcale portata avanti da tutti i rappresentanti di entrambi i sessi. E questo è stato il primo fallimento delle donne, rinunciare all’unità e all’inclusività in favore del “dividi et impera”.
    Ci sono già tanti cantieri aperti di donne e uomini che hanno lottato e partecipato a questa resistenza (dopo quasi 30 anni di fascismo strisciante e mai sopito), ora serve solo la volontà di renderla “governo del popolo” tramite una rappresentanza libera e degna.
    Le persone aspettano questo da 68 anni.
    Il 17 dicembre ci vediamo a Roma e spero di vederti, per la sorellanza che ci accumuna e affinchè le nostre siano voci veramente udibili e significative.
    Un forte abbraccio ancora e viva la Costituzione italiana antifascista.

    Francesca Fortuzzi

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