Utopia, distopia: meglio empatia

postato il 28 Dic 2020
Utopia, distopia: meglio empatia

Ho ricevuto molti libri e riviste in regalo per natale anche perchè la mia ricca biblioteca è rimasta per ora in gran parte a Torino visto che il mio trasloco non è finito. La maggior parte sono scritti da donne e il genere è quello che più si addice a questo periodo pandemico e di catastrofi climatiche: quello distopico, che non solo caratterizza un millemondi Urania, ma che apre anche la rivista Leggendaria, uscita a settembre, alla ripresa dopo le vacanze che ci avevano un po’ aperto la speranza a un declino dei contagi. Dice Giuliana Misserville che le situazioni in cui si ambientano questi romanzi con protagoniste quasi sempre femminili che sono portatrici di forte rinnovamento, mescolano anche previsioni utopiche per individuare “semi di speranza”, come sostiene la Atwood, la cui ancella sta in prima pagina. Le Guin, come Haraway e Tsing, al disordine preferisce la relazione e la collaborazione anche se per lei le donne sono naturalmente anarchiche in una organizzazione sociale come la nostra che le ritiene inferiori e assume come dominante il punto di vista patriarcale come universale.

Herland, l’utopia di Charlotte Perkins Gilman, che risale al 1915, è un mondo di sole donne che si riproduce per partenogenesi e ormai ha dimenticato gli uomini fino a quando tre esploratori non lo scoprono e della distopia che inducono si seguono con ansia le evoluzioni. Ne abbiamo già parlato perchè per me resta uno dei romanzi fondamentali di una scrittrice che ha cercato di liberarsi dalla violenza inflittale dal marito, dal medico e da altri, immaginando questo governo di lei che ci ha ispirate e spinte a immaginare finalmente un altro mondo possibile, governato dalle donne, come ancora lo sono le società matriarcali che esistono in tutti i continenti e le cui origini l’archeologa Maria Gimbutas ha rintracciato e descritto.

A queste cose pensavo ieri ascoltando le molte donne che hanno partecipato all’incontro de il giustomezzo-le contemporanee confrontandosi su nuove infrastrutture da proporre per perseguire la parità, le parlamentari dalla Camera dove si stava approvando un bilancio tutto maschile, in barba di tutte le leggi, i regolamenti, le raccomandazioni italiane ed europee e agli appelli, lettere al Presidente del Consiglio, petizioni, prese di posizione di tante associazioni e femministe che da decenni chiedono di realizzare la parità. E’ pur vero che la Anselmi ha rotto le discriminazioni imperanti dal dopoguerra nonostante l’art.3 e il 51 della costituzione repubblicana, ben trenta anni dopo con la legge 903/77 sulla parità nel lavoro. Ma ora ci stanno svuotando tante conquiste di mezzo secolo, anche sul lavoro, e siamo fanalino di coda in Europa e al 117° posto nella statistica mondiale rispetto al gender gap.

Ieri ho ascoltanto tante proposte sensate ma anche tanta indignazione che condivido totalmente perchè dopo tutte le promesse italiane ed europee ci troviamo con un uso dei parlamenti vergognoso delle lobby, qui nel milleproroghe che ha anche riaperto alle trivellazioni petrolifere in mare e terra e là con la PAC, la politica agricola che ha lascianto tecniche inquinanti e relativi finanziamenti alla faccia della tanto sbandierata svolta green. All’amica Franca Marcomin che mi diceva di segnalare le conquiste commentando il mio post precedente, chiedo che ci sollevi il morale indicandoci cosa hanno ottenuto i verdi, che oggi denunciano la poca credibilità ecologista di questo governo TRIV.

Vogliamo confrontarci direttamente con la Commissione e il PE, questo il senso della lettera che abbiamo inviato alla von der Leyen e ai gruppi parlamentari con noiretedonne e dar vita, con quel movimento halfofit che è nato da una petizione di Alexadra Geese e le tante che hanno capito che non c’è proprio più tempo di chiedere, ad una rete europea di ecofemministe che partendo dai territori e dai nostri corpi inquinati ed ammalati sappia e imponga di curare con empatia sostituendo i profittatori che aspirano a diventare fornitori dello stato con i fondi Next Generation e che badano ai loro interessi. Chi governa e chi non ci rappresenta dovrà farsene una ragione.

Pubblicato in: Ambiente, Donne, Europa, Lavoro, politica, salute,
Commenta

Lascia un commento