A Torino due giorni di Led World Forum

postato il 15 ott 2015
A Torino due giorni di Led World Forum

Ho partecipato a tanti forum mondiali da parlamentare e conosco quanto dispendio di energie per raggiungere spesso miseri risultati. Quando poi si parte a rivendicare uno sviluppo locale che non mette in discussione dalle fondamenta l’attuale modello di sviluppo,  si nasconde il problema della migrazione in un panel improvvisato nell’ora di pranzo, si prevedono solo uomini nelle plenarie e in molti altri incontri, non si  lascia praticamente spazio al dibattito dal pubblico, la diffidenza è d’obbligo.

Ma questo si svolge a Torino,  a un mesetto dal vertice sul clima di Parigi e da quello sulle migrazioni a Malta, dovrebbe articolare a livello locale l’agenda Post-2015 appena definita, ci dicono che ci sono 2800 delegati da tutto il mondo  e quindi ci sono andata. Sperando negli incontri informali e in interventi che mettano in discussione l’impianto. Mi sono fatta accreditare come Primalepersone visto che non ho da tempo nessun incarico istituzionale e nessuna altra responsabilità associativa. Vi racconto che cosa ho visto e che cosa ne ho tratto.

Intanto mi sono chiesta quanto è costato l’impianto complessivo con le due enormi tensostrutture montate nei cortili del palazzo reale, e ho fatto un pensiero sul risparmio energetico, di emissioni di Co2 e  così via se si fossero fatte delle videoconferenze con gli stessi attori, mettendo poi a disposizione i documenti che ne uscivano ai cittadini e ong o associazioni tematiche nei vari paesi, per arricchimenti e considerazioni. Ma tant’è, il sindaco Fassino ci tiene anche per far conoscere Torino come città cultural-turistica e lo ribadisce più volte nei suoi interventi. Certo che un bel bilancio pubblico dell’iniziativa sarebbe utile per farsi un’idea. Gli sponsors sono parecchi dalla Compagnia S.Paolo, fondazione Crt e Reale Mutua, Onu  e smart cities, Enel, Iren, Smat e Ato3, Amiat e altri. Ad  alcuni di questi sono stati affidati panels che si sovrappongono e spesso duplicano le stesse tematiche, insieme a UNDP, ILO, Caritas, Politecnico, Egea, Torino e To metropolitana, Regione Piemonte, una associazione Bio cities sconosciuta e persino Banca Mondiale e Unesco.

Tutti maschi alla cerimonia di apertura nella plenaria, quasi piena e quindi duemila persone ci sono, la classe politica torinese e piemontese  e nazionale totalmente assente, salvo chi è costretto da un intervento. Ma il ministro dell’agricoltura che doveva intervenire dopo Fassino, ci manda un video. Viene letto un lungo messaggio del Papa che suona interessante con il suo piccolo è bello, piccolo è efficace, la necessità di criteri etici nelle decisioni, la salvaguardia del bene comune. Anche perchè si susseguono una serie di ovvietà e mistificazioni sulla globalizzazione, la sostenibilità che secondo Fassino era una parola sconosciuta vent’anni fa. Forse per lui. I verdi entrano in parlamento, ed io con loro quasi trenta anni fa, nel 1987 e vinciamo subito il referendum contro il nucleare bloccandolo sul nascere in Italia. Lo sviluppo insostenibile, il rapporto del Club di Roma che entra con noi in parlamento è del 1972.  J.Pierre Lombard, segretario generale di UCLG (città e governi locali)  fa notare che manca l’Africa in presidenza e sostiene che bisogna ribadire a voce alta che  la dimensione economica deve essere locale. Scappo prima che finisca per partecipare a Porta Nuova alla manifestazione con i curdi. Pochi, bandiere di Rc e Sinistra anticapitalista oltre a quelle curde.

Il giorno dopo, arrivo presto per seguire la maggior parte dei lavori. La plenaria con Piero Fassino ha di nuovo praticamente tutti maschi, nessun africano perché il sindaco di Odienne, Costa d’avorio, non c’è. Carlo Petrini interviene tra i primi sostenendo il valore della comunità, della biodiversità e dell’economia locale solo se cambia la politica globale in mano a multinazionali, lobby e altafinanza,  denuncia la monocultura e la violenza sulle comunità indigene, vuole le botteghe al posto dei supermercati e dice che bisogna cambiare paradigma. Non è praticamente mai ripreso dagli interventi che seguono,  Marcio Lacerda UCLG richiede istituzioni forti anche a livello locale, poli universitari, infrastrutture, collaborazione con grandi aziende,  il sindaco di Belo Horizonte che ha ridotto il tasso di povertà dal 12% al  5,50% chiede leggi favorevoli a investimenti privati, rispetto risorse naturali, diminuzione della burocrazia per l’agricoltura. Rosa Pavanelli, segretaria generale di Public Service International che rappresenta 20 milioni di lavoratori sociali a livello mondiale, sostiene che la crisi non è stata presa come un’opportunità dai governi per rendere le comunità più inclusive, ricorda il referendum acqua in Italia, l’esempio di Parigi e Barcellona, e la necessità di ripubblicizzare i servizi che sono stati privatizzati, per ridurre diseguaglianze e povertà e garantire accesso acqua, sanità e istruzione. Gli obiettivi del millennio non sono stati raggiunti, dobbiamo diffondere buone prassi alternative a sviluppo aggressivo per il business. importanza del lavoro delle donne che sono assenti nel tavolo dei relatori. Hussein Al-Araj, ministro palestinese del governo locale accenna alla situazione difficile nella sua terra e ricorda che da  15o anni molti comuni hanno sviluppato una grande esperienza nonostante le occupazioni britannica e israeliana ma è difficile in questa situazione mandare avanto progetti, come quello di Betlemme per il turismo senza indipendenza. Michel Roy, segretario generale della Caritas ribadisce la necessità di non lasciare indietro nessuno, progetti in Nicaragua per garantire accesso al cibo, banche dei semi, riciclaggio, PO perché le donne sono attori fondamentali dello sviluppo locale, in Francia negozi sociali, in Nepal ricostruzione difficile dopo due terremoti.

Corro a sentire di questo misterioso patto tra sindaci di città bio. presidente Antonio Ferrentino (quello della Val Susa, notav riconvertito a sitav)  praticamente nessuno dei relatori annunciati e tantomeno il ministro Galletti, un sindaco di un paese provenzale di mille abitanti, il primo totalmente bio, un’esperienza di Santiago di Cuba non molto chiara in fatto di bio, esponenti di Pisa e Roma, assessore al turismo durata due mesi che non ha molto da dire sul Bio…mi pare un bluff e torno in plenaria dove Ilo gestisce un panel sul lavoro dignitoso, anche qui nessuna buona prassi rimarchevole e mi precipito nell’unico spazio che riguarda la Migrazione, gestito sempre da Ilo dove parla Seifallah Lasram, sindaco di Tunisi, fiero della rivoluzione del 2011 ma preoccupato per la grande migrazione interna verso la città che ha governato con fatica. Mi piace la propettiva dei progetti che illustra Monica Zanette, del ICMPD, sede Vienna, che affrontano la “sfida difficile della migrazione” e della cittadinanza da garantire per accogliere diversità positive culturali e di competenze, mantenedo anche i legami con le comunità di origine. Intervengo su un progetto triennale  annunciato che coinvolge 10 città europee e del Nord africa a cui partecipano Torino e Tunisi. Negrotto UNDP e Tayah dell’Ilo raccontano altri progetti interessanti e risultati di ricerche: i migranti sono 200 milioni nel mondo, scopro di una cooperativa di NY che si chiama “SI, se puede” e che coinvolge i lavoratori domestici migranti. Castillo, ministro del lavoro argentino ricorda la grande migrazione italiana  di ieri e quella attuale da Cile, Perù, Paraguay e Bolivia. Necessità di politiche del lavoro per assicurare un lavoro decente, utilità del Mercosur. Confronto interessante, aggiunto all’ultimo ma affollato. come il panel sulla governace locale dell’acqua, stretto nella bellissima sala Principessa Felicita con la gente che deve stare fuori e nessuna possibilità di dibattito perchè c’è solo un’ora. Smat e Ato3 illustrano la gestione pubblica integrata e progetti di cooperazione con Palestina. Fiasconaro, segratario generale di European Public Water Association ricorda che chi controlla l’acqua controlla la città e ribadisce l’utilità della piattaforma per lo scambio delle buone pratiche. Mi perdo il contemporaneo workshop su uguaglianza di genere  e sento di striscio il panel Undp sui partenariati territoriali, sempre contemporaneo ma più vicino.

Me ne torno a casa pensando che forse un po’ di studenti e amministratori locali avrebbero potuto essere presenti, anche un p0′ di amiche torinesi, magari se qualcuno avesse spiegato che bastava accreditarsi per seguire i lavori e avesse reso noto in che consisteva il dibattito. Si fosse premurato di avvertire università  e scuole.Certo, se si fosse garantito un minimo di interventi dal pubblico. Invece un fungo per addetti ai lavori, funzionari, agenzie, aziende e poco più di Torino. Peccato soldi buttati e occasione persa. Qualche contatto nuovo si riesce sempre ad avere ed è il minimo in due giornate.

 

Pubblicato in: Ambiente, Diritti umani, Lavoro
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