La socialdemocrazia scende e i Verdi salgono in Europa

postato il 1 Ott 2009
La socialdemocrazia scende e i Verdi salgono in Europa

Dopo le elezioni in Germania dove l’SPD ha preso una batosta storica, politici e commentatori si affannano ad analizzare come mai, a differenza che negli Stati Uniti e nel mondo, in Europa la crisi finanziaria ed economica favorisca le destre che stanno conquistando o conquisteranno i governi in quasi tutti i paesi. Dopo Francia, Italia e Germania infatti, anche in Inghilterra e Spagna è ormai probabile la sconfitta di Brown e Zapatero. Dopo aver tenuto con grande difficoltà e senza maggioranza certa in Portogallo ed essersi affermata in Islanda e Norvegia, pare che solo in Grecia la sinistra riuscirà a vincere.
Non conosco bene le sinistre di questi ultimi paesi, ma credo che per la loro storia e la loro collocazione geopolitica si tratti di partiti molto diversi dalle socialdemocrazie europee che hanno governato dopo l’unificazione monetaria dell’Europa, quando 11 governi sui 15 erano socialisti. I vecchi partiti socialdemocratici, con tutti i loro vizi di litigiosità e clientele, con l’incapacità che hanno avuto di prevedere e fronteggiare la crisi, con il loro continuo scivolamento verso contenuti neoliberali, con la loro mancanza di immaginare prospettive future più giuste e meno violente, credo che non abbiano più futuro. La loro crisi è irreversibile. Credo anche che la caduta del muro di Berlino e del socialismo reale si faccia sentire nei voti adesso, quando ormai vanno a votare nuove generazioni che non hanno conosciuto quella fase e per i quali il socialismo come il comunismo appartengono a due secoli lontani, a un paradigma che non esiste più da tempo.
La crisi finanziaria avrebbe dovuto aprire anche la crisi del neoliberismo, di un capitalismo avido ed egoista, e delle forze politiche che lo sorreggono anche a costo di indebitare talmente lo stato da rischiare la bancarotta. Un liberismo economico e politico capace solo di pretendere profitti per reggere la competitività delle economie emergenti e di invadere con una politica onnivora la società. Ma la regolazione pubblica del mercato e dell’economia iniziata da Obama ora rischia di arenarsi appena la crisi rallenta e la sua riforma sanitaria sta portando la destra a toni terribili, di minaccia alla sua stessa vita. Intanto banche e assicurazioni tentano di riassestare il loro potere negli stessi termini che hanno creato la crisi, approfittando della mancanza di rehgole che G8 e G20 non colmano.
Quali forze politiche sono oggi in grado di contrastare in Europa il blocco neoliberista? Di costruire prospettive di vita, di lavoro, di pari opportunità a tutti, nativi e migranti, giovani, donne e espulsi dal mercato del lavoro?
Gli ottimi risultati degli ecologisti nelle ultime elezioni europee e in Germania fanno pensare che questa sia la forza emergente, quella in cui le nuove generazioni credono, quella che sa dare risposte credibili e innovative ai grandi problemi del pianeta e della società umana, compre quelli quotidiani.
L’affermazione delle sinistre estreme mi pare che raccolga invece più nostalgici e meno innovatori, e soprattutto si tratta in genere di un insieme eterogeneo sempre a rischio di fratture

E’ paradossare che in questo quadro i Verdi italiani abbiano scelto di sparire dal Parlamento italiano con una alleanza arcobaleno e da quello europeo con sinistra e libertà.
Ed è ancora più paradossale che l’attuale dirigenza dopo le due batoste sia già entrata, prima del congresso, nell’organismo direttivo di SeL.
Spero che la nuova ondata di orgoglio ecologista rappresentata dalla seconda mozione al congresso, quella Boato, e da un movimento che si sta aggregando nel paese trovi la forza di affermarsi in tempo per le prossime elezioni regionali.

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