via alla rete ecodonna (nel senso di domina)

postato il 15 Mar 2018
via alla rete ecodonna (nel senso di domina)

Elena Massa, in prima fila nella diffusione del nostro libro collettivo che ha fatto adottare anche all’università Federico II di Napoli dal Professor Martone, suggerisce di ridare il valore originario di domina alla parola donna e allargare la cerchia delle ecofemministe che hanno partecipato con le loro testimonianze al libro “l’ecofemminismo in Italia, le radici di una rivoluzione necessaria”. La necessità e il piacere di esserci ritrovate insieme dopo quasi venti anni, ci spinge a concretizzare anche in nostro impegno attivando per ora la rete che ci permetterà di ritrovare i punti luminosi di cui parla Grazia Francescato, riunendoli in una cometa.

E’ stato entusiasmante ritrovare tante amiche in questi quattro giorni di incontri a Roma sull’ecofemminismo. Ecco il link al video della presentazione alla Casa Internazionale delle donne con i sette interventi che siamo riuscite a fare nell’ora a disposizione, fluidi e legati ad uno stesso sentire. Le radici comuni ci hanno dotate di un linguaggio semplice e condiviso e di luoghi contaminati dall’ecologia nei nostri territori dove ancora facciamo politica. Una visione del mondo e del futuro: energie rinnovabili, agricoltura biologica, mobilità sostenibile, conversione ecologica dell’economia, stop a cementificazioni e inquinamento, messa in sicurezza del territorio, nonviolenza. Storia collettiva della genealogia femminista di cui facciamo parte come ha detto Franca. Un nuovo paradigma che ci regalò Alex Langer rovesciando il motto olimpico: da citius, altius, fortius a lento, soave, profondo. 

Anche la nostra esperienza ha cambiato i comportamenti della maggioranza delle donne e di molti uomini: oggi le ragazze giovani sono spesso vegane o vegetariane, attente a differenziare e a produrre pochi rifiuti, riciclano e recuperano,  amano immergersi nella natura per rilassarsi, hanno comportamenti nonviolenti e si vestono con attenzione a non usare pellami. Sono attente alla cura delle relazioni umane. Curiose e creative come Valentina Cavanna che ci ha regalato un libro commovente su Petra Kelly, riportando alla luce una protagonista ecofemminista che ha fondato i Grunen, e diffuso l’ecopacifismo nel mondo.

Il giorno prima l’ho presentato con lei, sempre a questa interessante Fiera dell’editoria delle donne, ed ho riscoperto altri punti che mi legano: ad esempio anche io ho incontrato più volte il Dalai Lama, sono stata a Dharamsala  con una delegazione di parlamentari che avevano presentato e fatto approvare una mozione per ribadire l’autonomia del Tibet dalla Cina, anche io ho una figlia tibetana adottiva. Petra kelly è stata uccisa nel sonno a 46 anni, nel pieno della sua attività,  tre anni dopo la caduta del muro di Berlino, conseguenza anche del suo messaggio antimilitarista, di pace e di speranza. Non si è mai chiarito se si è trattato di un femminicidio/ suicidio da parte del suo compagno, un ex-generale riconvertito al disarmo, ritrovato cadavere con la pistola in mano, oppure se entrambi sono stati uccisi. Nella mia presentazione ho ricordato che tante dopo di lei sono state eliminate.

Mentre scrivo questo post mi arriva la notizia dell’assassinio a Rio de Janeiro di Marielle Franco, consigliera e attivista femminista, che interveniva nelle favelas e a difesa dei diritti delle donne nere. Aveva denunciato la violenza e le aggressioni della polizia, negli ultimi giorni del 41esimo battaglione della polizia militare nella favela di Acari. Ricordo altri omicidi di donne impegnate in denunce contro la violenza del sistema e dei suoi apparati, avvenuti negli ultimi anni: in Honduras l’ecologista india Berta Càceres, premio Godman per l’ambiente, per la lotta in difesa delle popolazioni dell’Amazzonia e delle foreste; la giornalista maltese Daphne Carnana Galizia report che indagava sui Panama papers, al Cairo la manifestante per le vittime della rivoluzione di piazza Tahir Shaima al-Salbagh; in Libia le attiviste per i diritti umani Intissar al Hasaari e la zia e Salwa Bugaighis. Questi alcuni tra i nomi che ci sono arrivati ma chissà quante altre in tutto il mondo che non hanno avuto neppure l’onore dalla cronaca e tantomeno giustizia.

Questa rete, nata sull’entusiasmo degli incontri romani che hanno emozionato tutte noi, nasce anche per ricordarle  e riprendere in mano le loro lotte. La cometa ecodonna è dedicata a tutte le donne che hanno perso la vita per essere state in prima fila a diffondere ecofemminismo ed ecopacifismo e a denunciare soprusi e violenze. Chi vuole iscriverci ce lo faccia sapere. Buon lavoro a tutte noi.

Pubblicato in: Donne,

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