La giustizia è donna ma in Italia?
postato il 15 Lug 2023
è una mattina afosa di sabato e provo a seguire un noioso dibattito sulla giustizia tra politici, magistrati e avvocati, coordinato dal giornalista Pancani a Coffee Break su La 7. L’indignazione sale visto che ancora una volta non c’è cura neppure più di invitare qualche donna a portare un punto di vista di metà dell’umanità. E ovviamente il discorso scivola solo sul potere delle varie figure, dal presidente delle camere penali, al viceministro che difende la riforma Nordio, al rappresentante dell’associazione magistrati, ai pubblici ministeri e a Mastella che rappresenta i sindaci pur avendo ricoperto tempo fa il ruolo di Ministro Si parla tra addetti al lavoro che difendono il loro potere, polemizzando come il solito tra maschi, risultando ben poco comprensibili a chi ascolta e vorrebbe che la riforma fosse finalizzata a ridurre i tempi assurdi dei processi. Lo stesso conduttore è obbligato a ricordarlo ma mi chiedo, come mai non c’è nessuna donna che ha considerato utile invitare?
Eppure non credo che sia casuale se il simbolo della giustizia continua ad essere una donna che tiene in equilibrio i due piatti della bilancia da sempre, dai tempi di Nemesi e della dea Dike e tutta la mitologia greca, nonostante per millenni siano stati solo uomini ad amministrarla, come d’altra parte tutti i tipi di governo che si sono succeduti in tutto il mondo da quando si è affermato il modello patriarcale di società.
Ci sarebbe tantissimo da raccontare se si assume il punto di vista femminile della storia e da proporre se l’esperienza quotidiana delle donne indirizzasse le riforme che vengono proposte, e mai attuate a favore degli utenti. Invece continuiamo a lasciare a maschi il nostro destino e peggioriamo ogni giorno la nostra vita, a partire da relazioni violente che siamo costrette a subire e a ingiustizie continue.
Il femminismo della differenza ha posto da mezzo secolo la questione della liberazione delle donne da questo potere patriarcale che ci sta portando nel baratro ponendo la proposta di essere estranee, come diceva Virginia Woolf con Le tre ghinee, alla società che dirigono gli uomini che ci chiedono di esserne complici. Se in altri luoghi e in altri tempi molte nostre madri simboliche sono riuscite a contrastare in questo modo il potere maschile, non piegandosi al ruolo di ancelle e rischiando la vita per questo, un nome per tutte Olympe de Gouges che finì ghigliottinata da quel Robespierre, rivoluzionario per sé e i suoi, in Italia perché siamo ridotte così? E cosa possiamo fare per rovesciare la situazione e disertare, noi e uomini alleati, questo patriarcato violento?
Cos’è prioritario per noi e che giustizia vogliamo?
Vorrei chiedere alle tante amiche che ci seguono, e non hanno facilmente diritto di parola pubblica, di concentrare la nostra attenzione su questo quesito prioritario e urgente. Lo chiedo in particolare alla segretaria del Pd che abbiamo sostenuto con convinzione, alle donne degli altri partiti di opposizione che stimiamo e alle donne impegnate in vari ruoli decisionali. Seguiamo con attenzione sia NRD che UDI entrambe avviate nel dopoguerra da una grande amica, Marisa Rodano, con cui ho avuto la fortuna di lavorare da sempre nelle istituzioni e nel movimento, e le tante associazioni che si relazionano con noi ecofemministe.
Stiamo mettendo a punto un corso gratuito per giovani di entrambi i sessi che troveranno un mondo difficile e con cui vogliamo condividere la nostra esperienza a partire da decalogo che abbiamo diffuso nella campagna per le politiche e su cui vogliamo chieder un confronto a chi si candiderà per le prossime europee.
Ma noi, donne impegnate nel movimenti e nelle nostre associazioni che pressioni stiamo facendo e quando recentemente abbiamo vinto?
Commenti:
-
Ottime considerazioni. Si sempre uomini chiamano, anche a parlare di questione femminile