Una rivoluzione necessaria

postato il 20 Mag 2019
Una rivoluzione necessaria

Ritrovo amiche e amici vecchi e nuovi a Pescara, mentre corro con Edvige dal bar dove Cinzia Rossi fa una campagna elettorale individuale, e quantomeno eccentrica per il Comune, alla festa per gli ottanta anni di un intellettuale molto conosciuto, che raccoglie il meglio della storia di sinistra (di giovani non ne vedo) di questa città, passando per la pineta dannunziana, da lei e gli ecologisti salvata grazie all’aiuto della Pezzopane.

Sono passati trentatre anni da quando ci sono stata la prima volta, in occasione del convegno ecologista: “La terra ci è data in prestito dai nostri figli” dove si stava preparando la presentazione delle Liste Verdi alle politiche in cui, subito dopo Chernobyl, fui eletta la prima volta in Parlamento. Sempre nel 1987 fu eletta nella sinistra indipendente anche Laura Conti, seduta nella stessa fila, alla mia destra, con tante altre donne interessanti da Natalia Ginzburg, Carol Tarantelli, a Mariella Gramaglia, e al Senato Franca Ongaro Basaglia. Diventata capogruppo di un direttivo di sole donne con Rosa Filippini, degli Amici della Terra e Annamaria Procacci, animalista che continua a battersi contro caccia, maltrattamento e per il benessere degli animali, ogni lunedì andavo alla riunione dei capogruppo, convocata da Nilde Iotti, presidente della Camera, lei ed io le uniche donne.

A Pescara allora ci riunimmo in una camera in un centinaio di donne, abbandonando la passerella maschile della plenaria, dove non c’era modo di dare rilievo a ciò che ci premeva, nonostante si stesse varando una nuova forza politica istituzionale. La prima riunione eco femminista italiana. Le radici di una rivoluzione necessaria. Le radici di un cambiamento. Cambio di civiltà. Iniziativa Femminista, Resistenza Femminista, etc. Da ieri a oggi una Marea che cresce, anche con Monica Lanfranco naturalmente. L’Italia è piena di gruppi di donne che fanno moltissime cose e che elaborano tante idee. Di teoria ne abbiamo prodotta continuamente, affascinante e coinvolgente. Di Utopia vi ricordo ancora Terradilei di Charlotte Gilman (2015, lavitafelice, Milano), scritta all’inizio del secolo scorso e ancora piena di suggestioni, di pratica ed esperienza in tutti i campi perché le donne sono impegnatissime nel volontariato e curano non solo i loro cari ma anche questa società malata. Per questo il titolo del mio primo libro “Il complesso di Penelope”, a cui Massimo Recalcati fece seguire poco dopo “il complesso di Telemaco” non a caso: curiamo costantemente le ferite che padri e figli procurano alla terra, a noi e a sè stessi.

A Pescara oggi ci hanno invitate Alessandra de Nardis e le amiche di Autrici di Civiltà a Pianeta Terra  e provo a raccontarvi qualcosa di questo bellissimo incontro. In cerchio ho ripreso quello che l’amica giornalista Giusi Di Crescenzo ha sottolineato nell’introduzione: la necessità di connettere le tante realtà e scrivere insieme la nostra utopia, osservatrici di un mondo a rischio che lo cambiano mentre lo descrivono dal loro punto di vista, ricordando come Greta che non c’è più tempo da perdere, 12/15/30 anni forse. Cambiare con la forza delle sciamane delle società indigene che conservano il sapere primordiale e di tutte le donne che ci hanno precedute. Con senso del limite ed etica della responsabilità, tutte insieme e tutte dirigenti con le nostre diverse esperienze, per liberarci dall’andropocentrismo patriarcale illuso di poter continuare a sottomettere e sfruttare donna e natura con tutte le specie degli ecosistemi che sta distruggendo con il suo modello estrattivista, le sue manipolazione genetiche ormai anche su femmine a livello fetale come le due gemelline cinesi.

  Edvige Ricci ci riporta alla concretezza delle nostre pratiche come faranno nel pomeriggio l’erborista Annalisa Cantelmi, che ci spiega in che situazione vergognosa viene lasciata la sua professione in Italia, affascinandosi con il suo sapere e con il cestino fiorito che ha preparato per noi da cui è caduto un solo fiore, il pisello selvatico, e Stefania Sergiampietri, autrice di Contadine D’Abruzzo, che da pensionato ha recuperato ad agriturismo internazionale la bella casa dell’amata nonna. Luciana Percovich invece ci illustra le nostre radici a partire dal paleolitico e neolitico con bellissimi immagini che dimostrano l’armonia tra donne, animali e vegetali nel ciclo naturale scandito dalle 13 lune annuali corrispondenti ai cicli mestruale. Madre Natura, Pachamama, Anima mundi, Alma mater. Incontrollabile e da domare come i cavalli selvaggi addomesticati dai popoli indoeuropei delle steppe e utilizzati per velocizzare gli scambi e ridurre la fatica, ma soprattutto come arma da guerra con cui conquistarono la pacifica Europa. Meccanicismo, orologi che parcellizzano il tempo, scienza e tecnica che promuovono l’industrializzazione e permettono guerre esplorazioni e conquiste coloniali, rapina delle terre e sfruttamento di schiavi e operai. Da qui riparte Daniela Danna, dall’ansia di controllo, potere e dominio che perfeziona la gerarchia maschile e in cui le donne sono la posta in gioco e il denaro diventa un dio. Ci disegna la via della liberazione anche dall’Intelligenza artificiale, le biotecnologie e la robotica. La lettura del contributo di Daniela Degan sulla decrescita, ricordando Rosa Luxemburg, Silvia Federici, Barbara Duden, Antonella Picchio che decostruiscono le teorie economiche e valorizzano il lavoro delle donne di sussistenza e dono, completa il quadro articolato e complesso, ma affascinante per la parte relativa alle proposte, in cui ci riconosciamo tutte, prima emotivamente che razionalmente.

Nel pomeriggio, durante il dibattito, mi viene chiesto di spiegare !F e l’interesse che noto è molto. Siamo quindi all’inizio di una seconda rivoluzione nonviolenta, che prosegue quella suffragista e femminista del secolo scorso? Due guerre mondiali terribili con milioni di morti non sono riuscite a bloccare il processo radicale che oggi noi incarniamo e speriamo sia portato avanti da Greta e dalle quindicenni come lei a cui passiamo il testimone e con cui continueremo a lottare.

 

 

Pubblicato in: Donne, politica,

Commenti:

  • Monica 20 maggio 2019

    Grazie Laura del resoconto; vedremo dopo le elezioni se e quante candidate che si definiscono femministe riusciranno a essere elette. In ogni caso penso che sia necessario continuare a costruire una realtà politica, pur ovviamente dialogando con che nel femminismo pensa sia utile e possibile stare dentro ai partiti, in grado di fornire una visione alternativa e libera fuori dalla rappresentanza tradizionale. L’Italia è in forte ritardo su questo, perchè non c’è nemmeno nel femminismo una visione forte e laica rispetto alla politica delle rappresentanza mainstream. Tuttavia penso sia necessario provare. Temi come la laicità delle istituzioni e la critica al multiculturalismo, la lotta alla mercificazione dei corpi, la formazione permanente contro sessismo e razzismo, l’ecofemminismo come pratica guida di ogni politica sociale devono essere i temi imprescindibili sui quali chiamare donne e uomini a unirsi per costruire l’unica alternativa possibile per dare vita l’unica rivoluzione necessaria.

  • Lorella 22 maggio 2019

    Grazie Laura per il racconto della giornata di Pescara che deve essere stata particolarmente ricca e intensa, da quello che leggo. Donne intelligenti e appassionate che hanno elaborato e stanno elaborando un modello di società alternativo a quello attuale dominato dallo sfruttamento incontrollato della terra, del lavoro, delle persone. E poi !F che vuole portare avanti le istanze femministe nella società e nella politica italiana. Utopie? È anche grazie alle ‘utopie’ e ai sognatori che il mondo si è mosso e ha prodotto cambiamenti.

  • ALESSANDRA DE NARDIS 23 maggio 2019

    Grazie Laura! oltre a segnalare che da oggi sul sito Autrici di Civiltà è disponibile l’audio degli interventi relativi al convegno, volevo scrivere due righe su questa iniziativa. Siamo donne che si sono incontrate grazie a Luciana Percovich per iniziare con lei un percorso di ricerca su le radici del Sacro, quelle radici che sono nei corpi di donna e che affondano nella profondità del tempo; riportarle alla luce potrebbe significare oggi avere una consapevolezza maggiore per trovare come uscire dal vicolo cieco in cui ci ha portato il patriarcato e immaginare finalmente un orizzonte possibile di una diversa civiltà.
    Questa giornata per noi vuole essere la prima di un percorso lungo il quale riflettere su cosa ha rifiutato questa civiltà di ciò che invece era prezioso e vitale e cosa possiamo recuperare oggi. I movimenti eco-femministi e le società matriarcali hanno una radice comune, quei valori fondanti per una civiltà degna di questo nome: il riconoscimento della sacralità e del valore di Madre Terra, la salvaguardia delle risorse e rispetto per tutto ciò che il pianeta offre a tutti noi e poi il riconoscimento di valori come la cura il sostegno, la protezione, la cooperazione, il nutrimento, l’uguaglianza, l’attenzione e risposta ai bisogni, la pacificità”.
    La Terra è Sacra, il Pianeta Terra è Nostra Madre questo concetto andrebbe scritto nella costituzione di ogni nazione mentre si usa spesso il termine patria… lasciando intendere che ognuno di noi abiti solo su un pezzetto di questo Pianeta.
    Spero di riprendere presto il discorso!

    Alessandra de Nardis
    http://www.autricidicivilta.com

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