Siamo coscienti della nostra forza

postato il 29 Nov 2016
Siamo coscienti della nostra forza

Una esperta di comunicazione di cui non ricordo il nome, che proponeva di dividere il tavolo dei media in tre (pubblicità, media e fiction), mi ha confermato il mio dubbio che il governo sia intervenuto a stoppare subito la notizia sul corteo di più di duecentomila donne di “non una di meno”. L’ho denunciato nel mio intervento al tavolo della educazione alla differenza evitando di colpevolizzare direttamente il governo perché so che ci sono amiche che interloquiscono con le due ministre di Renzi, Boschi per le PO e Giannini dell’istruzione, che sarebbero le prime da educare alla differenza, visto il ruolo che ricoprono e visto come lavorano, totalmente subordinate senza neanche un guizzo di autonomia. E senza coinvolgere e far partecipare le donne che dovrebbero essere le loro prime interlocutrici.

Silenzio assoluto poi sui tavoli del giorno dopo, dove si erano iscritte in 1500, e almeno mille effettive c’erano a discutere con passione tutta la giornata: la plenaria strapiena sembrava una delle assemblee degli anni ’70. Mi chiedo quale forza politica o sindacale sia in grado oggi di portare in piazza questa forza. Ho partecipato anche al corteo del No il pomeriggio e purtroppo numeri e forza non potevano competere. Il Comitato nazionale per il No non ha promosso nessuna manifestazione di piazza e non ha aderito a questa. Il comitato per il Si è Renzi che imperversa ovunque e pochi altri, in genere pochissimo autorevoli. Autrice della riforma, la Boschi, compresa. Eppure ho sentito anche domenica femministe inaspettate dire che voteranno Si per paura. di un Salvini che è pure sconfessato da Bossi. Ma perché non abbiamo discusso insieme di cosa significa questa riforma in modo da farci un’opinione di quale guadagno c’è per noi, e per tutti quelli discriminati e immiseriti, ridotti al silenzio dall’ottusità e dall’arroganza del potere, a votare No come farò io o a votare Si come l’amica che avevo al fianco o fare come altre che non andranno a votare?

Perché non abbiamo rappresentanti credibili nelle istituzioni che portino avanti la nostra cultura di rispetto delle differenze? Perché le formazioni politiche che sembrano il meno peggio non vedono nessuna di noi a guidarle? L’amica Barbara stamani si dà una spiegazione del silenzio dei media che posso usare anche per rispondere a queste altre domande se lei non mi contesta: noi ci poniamo fuori dal sistema e questo è il motivo.

Fuori dalla politica perché lo stato moderno ci ha escluse e le rivoluzioni a cui abbiamo partecipato ci hanno tradite e quindi, come recitava uno striscione, la rivoluzione o sarà femminista o non sarà, slogan anche ripreso da Podemos e da PlanB. Ma come pensiamo di portarla avanti questa rivoluzione femminista? Disinteressandoci di come vengono usati i soldi delle tasse che paghiamo e di chi mandare nelle istituzioni a fare scelte come quelle sulla scuola, sulla sanità, sull’ambiente, sul welfare che questo governo, che sostiene di essere di sinistra fa, esattamente come uno di destra?Noi avevamo bisogno della riforma della Costituzione che ci impone torturandoci da mesi e fermando tutti i lavori in Parlamento? Eppure ho lavorato con donne che hanno riflettuto su quale riforma sarebbe piaciuta a noi, ma poi ogni discussione si è fermata ogni proposta è stata cancellato e ora subiamo passivamente questa imposizione.

Io chiedo di far valere fino in fondo la nostra forza, quella collettiva e quella individuale, nella società ad immaginare come ci piacerebbe organizzata e a praticare concretamente l’alternativa e nella politica per pretendere che faccia i conti con noi.  Smettiamo di mettere pezze ad un mondo governato da uomini e dalla loro violenza ed arroganza. Oggi molti maschi sono con noi e non basta un Piano nazionale contro la violenza per far valere la nostra forza. Occorre un piano per governare i processi sociali e politici,  per governare le città e il paese.

Un tavolo trasversale a tutti gli altri deve affrontare questa prospettiva perché oggi, come si dice, i tempi sono maturi e non possiamo più delegare né a uomini né a donne subordinate perché altrimenti le differenze tra chi ci governa in nome della finanza e dei business, più o meno puliti, sono sempre meno rilevanti per noi. E fuori dal sistema, fuori dalle istituzioni, fuori dalla politica, rimangiandoci la costituzione delle nostre madri, rinunciando a votare, saremo comunque molto funzionali e calpestabili.

il mio intervento ai tavoli del 27 novembre 2016

 

Pubblicato in: Donne, politica,
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