Bruxelles/Roma una svolta storica

postato il 3 Dic 2018
Bruxelles/Roma una svolta storica

Devo raccontarvi troppe cose, emozioni, ansie, pensieri e fatti concreti che mi hanno travolta e non lo potrò fare solo oggi perchè la matassa è ancora da sbrogliare tra corpo, affaticato ma con tutti i sensi risvegliati, e mente, troppo investita da incontri vecchi e nuovi, da pensieri che si accavallano, da documenti da interpretare, tradurre e diffondere. Quello che ho chiaro è che la prospettiva da cui guardo è cambiata. Che ho bisogno di verificare e condividere un nuovo punto di vista con chi sono in relazione, non solo chi è stata con me in questo viaggio ma anche quelle e quelli a cui lo sto raccontando che stranamente improvvisamente ritrovo, anche se da anni non erano con me. Come molte amiche coinvolte dall’ultimo libro a cui ho contribuito come testimone (Sessantottine) e che il 5 di questo mese presenteremo al Circolo dei Lettori con una giornalista che ha iniziato a fare politica nei verdi quando era quasi una bambina ed ora che l’ho ritrovata scopro che due dei suoi figli che avevo visto appena nati ora sono in giro per il mondo come universitari. Stamani era al TG3 ad intervistare Tullia Todros, la ginecologa che ha fatto nascere Andrea e ha condotto con noi al consultorio del S.Anna e nel movimento delle donne la pratica del parto naturale. A Roma ritrovo Rosanna Oliva, che con me ha portato avanti il diritto delle madri di dare il cognome ai loro figli, da decenni, purtroppo inutilmente per ora nonostante tre condanne di corti europee ed italiane, una delle tante vergogne del nostro sistema politico maschile. Appena tornata a Torino me la vedo in Tv, intervistata nella trasmissione #Le ragazze: https://twitter.com/RaiTre/status/1068840890616041474?s=08.

A Roma nell’affollatissima riunione alla Casa delle donne, appena arrivata nel primo pomeriggio da Bruxelles con Ilaria Baldini che seguo con affetto da quando mi ha fatto conoscere Rachel Moran, autrice di Stupro a pagamento, ritrovo seduta vicina nell’unica sedia libera che trovo, Anna Di Salvo di Cittá vicine che, con Eliana Rasera, Sara Messina e Sara Catania, Emma Baeri, Graziella Proto de “Le siciliane” e tante altre amiche care, era a Catania all’incontro organizzato per presentare L’ecofemminismo in Italia e da allora ci siamo sempre tenute in contatto.

Al tavolo della presidenza Alessandra Bocchetti, di cui ho parlato sovente e recentemente anche nel libro, una delle femministe che amo di più. C’é anche Marina Terragni, con cui ho cominciato l’avventura dell’ecofemminismo a Bologna in quello storico Madre Provetta che già allora denunciò i rischi delle manipolazioni genetiche , e della fecondazione artificiale a cui ci riporta Elvia Franco di Diotima, con noi da allora, con l’intervento che ho condiviso nel mio precedente post “segnali da non sottovalutare”, e con il suo commento. Con Marina il rapporto per me è difficile, spesso mi trovo in disaccordo con le sue aggressività improvvisate come l’ultima contro il sindaco di Riace Lucano, ma in quella sala concordo con lei rispetto alla necessità di contrastare l’utero in affitto e la prostituzione. Come concordo con i contenuti dell’ultimo Sottosopra e gli interventi di Muraro, presente anch’essa con Lia Cigarini ed altre della Libreria delle donne di Milano. Nel mio primo libro ” Il complesso di Penelope”, testimonianza della mia vita politica e privata totalmente connesse come sempre, ho chiarito come teoria e pratica della differenza mi abbiano dato tanto ma abbiano contemporaneamente tolto al movimento delle donne in Italia, dai tempi della lotta per il divorzio e l’aborto, l’autorevolezza alla politica istituzionale conquistata dalle nostre costituenti, con il diktat obbligatorio all’estraneità alla politica seconda, perchè maschile.

Capite che affastellarsi di relazioni, di storie, di percorsi che si intrecciano e si dividono, di prospettive che si incontrano mi sta coinvolgendo? E nel frattempo, perchè io sono curiosa come il titolo della rivista curata negli anni settanta da Vicky Franzinetti, mia compagna nei gruppi della salute femministi, nelle lotte per l’aborto e in mille altri momenti vincenti come il congresso di Rimini di Lotta Continua, voglio sapere cosa è successo nel congresso dei Verdi, unico partito che ho fondato e a cui sono stata iscritta fino a dieci anni fa, quando fui per la seconda volta fatta fuori dai dirigenti maschi, con la complicità di alcune donne autorevoli, allora da Pecoraro e Cento e prima da Rutelli ed Edo Rochi con Mattioli e Scalia che non avevano digerito la mia elezione a presidente di un direttivo di sole donne del gruppo parlamentare. Voglio sapere cosa è successo nell’incontro di DeMagistris che mi aveva invitata a Napoli in occasione del primo congresso di DemA, coincidente con la prima bella assemblea di Potere al popolo, a cui avevo fatto un salto e apprezzato l’entusiasmo di tanti giovani e la presidenza femminile. Così ho praticamente finito questo lungo elenco di nodi riannodati perchè non ho nessuna intenzione di dirvi quello che ho saputo di queste tre forze politiche, i cui incontri non ho capito quale novità reale propongano in questa disastrata politica italiana. Così per ora vi allego in calce solo la traduzione italiana, fatta da Roberta Gasparetti, del comunicato delle amiche svedesi, conosciute come tante altre grazie allo straordinario intuito politico della mia amica del cuore Monica Lanfranco con cui lavoro in piena sintonia da quasi venti anni, sull’incontro di Bruxelles, dove sotto il nostro residence i gilet gialli hanno incendiato una macchina della polizia e deviato i bus che ci servivano, incontro dove é nata la rete femminista europea che mi ha entusiasmato e convinta alla nuova prospettiva. Monica è la vera protagonista.

Eccolo.

“Il 30 novembre, diverse organizzazioni femministe si sono incontrate a Bruxelles e hanno fatto nascere FUN Europe, acronimo per Feminists United Network Europe, con la tagline “Europa needs Feminism,” L’Europa ha bisogno di Femminismo. Ne fanno parte femministe di organizzazioni non governative e partiti politici femministi provenienti da diversi paesi europei. I paesi rappresentati sono al momento Svezia, Danimarca, Germania, Romania, Polonia, Spagna e Italia. L’obbiettivo del network è offrirsi supporto reciproco partecipando ad azioni congiunte e formare una piattaforma politica comune per le prossime elezioni europee. Feminist Initiatiive della Svezia è stata scelta come coordinatrice.
La Segretaria del Partito svedese Feminist Initiative Gudrun Schyman ha detto :” In Europa ci stiamo organizzando come reti femministe in un network, così potremo operare rapidamente e in molteplici forme, stiamo portando a un livello superiore la collaborazione femminista internazionale. In tempo record ci siamo costituite in questo network e abbiamo già concordato una serie di azioni concrete che verranno intraprese. La prima è aver concordato di sviluppare una piattaforma politica femminista in comune per le prossime elezioni Europee a cui potranno unirsi tutte le femministe di tutti i paesi Europei”.

Liv Dali di Feminist Initiative Danimarca ha dichiarato “oggi abbiamo scritto un pezzo di storia. Abbiamo creato Feminist United Network Europa. Il femminismo non conosce confini, e insieme uniremo le nostre forze e svilupperemo l’Agenda Femminista Europea!”.

#EuropeNeedsFeminism
#Siamorealiste

Pubblicato in: Donne, politica,

Commenti:

  • cecilia 3 dicembre 2018

    Sono felice dell’entusiasmo che si dilaga da questo tuo post. Mi scalda e rinfranca e rompe i limiti, neri e bigotti, di questo colpo di coda del più vecchio e retrogrado maschilismo al quale, sbigottita, ma non stupita, assisto. Sbigottita: perché mai mi sarei aspettata che tante lotte, tante conquiste, non avessero inciso, in modo perpetuo nella storia, un punto dal quale fosse impossibile tornare indietro. Non stupita: per il mio stesso percorso di vita, sono consapevole che non esistono vittorie assolute e perpetue, ma solo quotidiano impegno perché, quelle stesse vittorie, rimangano ora dopo ora, giorno dopo giorno, reali, vive e pulsanti. Sono sempre più convinta che ora, come non mai, sia il tempo di una maggior forza nell’affermazione che saranno le donne a salvare la vita, il pianeta, il clima.

  • Elvia 3 dicembre 2018

    Anch’io, come scrive Cecilia, sono stata presa dall’entusiamo di Laura e, dirlo per dirlo , mi viene laicamente in mente il versetto del Cantico che dice: “Non so: l’anima mia ha fatto di me dei carri d’Aminadabh…” Questa la travolgenza, politicissima, di Laura. E questa , per me che non sono politica, ma filosofa, questa energia calda e intelligente, è ciò che ognuna di noi dovrebbe lasciar scaturire da sè. L’ analisi intellettuale è necessaria, ma niente affatto sufficiente. La mente sola non muove. La mente sola è orfana di eros. E, mentre da sfoggio di sé, lascia le cose come stanno.
    Infine la piattaforma comune delle donne europee per le elezioni europee è quanto di meglio ci si possa aspettare.
    Io faccio la mia parte rileggendo , con il mio sguardo di donna, anche severo, se è il caso, (oppure serio e divertito!Ma ) la storia della filosofia…sono arrivata ad Agostino.

  • Marco 3 dicembre 2018

    Come mai non c’e’ la Francia?

  • Franca 3 dicembre 2018

    Con quale metodo si pensa di costruire la piattaforma? aderiscono solo assoiciaioni o anche gruppi o anche singole individue? Cosa significa aderire? Facciamo una riunione a Torino?

  • Elvia 3 dicembre 2018

    Non basta organizzarsi. È necessario. Non è sufficiente. Bisogna allargare gli schemi concettuali. Far entrare aria nuova. Altrimenti si rischia di fare guerra di trincea, e stare in spazi ridotti attente a vincere qualche metro di terra più in là, e riguadagnarlo quando lo si perde. Questa è la struttura della lotta di derivazione maschile. Ciò che stimola al cambiamento è l’orizzonte di senso, è li che la vita lievita, come lievitava l’embrione nel grembo. Non fuori, nelle intemperie. Questa che scrivo per me è una metafora politica, una spinta all’agire pieno.

  • Laura 4 dicembre 2018

    Bello, Laura, che si cerchi l’apertura al confronto e alla collaborazione con altri Paesi. Non solo perché ci sono le elezioni europee, ma perché noi italiane abbiamo bisogno di una robusta boccata di ossigeno, per non lasciarci soffocare dal gas della repressione e della violenza razzista, negazionista, ignorante e smemorata che sta uccidendo il nostro paese, e buona parte del mondo, Europa compresa. L’esperimento femminista, che oggi poche giovani concepiscono, può aiutare a toglierci dalle sabbie mobili dell’immobilismo della nostra politica al maschile, e aiutarci a riportare al centro dell’attenzione le libertà delle persone e la capacità di rigenerarci, noi e anche le risorse violate della terra, le popolazioni in fuga e le escluse della società che pensa solo ai soldi.
    Continua a raccontarci !

  • Rosangela Pesenti 4 dicembre 2018

    Ti leggo sempre, con piacere e stima.
    Ero a Roma

  • Monica 4 dicembre 2018

    La contemporaneità di due eventi organizzati da tempo non mi ha permesso di partecipare agli appuntamenti di FI e a Roma, ma mi convince molto l’ipotesi di una piattaforma europea femminista che abbia anche come obiettivo, dove possibile, esperienze politiche di rappresentanza. Andare oltre le appartenenze partitiche in un orizzonte di femminismo laico, ecologista e nonviolento mi pare un banco di prova indispensabile. Non sarà facile, soprattutto in Italia, dove sono molteplici le difficoltà anche dentro al movimento delle donne, ma provarci, anche a partire da piccoli centri dove fare laboratori e prove di aggregazione e programmi locali mi sembra una buona strada e un percorso da provare anche in vista delle elezioni di maggio 2019.

  • Elvia 5 dicembre 2018

    L’orizzonte laico, ecologista, non violento , di cui dice Monica, a cui riferirci nel progettare una piattaforma di a, b, c, d per le europee mi pare pieno di insidie. Perché laicità, ecologia, non violenza possono assumere le più disparate rappresentazioni , quindi saltano fuori i soliti conflitti fra personalità di donne con la risultante dei soliti rapporti di forza che saltano fuori. Numeri che vincono, non idee condivise con convinzione. Certo che noi guardiamo a questo, ma viene fuori quello. O no? No! Non per fare la consiglia-donne ( che tristezza!) , ma a me pare che una piattaforma si potrebbe costruire mettendo in comune i bisogni, le soluzioni e i desideri che emergono e si impongono nei piccoli gruppi che hanno pratiche certe e riconoscibili. ( Riguardo ciò è appena uscito un libro PAROLE E GESTI DI CURA che testimonia delle pratiche di psichiatria basagliana al Centro di salute mentale di Udine Sud che è a 2 passi da casa mia. Il libro è scritto da 2 psichiatre e 2 operatrici della psichiatria. Quello che è scritto li dovrebbe affacciarsi fuori e innervare il pensiero politico. Farsi piattaforma!)
    Un’ impresa non facile quella dei piccoli gruppi, ma suddividendo il lavoro per regione o città o gruppi di città potrebbe venir fuori qualcosa di certo. ( La risultante dei piccoli gruppi sarebbe simile a una condensazione concettuale, per cui per avere il concetto di sedia, parlo alla mano senza manierismi di scuola, bisogna aver visto 150 sedie…)
    E poi non bisogna mai dimenticare ciò che in Sottosopra dice Lia Cigarini, cioè che bisogna inventare un pensiero che scardini i vecchi schemi concettuali e gli ancor più vecchi e obsoleti principi ordinatori (neoliberismo, tecnocapitalismo, scientismo, informatizzazione delle menti, il concetto di natura come l’infinitamente manipolabile, ecc…) E ineludibile fare questo.

  • rossana garau 5 dicembre 2018

    ah,laura,leggere i tuoi riannodamenti… non mi basta una volta; i nomi delle Altre poi mi risuonano dentro da farmi battere forte il cuore.Sì, proprio così, quando la politica siamo davvero Noi. Grazie

  • Elena 10 dicembre 2018

    anche se l’Inghilterra (dove vivo) in questo momento no sa dov’e’, forse farne parte sarebbe un modo per concentrarci sui non confini, e sicuramente aiuterebbe in questo momento di disgregazione

Commenta

Lascia un commento