La strage nel campus: terribile metafora di un mondo violento

postato il 17 Apr 2007
La strage nel campus: terribile metafora di un mondo violento

Oggi tutti dobbiamo fermarci e riflettere verso dove stiamo andando. La strage di universitari ad opera di un ventenne avvenuta ieri in Virginia ci fa scontrare con la visione globale di una società umana senza speranza, così intrisa di violenza da autodistruggersi per mano dei suoi figli. Non solo i kamikaze islamici. Non solo l’alto numero di suicidi di adolescenti come la tredicenne che non ha saputo sopravvivere ad uno stupro del vicino di casa o il quindicenne di Torino, deriso dai suoi compagni e vittima del rancore tra i genitori. Non solo le cifre impressionanti di violenze sulle donne in tutto il mondo e in famiglia. Non solo i morti della criminalità organizzata. Sembra che l’istinto di morte si stia impadronendo dei più giovani e che la vita non abbia più valore per molti di loro. Non si fermano alla rapina della pensione del disabile i due ragazzi che hanno contribuito a ridurlo in fin di vita per 500 euro.
Oggi negli USA si dibatte sul “diritto” costituzionale alle armi ed Edward Kennedy continua la sua battaglia per porre almeno dei limiti. Una delle lobby più forti con a capo l’attore Charlton Heston, la National Rifle Association, risiede proprio in Virginia.
Ma questa svalutazione della vita e l’aumento impressionante del tasso di violenza che si registra negli ultimi anni ha una data precisa: l’11 Settembre con l’attacco alle torri gemelle e la reazione del governo Bush con le guerre in Afghanistan e in Iraq. La seconda violenta intifada, il muro di Israele e il Libano sono venuti poi. Come il diffondersi degli attacchi suicidi, le decapitazioni, le distruzioni di città con armi al fosforo bianco, laser, microonde. Le minacce nucleari di Iran e Nord Corea.
L’11 settembre abbiamo detto in tanti: nulla sarà più come prima. Adesso è ora di farsi carico fino in fondo del fatto che la società umana è malata come il pianeta che la ospita. Pacifismo e non violenza? Ecologia? Femminismo e pari opportunità, diritti o doveri? O qualcosa di più basilare come rieducare al rispetto di se e degli altri, alla curiosità di ciò che è diverso, alla passione per cambiare ciò che non ci piace, al senso della collettività e delle interrelazioni che ci legano tutti i viventi tra noi e con la terra che ci ospita, alla speranza che domani sia meglio di oggi e valga la pena vivere proprio per poter contribuire a far si che sia vero.

Pubblicato in: Esteri,
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