Potere e Nonviolenza: discussioni di donne e non solo

postato il 8 set 2014
Potere e Nonviolenza: discussioni di donne e non solo

Ho passato gli ultimi due weekend a discutere tra donne e, a Caranzano, anche uomini che su questo lavorano, compreso un ispettore di polizia, di potere e di violenza. Differenze ma progettualità comune.

Mi ha fatto un gran bene ritrovare l’intesa dopo le amarezze della mia esperienza in Tsipras che devo ancora elaborare. Dopo che anche quello che avevo proposto dal punto di vista di una femminista che  pratica la politica con uno sguardo diverso. Quello maturato in dieci anni di consigliera di parità in provincia  e di Commissione per le pari opportunità presso la presidenza del Consiglio, la prima con Tina Anselmi, che saluto con grande affetto e ringrazio anche per tutto il lavoro fatto da Ministra, leggi, PD2, parità sul lavoro. Di lei e delle nostre madri costituenti ho scritto con rispetto. E vorrei che non le dimenticassimo. A differenza di quello che dice Oria io ho una genealogia di donne vincenti che mi ha preceduta.

Ma erano altri tempi quelli della prima repubblica che ricordo con un po’ di nostalgia rispetto a quelli odierni della terza repubblica strisciante e della terza guerra mondiale a episodi.

Parlare di politica per cambiare il mondo oggi diventa sempre più difficile, come  confrontarsi sui desideri e sulle pratiche di chi ogni giorno si impegna a farlo. Ma poi  per magia si riapre la speranza e riaccende la passione.

Sempre più spesso ritorna di questi tempi la domanda: ha un senso impegnarsi nelle istituzioni o in un partito, dove la nostra voce autonoma trova raramente un po’ di spazio? Non è meglio fare le formichine, ritessere la tela strappata dalla violenza, recuperare chi ha ferite e chi le ha inferte come si fa nei centri antiviolenza e di ascolto, come ha fatto BeFree a Ponte Galeria, uno dei Cie più terribili, quello delle bocche cucite?

“L’inespugnabilità del potere maschile” si analizza a Bolsena, insieme alla difficoltà di “confliggere con le altre donne”, quelle che, consciamente o inconsciamente lo reggono.

Suggerisco in ogni situazione di chiedersi chi tira i fili del gioco per capire di più del contesto politico o sociale in cui operiamo. Sono nonviolenta e non mi piace parlare di lotta e di battaglie, e nemmeno i conflitti mi piacciono, anche se li dobbiamo per forza attraversare. Ma non amo aprirne se non quando è indispensabile per riportare trasparenza e un po’ di giustizia. Per smascherare i giochi di potere nascosti. Per poter riprendere la danza della vita, le relazioni affettive, sociali e politiche che si intrecciano. Con la responsabilità individuale che è il metro della misura.Con le relazioni di sorellanza che amo.

Monica a Caranzano dice che il male della nostra società è che non dà valore al quotidiano, le istituzioni non ne tengono conto e la politica tanto meno. La  responsabilità individuale quotidiana entra invece sempre in gioco. Anche nei clan maschili, anche nel branco che stupra. Alberto Zaratti, portavoce con lei al Genoa Social  Forum, quello della macelleria ordinata da Berlusconi, presidiata da Fini e fatta praticare da DeGennaro, racconta dell’ottimo rapporto con la Digos ( e del poco felice con gli antagonisti) nell’occupazione dello spazio del colorificio per trasformarlo in orti urbani e propone il No relazionale, il No con la proposta di una diversa qualità di vita e di relazioni. Qualcuna dirà che comunque è più difficile dire Si e assumersene la responsabilità.

Giancarla Codrignani ci incita a guardare avanti, senza perdere la memoria ma attente a ciò che emerge di nuovo in questo “multiverso” anzichè universo, in questo mondo che cambia rapidamente. Paola Lanzon, che presiede da un pò di anni il consiglio comunale di Imola,  sostiene che la politica è l’ arte di provare a cambiare le situazione a partire dal contesto in cui ci si trova. Etica del principio e quella della responsabilità, non mi piace essere sconfitta, dice. Grande immaturità politica del movimento femminista in Italia, usciamo dal generico. Dobbiamo fare lobby positiva,utile al cambiamento sennò ci limitiamo alla testimonianza quotidiana. Desiderare e osare l impossibile , trovare il nesso tra il quotidiano e quello che vogliamo.

Paola, Cristina Obber ed io decidiamo a margine, in una passeggiata mattutina tra le vigne, di preparare una proposta per le città metropolitane, discusse tutte da sindaci maschi. Come le Regioni che manderanno solo senatori maschi a Roma. Bisogna sempre misurarsi in modo autonomo con i giochi di potere maschile, tanto più quelli che cambiano una costituzione scritta anche da donne uscite dalla resistenza al nazifascismo .

Ci proveremo anche questa volta. Grazie amiche mie.

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