Quali politiche per l’Europa? Una lezione di Rosy Braidotti

postato il 27 Apr 2009
Quali politiche per l’Europa? Una lezione di Rosy Braidotti

Nel quadro dei numerosi dibattiti avvenuti durante Biennale Democrazia, l’iniziativa voluta da Gustavo Zagrebesky per rispondere al “bisogno diffuso di partecipazione e confronto” al processo democratico, ho trovato molto interessante la lezione di una “cyberfemminista” come la Braidotti, introdotta da Luisa Passerini, entrambe con radici nel pensiero strutturalista e con un’esperienza mai rinnegata di femminismo.
Infatti la lezione dal titolo “Per una cittadinanza flessibile” portava una forte critica all’eurocentrismo proprio partendo dal pensiero femminista, dall’esperienza diretta e non rappresentativa di democrazia che ha rappresentato con la pratica del piccolo gruppo, del partire da sè e dalla propria storia personale, per rompere quella antinomia rigida tra pubblico e privato che è sempre stata comoda agli uomini nei confronti delle donne e a chi governa nei confronti degli oppressi.

Provo a riassumere gli assi attorno a cui è ruotata la relazione:

Cittadinanze molteplici e identità in movimento caratterizzano la nostra fase storica di superamento del soggetto e del pensiero unico. Una prova dei modelli dinamici che si stanno affermando e che significano la crisi sono tutti i post: capitalismo, comunismo, fenminismo,colonialismo,nazionalismo etc che tentano di definire questa fase in cui si allentano i legami organizzativi, etnici, nazionali e di cittadinanza.
Si afferma un’appartenenza su assi storici e geografici molteplici (Deleuze e Gattari) che concretamente modificano la nostra identità. Si viaggia, si lavora e si vive in luoghi diversi, si comunica con internet con tutto il mondo e in tempo reale recuperiamo storie passate o lontane che fanno ormai parte di noi, di questa moltitudine in movimento. Le migrazioni di massa e la scomparsa di nazioni dopo il crollo del muro di Berlino ha determinato una mobilità strutturale di fronte a cui avanza come risposta difensiva l’eurocentrismo per mancanza d iimmaginazione sociale transnazionale, eurocentrismo che tradisce l’idea dei padri dell’europa che volevano il superamento delle nazioni e l’abbattimento delle frontiere.

La proposta concreta è quella di una cittadinanza che non sia solo più legata all’essere nati in quel luogo ma una struttura giuridica dell’Europa che ne faccia uno spazio aperto e democratico dove sia possibile essre cittadini anche dello starto in cui si lavora, in modo flessibile, non più legato all’identità di nscita che rimane ma a cui si aggiunge quella reale di vita.

Significa semplicemente tradurre il nomadismo della nostra epoca in un progetto pratico e funzionale all’orizzonte più complesso che si profila, che preveda diritti politici, sanitari e di istruzione provvisori e flessibili

Nel frattempo è necessario mappare lo scambio biogenetico senza scrupoli indotto dallo sviluppo rapace che sposta donne per prostituzione, clendesatini per lavori precari, neri, sottopagati, animali e materiale genetico il cui commercio pone implicazioni etico-morali che di fronte ai profitti giganteschi non hanno finora posto nessun freno reale.

I candidati alle europee potrebbero essere interrogati insieme ai loro partiti su come si pongono rispetto a questi problemi e su quali soluzioni concrete prospettano

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