Fitoussi e Clark

postato il 3 Mar 2010
Fitoussi e Clark

Nel quadro delle celebrazioni del centenario della nascita di Norberto Bobbio ho avuto occasione di sentire finalmente parlare due studiosi di ecologia, l’uno nel teatro Carignano affollatissimo che non ha potuto contenere tutti e l’altro in un teatro Regio, con molti più posti, praticamente completo.
A dimostrare che c’è fame di conoscenze e informazioni al riguardo, temi che la Rai e Mediaset censurano e i quotidiani trattano solo occasionalmente e superficialmente. Per questo Bonelli ha protratto il suo sciopero della fame per 34 giorni e si è fatto ricoverare in ospedale.
L’economista ecologo Fitoussi che ha appena fatto uscire un libro con il premio Nobel Amartya Sen e con John Stigliz su come misurare la sostenibilità nel mondo, ha centrato il suo intervento su Diseguaglianze e Diritti.
Usando un linguaggio introdotto dai Verdi a Pescara nel primo incontro del 1986 dal titolo “la terra ci è data in prestito dai nostri figli” si è dichiarato mosso dalla preoccupazione di lasciare a figli e nipoti almeno il capitale economico, ambientale e umano che abbiamo ereditato noi.
In realtà la sostenibilità ambientale è di molto peggiorata perchè la forbice tra chi vive nell’opulenza e chi nella precarietà e nella povertà è aumentata a dismisura. Dai dati OCSE che ha citato il reddito di chi sta ai gradini più bassi è diminuito di 7000$ e quello dei più ricchi è aumentato di 55000$. Urgono quindi politiche di compensazione, controlli e regole per il mercato per correggere le diseguaglianze enormi all’interno di ogni paese e tra paesi. Misurare il reddito mediano anzichè quello medio come misura il PIL fa scoprire che le nazioni si impoveriscono (negli ultimi dieci anni gli Usa avrebbero aumentato del 9% il reddito ma in realtà se si calcola quello mediano lo hanno diminuito del 4%). L’UE sta applicando alla Grecia la stessa politica di austerità del FMI e della Banca Mondiale che hanno distrutto l’economia di tanti paesi emergenti soffocati dal debito. A catena il fallimento dei paesi europei così si propagherà.
Clark invece ha detto quanti anni dureranno le riserve dei combustibili fossili: 40 il petrolio, 61,9 il gas, 216 il carbone e sorprendentemente 61 l’uranio. Quindi chi progetta centrali nucleari adesso non avrà più combustili per ammortizzarne l’uso. Ha quindi illustrato alcune progetti che si stanno concretizzando nei campus californiani per rendere lo stile di vita sostenibile grazie all’impiego di sole energie rinnovabili, di reti intelligenti, di autonomia energetica. Peccato che si tratti di piccole realtà in un mondo che non cambia fonti e consumi energetici e si troverà prestissimo senza alternative.

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