Ecofem/#governodilei

postato il 16 Feb 2020
Ecofem/#governodilei

Sono tornata in Italia da poco. Quindici giorni di mar delle Andamane che ci siamo concessi utilizzando uno scambio per sottrarci al tormentone di Sanremo, delle elezioni in Emilia Romagna e Calabria e dall’inquinamento altissimo di Torino, città dall’aria più inquinata d’Europa. Non a caso ragazze e ragazzi di FfF, su indicazioni di Greta che è stata qui in occasione dell’ultimo sciopero, si terrà nella mia città l’incontro internazionale previsto questa estate. In Thailandia, terra bellissima e incontaminata quando la visitai la prima volta quarant’anni fa, facendomi a piedi il triangolo dell’oppio e ridiscendendo il Mekong, ho finalmente visto il sud, ho navigato fino a Phi Phi island e all’arcipelago nella Phang Nga Bay, di cui fa parte l’isoletta ribattezzata James Bond Island dopo il film che è stato girato lì. Terra accogliente, meta di turismo sessuale (italiani in prima fila) compreso quello dei pedofili, ha lasciato spazio al modello ben poco sostenibile che abbiamo esportato. In Kerala invece, terra d’acqua in cui resiste la matrilinearità, gli occidentali che vanno a rilassarsi devono adeguarsi al rispetto del territorio e alle tradizioni degli abitanti. E’ stata una sfida vinta con le aritmie che mi hanno colta ad ottobre. Non voglio rassegnarmi alla vecchiaia. Con qualche senso di colpa rispetto alle coraggiose amiche impegnate sul fronte elettorale ho deciso con molti dubbi e un pò di paura di partire. Amiche e amici che ho sostenuto come potevo: ormai sono passati i tempi in cui ero in prima fila, ma ricordo bene fatica e soddisfazioni nel conquistare voti sul progetto di cui sei testimone, nel condividere aspirazioni e speranze, nel conoscere tanti ed essere aiutata da chi la pensa come te, indipendentemente dalle appartenenze. Ricordi bellissimi. Come quelli dei viaggi che mi hanno fatta nomade. Che mi hanno regalato, con i miei figli, le mie amicizie e gli amori, questa vita piena che mi permette la serenità attuale. E la soddisfazione di seguire coerenza e capacità di chi non si sottrae alla responsabilità e si butta con tutto l’entusiasmo e le energie che le consente la sua giovane età e la già ricca esperienza politica, in un progetto costruito da protagonista, portandolo al successo e contenendo l’arroganza del capitano: Coraggiosa appunto. L’ho seguita Elly da quando al PE disegnava la riforma del regolamento di Dublino, fallita purtroppo per l’egoismo degli stati nazionali e sovranisti, l’ho sostenuta nel suo tentativo, fallito anch’esso, di fare una lista ecologista e di sinistra che contrastasse egoismo e arroganza, anche di capi e capetti. Ho apprezzato la sua coerenza che le ha fatto rifiutare compromessi e decidere di non candidarsi. Per lavorare dal giorno dopo e vincere finalmente in Emilia Romagna, dove ora è vicepresidente. Una sfida ancora più dura, lì e per le prossime elezioni.

Una sfida altrettanto dura quella giocata a Torino e a Finale Ligure per affermare il principio di precauzione rispetto alle sperimentazioni sul 5G cui siamo sottoposti senza sapere nulla. Romeo, che grazie alla sua volontà di non accettare come destino la sua malattia professionale conseguente alle onde elettromagnetiche del suo strumento di lavoro, il cellulare, si è fatto riconoscere dalla magistratura il danno e ha raccontato i rischi a cui è stato sottoposto con i suoi colleghi, senza conoscerli ed essere messo in guardia dalla compagnia di telecomunicazioni per cui lavorava. Il lavoro di ricerca di Fiorella Belpoggi, invitata a Finale da Claralidia Settimo, di cui ho parlato in un post di gennaio e che ha portato a un primo confronto con l’amministrazione tre giorni fa a cui non ho potuto partecipare, perché ero in partenza per Bergamo.

Dunque Milano con la bella riunione indetta da Ilaria su #governo di lei insieme alle amiche di If Spagna e ieri Bergamo, grazie a Legambiente e le associazioni femministe promotrici sull’ecofemminismo. Due occasioni preziose per fare un confronto approfondito su cosa stiamo facendo in questa fase di confine, che prevede sconfitte e vittorie ma non guerre care amiche, fase che stiamo seguendo con attenzione anche in Europa e nel pianeta. Non a caso la bella locandina dell’evento porta il titolo l’ecofemminismo e il mondo e, come sottotitolo, quello suggerito da Monica Lanfranco che sarà la formatrice della seconda lezione tra quindici giorni: perchè lottando per l’ambiente non si può fare a meno del femminismo. Una alleanza inedita in Italia quella che patrocina Legambiente insieme alle associazioni, a cominciare da Politeia e da Pia Locatelli, politica con cui ho condiviso tante lotte e a cui mi lega una amicizia profonda. L’animatrice/ideatrice, Lidia Campagnano, insieme a Pia e a Politeia, che aveva il compito di accogliermi e guidarmi nella prima lezione, hanno istruito il dibattito, preparato sollecitazioni e domande e la circolarità si è attuata da subito, suscitando grande interesse e partecipazione. La sala era stapiena, molte giovani e anche un ragazzo, alcune aggiuntasi all’ultimo per cui le sedie non bastavano e i cuscini hanno creato un secondo cerchio sul pavimento.

Ringrazio veramente tutte e tutti, anche chi ha patrocinato, e invito le amiche di Bergamo a commentare e ad aggiungere le considerazioni costruite insieme che consegnamo alle prossime lezioni ma anche a voi tutte che ci seguite, provvisoriamente anche qui, dove trovate il link alla mia lezione. Invito però tutte quelle che sono protagoniste di questo processo di partecipazione ad una fase cruciale per noi, la nostra e le altre speci e madre terra che ci ospita a consigliarci con che metodo proseguire il confronto. Vi confesso che comincio ad avvertire una insofferenza acuta per il metodo Whatsapp, forse perchè sono stata inserita in troppi gruppi che ormai seguo a malapena. I forum di discussione che ho promosso, o a cui ho partecipato, non hanno mai raccolto grandi adesioni, come i googlegroup, forse perché tutte e tutti siamo sovraccarichi di informazioni, e ciascuna di noi ha più di un luogo dove confrontarsi di presenza o in modo virtuale. l’ecofemminismo non conosce confini e costruisce ponti, abbatte muri, mette insieme luoghi, persone, esperienze e lotte. Inventa linguaggi aperti e non in contrapposizione ma di confronto. Lente, profonde, soavi. Attente, ad occhi aperti e a sostenerci vicendevolmente. A riscoprire le nostre radici. ad avvicinare le generazioni e i sessi, a abbassare il tasso insopportabile di violenza ed odio, a condividere la sostenibile emozione e bellezza che la vita ci regala. A rispettare chi ci accoglie, dal grembo materno alle braccia di un padre che sa amare, all’ecosistema che attraversiamo.

Pubblicato in: Ambiente, Donne,
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