Parlamento, partiti e media

postato il 18 Gen 2022
Parlamento, partiti e media

– le prossime elezioni per il Quirinale –

Tutti a parlare di Berlusconi e Sgarbi che gli raccatta voti e poi oggi annuncia che non si va avanti. I talk show abbandonano il Covid e vanno a ricercare le battute e i ricordi di 25 anni venduti come antipolitica ben prima dei 5 Stelle. Prima tutti a riportare i video della destra al completo nella villa di Roma ad abbracciarlo. E subito dopo Toti avanza incertezze e Salvini dice di lavorare ad un piano B  e di considerare Draghi inamovibile in questa fase. Oggi anche Fratelli d’Italia sostiene di avere una rosa di nomi. Silvio si era preso una settimana per sciogliere la riserva ma gliela hanno sciolta loro il giorno dopo.

Il Pd, zitto e mosca e tutte le elette con le bocche cucite di fronte alle sollecitazioni che da varie parti e in varie forme emergono da femministe e Case delle donne, artiste, giornaliste e intellettuali perché sarebbe ora che si candidi una donna.

Conte che l’aveva lanciata per primo questa sollecitazione non ha trovato molti appoggi né dentro la sua forza politica, che è pur sempre quella di maggioranza relativa, né tra gli altri capopartito o corrente. Oggi rifà un nome: Segre, non spendibile perché lei stessa ha spiegato che lo impedisce la sua età avanzata.

Intanto Fico si impegna a fare in modo che tutti i mille e nove votanti possano esercitare il loro diritto in piena sicurezza anticovid e, magari, senza che i voti siano riconoscibili da chi glieli ha imposti. Per assicurare il libero mandato e liberarli da vincoli che non sono accettabili costituzionalmente ma praticati continuamente da partiti e gruppi parlamentari tanto che ormai, tra voti di fiducia, DPCM e tempi che non permettono il confronto in aula i Parlamento è stato completamente svuotato.

Ormai tutti i provvedimenti sono proposti dal governo e il potere legislativo non appartiene praticamente più al Parlamento. Le proposte di legge che si trascinano dall’inizio della legislatura non trovano mai la loro conclusione. Faccio un solo esempio a cui tengo molto anche perché è una mia iniziativa legislativa che risale agli anni 80 ed è il primo punto del nostro manifesto ecofemminista (lo potete trovare pubblicato qui): la legge sul cognome materno. Più di 50mila firme a sostegno, approvata alla Camera, continuamente rimandata nonostante le condanne della Consulta e l’ultima espressione del vicepresidente Amato che considera l’attuale situazione retaggio patriarcale da correggere.

Questa occasione della elezione del Capo dello Stato è quindi un rito particolarmente significativo che può ridare finalmente potere e visibilità al Parlamento.

L’ultima eletta due giorni fa a Roma, Cecilia d’Elia, ha visto solo l’11% di elettori recarsi all’urna mentre l’89% si è astenuto. Anche questo fatto la dice lunga su quanto ormai si consideri il Parlamento utile a risolvere i gravi problemi da cui siamo travolti.

A votare il Presidente si aggiungono i 58 grandi elettori che provengono dalle Regioni, votati nei Consigli. Solo 6 sono donne alla faccia delle Pari Opportunità. D’altronde le recenti elezioni locali come ricordate hanno eletto più di mille sindaci e non so quanti consiglieri maschi. Pochissime donne quindi hanno votato nei consigli regionali i rappresentanti da mandare a Roma. Non oso pensare alla situazione del prossimo Parlamento, dimezzato dalla riforma costituzionale e votato molto probabilmente con l’attuale legge che la destra ha già dichiarato di non voler cambiare nonostante tutti avessero giurato che si sarebbe tornato al proporzionale.

Molto probabilmente rimarrà quindi l’attuale Rosatellum, che ha sostituito il Porcellum, come lo ha definito il suo stesso proponente Calderoli, senza lasciare certo più margini di democrazia per la scelta di chi dovrebbe rappresentarci.

E’ quindi molto importante che emergano anche dalla società civile, e in particolare dalle donne, indicazioni per il Capo dello Stato che dovrà garantire il rispetto della Costituzione. E magari un sistema più democratico di quello attuale. Fateci conoscere i dibattiti e le iniziative in corso. Oggi vi segnalo un interessante articolo di Marilù Mastrogiovanni che segnala come il re è nudo anche in UE dove le tre cariche più importanti sono nelle mani di Lagarde, Von der Leyen e Metsola.

Commenti:

  • antonella rapari 22 Gennaio 2022

    Continuo a chiedermi perchè le donne, italiane in particolare, non vogliono assumersi la responsabilità di un soggetto politico! Eppure la storia dovrebbe averci insegnato che delegare ai partiti istituzionali, quindi facenti parte si un sistema indiscutibilmente patriarcale, non potrà mai farci arrivare alla parità di diritti , che dovrebbe essere la base di una politica degna di questo nome. Tutti i diritti acquisiti fanno parte delle conquiste di piazza che inevitabilmente hanno prodotto dei cambiamenti politici. Oggi le piazze vere rimangono vuote a favore dell’illusoria piazza virtuale, che non ha nessun potere. In un paese in cui il welfare poggia sul senso di accudimento di cui siamo regine indiscusse, dove inventiamo una parola per descrivere la morte per mano di chi le sta vicino, di una donna ogni settantadue ore, dove essendo relegate ad un quotidiano dal quale non possiamo sottrarci, non riusciamo nemmeno ad avere la visione di ciò che potremo cambiare, ecco è proprio in un paese così abbiamo il dovere di provarci.

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