Il fai e disfa del sistema politico italiano

postato il 17 Set 2010

Vale anche per le forze politiche quello che vale per ciascuno di noi:esistere, essere credibili, avere capacità di relazionarsi, di governare processi, di comunicare e contrattare è possibile se si possiede un’identità chiara e comprensibile immediatamente in modo simbolico, quindi incomsciamente prima che razionalmente.
Quando i verdi sono nati più di venti anni fa in Europa sono stati capaci di trasmettere subito la novità delle loro proposte e la loro ragione fondante è stata compresa da donne, da giovani, da exsessantottini e da intellettuali. Subito dopo le grandi lotte contro il nucleare e l’inquinamento (quella dell’Acna dalla Val bormida è diventata contrattazione diretta con il governo grazie a continue manifestazioni partecipatissime in piazza Montecitorio quando si discutevano le mozioni che presentavamo al riguardo), anche cittadini ed operai, sindacalisti e partiti della sinista che ci erano contro, hanno dovuto fare i conti con l’esplosione dell’arcipelago verde e il suo radicamento nei territori e nelle istituzioni a tutti i livelli.
Ora, al di fuori del nostro paese, il movimento politico ecologista si è arricchito di tutti i temi politici ed ha fatto un salto di qualità che gli ha permesso di presentarsi come l’unica forza capace di gettare le basi per un futuro compatibile.
In Italia siamo in una situazione politica drammatica dove, nel vuoto lasciato anche dai Verdi, nascono forze politiche che non hanno legami nè europei nè tantomeno mondiali e che non riescono a darsi un’identità chiara. Penso a leader come Di Pietro, Vendola e Grillo, ma anche Rutelli piuttosto che Lombardo, che hanno cavalcato lo scontento dando vita a formazioni , a volte di un crescente rilievo elettorale, che hanno però il sapore della protesta più che della capacità di proporre un altro mondo possibile.
La stessa Lega di Bossi non si raccorda con altri movimenti autonomisti e federalisti in Europa e nel mondo e si sta rimangiando la sua ragione fondante passando dal federalismo ad un razzismo difensivo che in epoca di globalizzazione risulta pericoloso e anche ridicolo. Luca Ricolfi nel suo articolo di fondo su “La stampa” di una settimana fa, venerdì 10 settembre, si rispondeva alla domanda “ma la Lega è ancora federalista” dopo l’opposizione all’eliminazione delle provincie, ai vincoli del patto di stabilità richiesto dai sindaci del Nord e il sostegno ai tagli uguali per Regioni, Provincie e Comuni che fossero virtuosi o no, sosteneva che lo è solo per propaganda, per un aumento di poltrone a tutti i livelli dell’amministrazione ma che non difende un processo di riforma a cui tanti hanno creduto.
Anche l’dentità del PD oggi, dopo l’uscita di buona parte dei cattolici e la formalizzazione della corrente di minoranza Veltroni che contrasta la proposta ulivista del suo segretario, appare sempre più confusa.Come succede al nascente partito della nazione di Casini che vede una spaccatura da parte dei siciliani, sensibili alla campagna acquisti di Berlusconi.
Fai e disfa che sembra sempre più finalizzato ovunque a giochi di potere perchè manca una chiarezza e una coerenza identitaria che danno alla politica dignità.
C’è quindi una necessità improrogabile nel nostro paese di una grande formazione che ridia prospettive alla politica nell’affrontare concretamente i grandi temi della globalizzazione.
Sono un pò stanca di seguire su facebook polemiche che dividono più che unire i vari spezzoni del movimento ecologista oggi e credo che sia urgente partire con la proposta di una casa comune da subito, senza altri indugi. I Verdi europei, parlamentari o no, dovrebbero proprio darci una mano come è stato fatto in Spagna dove la casa comune è ormai una realtà. Ho aderito al GCT perchè è stato il primo ad avanzare questa proposta più di un anno fa e i temporeggiamenti la stanno ormai logorando. In primavera nella mia città voteremo probabilmente per Comune, Regione e politiche contemporaneamente e per questo in Piemonte il processo è più avanzato. Ma ovunque pesa su questo processo la scarsissima partecipazione di donne, giovani e meno giovani, che spesso si muovono ormai separatamente da tutti i partiti perchè non trovano un ambiente capace di permettere loro di esprimersi e di contare, tantopiù dopo la vergognosa compravendita di corpi per posti governativi e parlamentari indotta dal modello berlusconiano e denunciata ultimamente dalla parlamentare Angela Napoli.
Non vorrei che anche questa nuova casa comune ecologista in Italia, a differenza che altrove dove le donne hanno ruoli fondamentali di leadership, nascesse al maschile, e di conseguenza destinata a non durare e a non proiettarsi sul futuro e nel mondo.

Pubblicato in: Ambiente, Donne, politica,
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